Ritocco del ritocco: aumentano le richieste di interventi secondari

Ritocco del ritocco: aumentano le richieste di interventi secondari


Gio 07/05/2020 | Dott. Pier Paolo Rovatti

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di Johann Rossi Mason e Francesca Frediani


 

Uno degli ultimi rapporti Aesthetics Trend Report ha fotografato, attraverso il traffico di consumatori americani che ha effettuato ricerche sul portale Realself.com tra gennaio e ottobre 2019, le tendenze nelle richieste di procedure estetiche, chirurgiche e non.

Insieme agli interventi chirurgici che non conoscono crisi come rinoplastica e mastoplastica additiva vi sono trattamenti estetici che guadagnano popolarità come quelli di tonificazione muscolare, aumentati del 450% rispetto al 2018 (al primo posto). Al secondo posto si sono posizionate le ricerche sul laser. Al terzo posto l’uso della ‘ialuronidasi’ per eliminare risultati insoddisfacenti di iniezioni con filler all’acido ialuronico, con un incremento del 50% rispetto all’anno precedente.

Ma uno dei dati più sorprendenti è la richiesta di trattamenti per correggere interventi precedenti.

Sul versante chirurgico fioccano le ricerche con parola chiave ‘revisione’ o ‘intervento secondario’ ma anche ‘terziario’: liposuzione, addominoplastica, e protesi mammarie sono gli interventi che sembrano lasciare più dubbi e minore soddisfazione. Anche se l’aumento del 314% delle ricerche che avevano per oggetto le protesi si riferiscono a quelle più nuove, ergonomiche e capaci di ridurre i casi di contrattura capsulare e la fuoriuscita di gel di silicone (gel bleeding).

Il rapporto indica anche una netta preferenza degli utenti per trattamenti light come il lifting delle labbra, al 4° posto dei trattamenti chirurgici più in rapida crescita con un +113%, che prevede la rimozione di una sottile striscia di pelle sotto al naso che dona maggiore proiezione al labbro superiore in maniera definitiva.

Grande curiosità anche per la rimozione del grasso dall’interno della bocca (la cosiddetta bolla di Bichat) per sfilare il contorno della parte bassa del volto e dare maggiore evidenza agli zigomi.
Un approccio sempre più light e personalizzato che si limita a sottolineare con classe e valorizzare l’esistente, più che stravolgere ed omologare.

“È chiamato 'secondario' l'intervento che si effettua una seconda volta nello stesso distretto. I motivi per cui talvolta è necessario un reintervento nella stessa sede sono vari: insoddisfazione del paziente, complicazioni funzionali, ecc.” - spiega il Dottor Pier Paolo Rovatti chirurgo plastico estetico a Verona e Milano - “ E’ possibile che il paziente non sia completamente soddisfatto e quindi si procede ad un ritocco per perfezionare l'operazione. Se il ritocco è necessario in media nel 5% dei casi, si interviene una seconda volta in circa il 20% per accontentare il paziente, o per rimediare ad un insufficiente colloquio pre-operatorio che serve proprio a descrivere ciò che ci si può attendere e a capire le aspettative del paziente”.

“Le correzioni vengono di solito eseguite dallo stesso chirurgo che ha effettuato il primo intervento, mentre in caso di errori e di grave insoddisfazione il paziente il più delle volte si rivolge altrove, spesso a specialisti esperti proprio in interventi ‘secondari’ o ‘terziari’ tecnicamente molto più complessi del primo, anche per i risvolti psicologici che hanno sul paziente e sulle sue  aspettative” - prosegue Rovatti, che aggiunge: “In altri casi poi è necessario rimediare a veri e propri danni e intervenire su strutture già alterate da interventi precedenti e mal eseguiti: ad esempio i nasi troppo piccoli in cui sia stata compromessa anche la struttura portante e alterata l'anatomia, necessitano di un approccio ricostruttivo con l’uso innesti di cartilagine”.

Nel caso della blefaroplastica, in alcuni casi viene asportata troppa pelle della palpebra lasciando un occhio dal taglio sottile e orientaleggiante, che stravolge l’aspetto del paziente. Nel caso della mastoplastica additiva può accadere che la paziente si penta di un seno eccessivamente grande e chieda di ridurlo dopo qualche anno, oppure al contrario la taglia ottenuta non è soddisfacente.

Al netto di veri e propri errori chirurgici, comunque si assiste ad una richiesta di perfezione che in molti casi non è raggiungibile o non è compatibile con la struttura fisica o anatomica del paziente. Attenzione poi agli insoddisfatti cronici, quei pazienti impossibili da accontentare, che rischiano di passare da un chirurgo all’altro lasciando dietro di sé una scia di recensioni negative che non risparmiano nessuno”.

Nella pratica clinica gli specialisti quotati assistono ad un 30% di richieste di interventi di chirurgia secondaria, un 10% di terziarie e un 2% di quaternarie. Sì tratta di pazienti con danni molto seri, spesso funzionali, reduci da un lungo peregrinare in cerca del chirurgo che si renda disponibile a riparare i danni causati dal primo intervento. Sono preoccupati e non si fidano più della chirurgia nella quale avevano riposto le proprie speranze.

Dalla rinoplastica alla mastoplastica, passando per la blefaroplastica e senza dimenticare i disastri causati dalle semplici “punturine” della medicina estetica, quelle che hanno visto l’impianto di materiali permanenti con conseguenze spesso disastrose e difficilissime da riparare,  sono molteplici gli interventi secondari a cui si sottopone una percentuale sempre più elevata di pazienti.

Interventi che richiedono una competenza specifica poiché si interviene su una parte del corpo alterata dal precedente intervento che ne ha compromesso le strutture anatomiche, con presenza di esiti cicatriziali importanti e demolizioni che devono essere riparate o addirittura ricostruite.

Quante volte vediamo quei nasi che definiamo artificiali e con la cosiddetta punta “pinzata” o il dorso “insellato; quanti pazienti insoddisfatti dopo un intervento di blefaroplastica per un occhio che rimane aperto perché è stata tolta pelle o in eccesso o che al contrario mostrano occhi semichiusi e tirati per un eccesso di trazione dei tessuti.

E i danni interessano anche molte mastoplastiche additive con risultati imbarazzanti, innaturali, protesi visibili in trasparenza, protesi che ruotano a causa di tasche muscolari mal fatte, retrazioni. Quello che era un sogno per cui la persona aveva investito soldi e emozioni sì trasforma in un incubo.

Boxino: Chirurgia low cost e impreparazione le cause più frequenti dei disastri di bellezza.
Risultati insoddisfacenti sono causati sempre più spesso da trattamenti di chirurgia “low cost” o dalla scelta del medico non adeguatamente formato, non esperto in quel genere di trattamento, che ha scelto di risparmiare sulla qualità dei materiali che finiscono nel corpo dei pazienti, oppure inadeguati dal punto di vista tecnico. Tutte specificità che il paziente non è necessariamente tenuto a sapere e che dovrebbero far parte dell’etica del medico che va a trattare solo quello in cui è formato, bravo ed esperto grazie ad un elevato numero di interventi di successo.

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Rovatti Pier Paolo

Autore

Chirurgia plastica, Medicina estetica

Bolzano (BZ)


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