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Tossina botulinica: effetto naturale, impatto emotivo

Tossina botulinica: effetto naturale, impatto emotivo


Ultima modifica Lun 16/02/2026 | Redazione Tuame

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Nella medicina estetica contemporanea si parla sempre meno di cancellare il tempo dal viso e sempre più di accompagnare il viso nel tempo che passa. Un aspetto che può incidere anche sulla percezione di sé. È in questa prospettiva che la tossina botulinica, uno dei trattamenti più richiesti, sta vivendo una rilettura più matura: non solo come strumento per attenuare le rughe del terzo superiore del viso, ma anche come “ritocchino” che potrebbe influire sulla percezione di sé e, in alcuni casi, sul benessere emotivo.

«Noi proiettiamo il nostro stato d’essere attraverso il viso» spiega il dottor Dario Palazzolo, chirurgo plastico a Palermo. «E lo specchio, in qualche modo, ci rimanda quell’immagine, condizionando il modo in cui ci sentiamo».

Il viso come specchio emotivo


La zona della fronte e dello sguardo è particolarmente coinvolta nell’espressione delle emozioni. Un volto con fronte costantemente corrugata, sopracciglia serrate e sguardo contratto possono essere percepiti come espressione di tensione, stanchezza o severità (anche quando interiormente non ci si riconosce in quell’immagine).

La neuromodulazione con tossina botulinica, se eseguita con dosaggi corretti e tecniche mirate, permette di distendere selettivamente i muscoli mimici, senza annullare l’espressività. Il risultato non è un volto “immobile”, ma uno sguardo più aperto e rilassato, può contribuire a rendere l’immagine percepita più coerente con il proprio sentire.

«Anche in momenti di particolare affaticamento o di umore basso» racconta il dottor Palazzolo «vedersi allo specchio con un aspetto riposato e fresco può agire come una sorta di ricarica. Può sembrare una metafora un po’ forzata, ma la tossina botulinica può essere percepita come una sorta di “ricarica emotiva”, come se fosse un power bank capace di restituire energia e fiducia».

Tossina botulinica: un farmaco, prima ancora che un trattamento estetico


Quando si parla di tossina botulinica è utile ricordarne le origini mediche. Prima di entrare stabilmente nella pratica della medicina estetica, questo farmaco è stato utilizzato - e lo è tuttora - in diversi ambiti terapeutici, in particolare in neurologia, per il trattamento della ipercontrazione muscolare.

«La tossina botulinica non nasce per l’estetica» sottolinea il dottor Palazzolo. «È un farmaco a tutti gli effetti, utilizzato da decenni in molte branche della medicina». Ancora oggi viene impiegata, ad esempio, per il trattamento dell’emicrania cronica e di alcune condizioni neuromuscolari.

In medicina estetica, il suo ruolo è quello di modulare l’attività muscolare, non di bloccarla. È proprio questa capacità che consente di ottenere risultati naturali e personalizzati, nel rispetto dell’espressività individuale.

Naturalezza, prevenzione e accompagnamento nell’invecchiamento


A differenza di qualche anno fa, le tecniche attuali di neuromodulazione permettono un approccio sempre più delicato. L’obiettivo non è negare il passare del tempo, ma invecchiare bene, contribuendo a limitare l’accentuarsi di alcune contrazioni muscolari che, con gli anni, possono irrigidire i tratti e appesantire l’espressione.

Un concetto che il dottor Palazzolo conosce anche per esperienza personale. Racconta di essersi sottoposto lui stesso al trattamento, senza accorgersi di cambiamenti eclatanti nel quotidiano. Solo osservando fotografie scattate a distanza di anni ha potuto cogliere la reale differenza: un volto che, pur cambiando nel tempo, manteneva un aspetto disteso e coerente.

«Non si tratta di non invecchiare» precisa «ma di accompagnare l’invecchiamento con consapevolezza e prevenzione».

Quando lo sguardo cambia, cambia anche la percezione di sé


L’effetto più interessante della tossina botulinica, forse, non è immediatamente misurabile in millimetri di ruga attenuata. È piuttosto legato alla percezione di sé. Un volto meno contratto può essere associato a una maggiore serenità in alcuni soggetti, in una riduzione della sensazione di stanchezza e in un approccio più positivo alla propria immagine.

La medicina estetica, in questo senso, non sostituisce percorsi di tipo psicologico o terapeutico, ma può rappresentare per alcune persone un supporto complementare, aiutando la persona a riconoscersi nello specchio con maggiore armonia.

«È bello vedere la gente che sta bene. E, talvolta, quel benessere passa anche da uno sguardo più disteso» conclude il dottor Palazzolo.

 
In collaborazione con Alessandra Montelli.

 


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