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Transizione di genere: il ruolo della medicina estetica

Transizione di genere: il ruolo della medicina estetica


Mar 22/11/2022 | Dott. Maurizio Benci

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Non solo chirurgia plastica: anche la medicina estetica offre una grande chance per chi decide di cambiare genere. Ne parliamo con il dottor Maurizio Benci, dermatologo.

Ogni anno in Italia vengono effettuati circa 60 interventi di cambio sesso (fonte: SICPRE, Società Italiana Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica). La transizione fisica da maschio a femmina e viceversa, è un percorso individuale che si compone di tappe ben precise, tra cui una di carattere legale.

  • La prima tappa riguarda la diagnosi di disforia di genere, cioè la condizione psicologica, vissuta con forte disagio, di non appartenere al genere assegnato alla nascita. Di solito, la diagnosi viene effettuata da psichiatri o da psicoterapeuti, che hanno il compito di evidenziare, appunto, una reale incongruenza tra il genere in cui si identifica il soggetto e  quello di nascita.

  • La seconda tappa del percorso di transizione prevede la somministrazione di una terapia ormonale che apra la strada al cambiamento dei caratteri sessuali secondari. Questa fase può culminare nell’intervento chirurgico definitivo, che rappresenta il terzo e ultimo passo del cambiamento di sesso. 


Tuttavia, la cosiddetta fase ormonale può restare tale per tutta la vita o, in alcuni casi, avere un altro epilogo. Ed è proprio in questa fase cruciale che entra in gioco la medicina estetica, rivelandosi in tutte le sue potenzialità.

Qual è il ruolo della medicina estetica nella transizione di genere?


Molto importante, più di quanto si immagini. A differenza della chirurgia plastica, la medicina estetica dà risultati reversibili. Ma è proprio questa sua peculiarità a renderla una risorsa preziosa in un percorso di transizione, soprattutto nella fase ormonale, quando il soggetto comincia a vedere le prime trasformazioni esercitate dalla terapia. Si tratta di una fase delicatissima, progressiva, ma che non ha una durata prestabilita. Intanto gli ormoni piano piano apportano dei cambiamenti al corpo, ma non ancora al viso. Ecco che i trattamenti di medicina estetica supportano la persona ad immaginarsi nella sua prossima identità. Anzi, possiamo affermare che filler e tossina botulinica aiutano concretamente a vedere come sarà il nuovo volto, una volta femminilizzato o mascolinizzato definitivamente.

I trattamenti di medicina estetica hanno effetti reversibili…


Il valore della medicina estetica è proprio questo, ancor più se la contestualizziamo all’interno di una transizione di genere, che al 90% è fatta di scelte dolorose e vissuti complessi. La transitorietà dei risultati in medicina estetica si lega in modo ottimale alla transitorietà della fase ormonale. Mi spiego meglio: questa fase, intermedia, può essere definita “autodiagnostica”. Ciò vuol dire che la persona, sotto stimolazione ormonale, si renderà conto dei primi cambiamenti del proprio corpo, e potrebbe decidere di continuare il percorso o anche di tornare indietro. 

Gli interventi di femminilizzazione o mascolinizzazione del volto forniscono un elemento in più per compiere la scelta, ma con la consapevolezza che non c’è nulla di definitivo. Ciò è molto importante dal punto di vista psicologico, perché permette alla persona di decidere in modo più sereno. 

Quindi, i trattamenti di medicina estetica permettono di vedere allo specchio come potrebbe essere il volto, una volta compiuta la transizione.


Esattamente, proprio così. E ciò consente di accettarsi o, al contrario, di non riconoscersi nella futura potenziale identità.

Come si interviene su una persona che sta compiendo un passaggio di genere?


Ipotizziamo di avere di fronte un soggetto che da maschio vuol diventare femmina. Si osserva il suo volto, e poi si ascoltano i suoi desideri, cercando di comprendere le richieste “psicologiche”. È importante, per esempio, capire il contesto del paziente, a che punto è nel suo percorso, se desidera una femminilizzazione spiccata o più soft.

Come si effettua la femminilizzazione del volto maschile?


Dopo l’analisi del volto e l’ascolto del paziente, si procede con l’utilizzo di tecniche iniettive che servono a modificare le aree che differiscono maggiormente tra i due sessi.

Qualche idea delle zone di intervento?


Per femminilizzare un volto di solito si interviene sulla fronte, sugli zigomi, sulla mascella, sul mento e sulla bocca. In particolare:

- Fronte: si cerca di renderla più bombata diminuendo la prominenza dell’arcata orbitaria. Si interviene iniettando in profondità filler di acido ialuronico ad alto peso molecolare allo scopo di creare una curvatura il più possibile simile a quella femminile.

- Zigomi: l’obiettivo è creare rotondità e pienezza con filler riempitivi e volumizzanti di acido ialuronico. 

- Guance: con i filler a base di idrossiapatite di calcio si possono ingentilire, modificandone la forma.

- Mascella: è il tratto somatico per eccellenza che caratterizza un volto maschile, poiché è più larga e quadrata rispetto al volto femminile. La responsabilità è di un muscolo molto forte, chiamato massetere: per addolcire la linea della mascella si può usare la tossina botulinica, un farmaco che ha la funzione di allentare la forza muscolare, contribuendo così a rendere la mascella più triangolare. Va specificato che il terzo inferiore del viso è una zona off label, cioè “fuori indicazione” della tossina botulinica, ma che beneficia di una vasta letteratura. È importante, pertanto, che tale trattamento sia effettuato da medici con grande competenza ed esperienza.

- Mento: da quadrato va reso più conico, per renderlo più vicino ai tratti femminili. Molto efficaci sono i filler a base di idrossiapatite di calcio che, iniettati in profondità, danno struttura e una forma più a punta.

- Labbra: si aumenta il volume e modifica la forma con filler di acido ialuronico volumizzanti.

Si può intervenire anche sull’aspetto della pelle?


Certo, con i trattamenti di medicina estetica si può modificare la consistenza della pelle che nei maschi può essere interessata da seborrea e pori dilatati. Grazie a microdosi di tossina botulinica si possono restringere i pori dilatati e ridurre l’ipersecrezione sebacea.

In sintesi, con i trattamenti di medicina estetica il soggetto può piacersi o meno, e pertanto può decidere se è pronto per una transizione definitiva.

Dopo l’intervento di cambio sesso ci si deve sottoporre lo stesso ai trattamenti di medicina estetica?


Una volta effettuata l’operazione sul corpo, si può intervenire sul viso con la chirurgia plastica che dà risultati definitivi (ad esempio sulle ossa della mascella). Ma alcuni trattamenti di medicina estetica saranno comunque dei preziosi alleati perché migliorano la qualità della pelle. È il caso per esempio dell’idrossiapatite di calcio, una sostanza naturale che stimola la produzione di collagene, migliorando la compattezza dei tessuti a mano a mano che lo si ripete. Ciò comporta il vantaggio di ridurre le sedute del trattamento perché la pelle, “rafforzata” da nuovo collagene, risponde sempre meglio e appare più tonica e luminosa. 

 
In collaborazione con Alessandra Montelli.

 

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Benci Maurizio

Autore

Dermatologia,Medicina estetica

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Piombino (LI)


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