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Pelle compatta e luminosa: peeling bifasico e biostimolazione per risultati certi

Pelle compatta e luminosa: peeling bifasico e biostimolazione per risultati certi


Ultima modifica Lun 02/02/2026 | Redazione Tuame

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Negli ultimi tempi i peeling chimici stanno tornando in auge, rispondendo alle nuove esigenze di un pubblico sempre più informato sui trattamenti di medicina estetica. Un pubblico che è anche più consapevole dei risultati che desidera ottenere. Uno su tutti: pelle luminosa e compatta. Ne parliamo con il dottor Attilio Buccomino, medico estetico.

«Oggi possiamo parlare senza dubbio di una nuova era dei peeling, poiché abbiamo a disposizione formulazioni che ci permettono di lavorare sulla qualità della pelle in modo efficace, ma con un livello di sicurezza e tollerabilità impensabile fino a qualche anno fa». Un esempio? «Il TCA: l’acido tricloroacetico che da acido “temuto” è diventato una molecola molto ben tollerata».

Un peeling che funziona ed è confortevole per la pelle


«Vent’anni fa il TCA faceva paura», racconta il medico. «Era associato a frost importante (uno sbiancamento temporaneo a cui seguiva desquamazione ndr) e a croste evidenti. Inoltre, se non gestito con grande attenzione, l’acido tricloroacetico poteva esporre al rischio di cicatrici. Per questo veniva utilizzato poco e con molta cautela».

Il problema, però, non era tanto il TCA in sé, quanto la modalità con cui era utilizzato.  Oggi il suo impiego è radicalmente cambiato in quanto è stato reso più tollerabile e confortevole. «Il merito è della tecnologia bifasica che avvolge la molecola dell’acido tricloroacetico, rendendola meno aggressiva per la pelle, pur mantenendone l’efficacia esfoliante.

Cosa succede davvero alla pelle: oltre la semplice esfoliazione

Uno degli equivoci più comuni sui peeling è considerarli semplicemente trattamenti che tolgono lo strato superficiale della pelle. In realtà, ci sono peeling che svolgono funzioni molto più articolate, stimolando per esempio l’attività dei fibroblasti, le cellule preposte alla produzione di collagene e di elastina. In questo modo si ottiene il doppio effetto di una pelle più luminosa (data dal turnover cellulare) e più compatta (data dall’azione stimolante della matrice extracellulare).

Un peeling che funziona sia su pelli giovani che mature


Il peeling bifasico è indicato su un ampio spettro di pelli, ma con risposte differenti.
  • Sulle pelli giovani migliora texture, luminosità e uniformità, svolgendo anche una funzione preventiva.
  • Sulle pelli mature, spesso povere di collagene e di acido ialuronico, l’effetto è particolarmente evidente.
«Paradossalmente - osserva il dottor Buccomino - su una pelle matura spesso si ottengono risultati più visibili. Il motivo? Si tratta di una pelle spenta, disidratata, segnata dal tempo o dal sole: esfoliando e riequilibrando il film idrolipidico, la pelle risponde molto bene».

Il trattamento con peeling bifasico è utile anche come coadiuvante su discromie, incarnato grigiastro (tipico, ad esempio, delle pelli dei fumatore), microrugosità e perdita di elasticità.

I tempi: risultati e possibilità di eseguirlo anche in estate


Uno dei punti di forza del peeling bifasico è la tempistica dei risultati:
  • l’effetto glow è immediato,
  • il miglioramento di tono ed elasticità si consolida dopo 2–3 sedute, distanziate di circa 15–20 giorni l’una dall’altra.
«Ottimo anche il confort durante la seduta: il pizzicore è minimo rispetto ai peeling di una volta. E soprattutto non c’è più il problema della stagionalità: non è, infatti, un fotosensibilizzante, quindi, lo si può utilizzare tutto l’anno, associato naturalmente a corretta protezione solare». 

Questo rende il trattamento compatibile con la vita sociale e lavorativa, un aspetto oggi imprescindibile.

Un trattamento trasversale adatto a vari target


Il peeling bifasico è molto apprezzato anche dagli uomini, in virtù del fatto che non ha tempi di recupero. Per gli sportivi, poi, diventa un supporto estetico che può correggere l’eventuale invecchiamento precoce conseguente all’intensità dell’allenamento. «Lo sport, eseguito in modo molto intenso e frequente, aumenta lo stress ossidativo, che depaupera la pelle della matrice extracellulare fatta di collagene ed elastina, rendendo il viso scavato. In caso di sport all’aria aperta, poi, si aggiunge l’esposizione solare che accelera il photoaging anche sulle pelli più giovani.

Quando il peeling non basta: il ruolo dell’idrossiapatite di calcio


In alcuni casi, di visi molto svuotati, migliorare la qualità cutanea non è sufficiente. «Se la struttura interna è carente, occorre lavorare anche in profondità: ce ne si accorge dal fatto che la pelle è poco elastica e tende ai cedimenti» spiega il medico. 

«In questi casi si interviene con un la biostimolazione rigenerativa, un trattamento a base di idrossiapatite di calcio, una sostanza naturale presente nelle ossa e nei denti che ha la funzione di stimolare la produzione di collagene. Il trattamento si esegue tramite microcannula o iniezioni diffuse su tutto il volto e secondo diluizioni differenti in base al risultato che si vuole ottenere, cioè più modellante (sui volumi) o stimolante (sulla qualità della pelle).

La biostimolazione rigenerativa può essere eseguita anche sulle mani, sul collo e sul décolleté, tutti punti in cui ottiene risultati di restituzione di tono ed elasticità

In questo contesto, il peeling diventa propedeutica alla biostimolazione: il primo lavora sulla superficie, il trattamento idrossiapatite di calcio diluito, invece, restituisce compattezza a una zona rovinata dal tempo o, in alcuni casi, dallo sport intenso. Che sia il volto, le mani, il collo o il décolleté: ogni area del corpo può tornare a splendere».

 

 


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