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Oltre la simulazione estetica: realtà aumentata e morfometria 3D per una medicina più misurabile

Oltre la simulazione estetica: realtà aumentata e morfometria 3D per una medicina più misurabile


Ultima modifica Mer 04/11/2026 | Dott. Antonio Braucci

Dal modello tridimensionale del volto alla valutazione dei risultati: il ruolo delle tecnologie digitali nella visita medica e le osservazioni di una serie clinica prospettica su 120 pazienti, presentata dal Dott. Antonio Braucci ad Agorà 2026.

Nella mia esperienza clinica ho imparato che uno dei momenti più importanti di un percorso di medicina estetica precede qualsiasi trattamento. È il momento in cui il medico e il paziente  devono costruire una comprensione condivisa del problema, delle possibilità terapeutiche e dei risultati realisticamente raggiungibili. Durante la visita medica utilizziamo spesso espressioni come armonia del volto, miglioramento del profilo o recupero della naturalezza. Si tratta di concetti comprensibili, ma non necessariamente interpretati nello stesso modo da entrambe le persone. Il paziente può attribuire a una determinata espressione un significato differente da quello che il medico intende comunicare. Anche quando il colloquio è approfondito, le aspettative possono quindi rimanere parzialmente disallineate.

Da questa osservazione è nato il mio interesse per le applicazioni della realtà aumentata e della morfometria tridimensionale nella visita medico-estetica. Mi interessava comprendere se fosse possibile integrare la visita con uno strumento capace di rendere più chiari gli obiettivi terapeutici e, contemporaneamente, di documentare in modo quantitativo alcune modificazioni del volto. Ho approfondito questa prospettiva, presentando ad Agorà 2026 i risultati di una serie clinica osservazionale prospettica che ha coinvolto 120 pazienti.

Il punto di partenza del lavoro è una convinzione che guida anche il mio approccio alle altre tecnologie: l'innovazione acquista valore quando migliora la qualità delle decisioni cliniche, non soltanto quando rende più sofisticata la rappresentazione del risultato.

Dalla valutazione visiva alla descrizione tridimensionale del volto


La documentazione fotografica costituisce da tempo una componente importante della medicina estetica. Le immagini cliniche permettono di registrare le condizioni iniziali, osservare alcuni cambiamenti e confrontare gli esiti a distanza di tempo. Il loro valore rimane significativo, soprattutto quando vengono acquisite attraverso procedure standardizzate.

La fotografia bidimensionale presenta tuttavia alcuni limiti intrinseci. La posizione del capo, la distanza dall'obiettivo, l'illuminazione e la prospettiva possono influenzare la rappresentazione delle proporzioni e dei volumi. Inoltre, una singola immagine non restituisce completamente la geometria tridimensionale della superficie del volto.

I sistemi di acquisizione 3D introducono una possibilità ulteriore: costruire una rappresentazione digitale che possa essere utilizzata per analizzare specifici parametri morfometrici. Tra questi rientrano distanze, proporzioni, angoli, simmetria e variazioni volumetriche. La morfometria tridimensionale non sostituisce l'osservazione clinica, ma può affiancarla con informazioni quantitative.

Che cosa significa misurare il volto in tre dimensioni?


Quando descriviamo una modificazione estetica, possiamo riferirci a un miglioramento visibile del profilo, a una diversa proiezione di una regione anatomica oppure a una variazione dei rapporti tra differenti aree.

La morfometria consente di associare a determinate osservazioni parametri geometrici misurabili, nei limiti di accuratezza e riproducibilità del sistema utilizzato. È una differenza importante.

La valutazione clinica continua a essere necessaria per attribuire un significato alle modificazioni osservate, mentre il dato tridimensionale può contribuire a descriverle con maggiore precisione.

La letteratura scientifica ha già esaminato l'accuratezza di specifici sistemi di imaging tridimensionale. Una revisione pubblicata nel 2022 da De Stefani e colleghi, dedicata alla validazione dei sistemi VECTRA, ha analizzato le evidenze disponibili sulla riproducibilità e sull'affidabilità delle acquisizioni, rilevando risultati favorevoli per i dispositivi esaminati e identificando anche possibili fonti di errore. Si tratta di evidenze importanti per comprendere le potenzialità della morfometria facciale. Non sarebbe però corretto trasferire automaticamente le caratteristiche di accuratezza di un sistema a qualsiasi altra piattaforma digitale. La disponibilità di una misurazione non coincide, di per sé, con la sua validazione clinica.

Il digital twin come supporto alla visita medica


Una delle applicazioni più interessanti della modellazione tridimensionale riguarda la creazione del cosiddetto digital twin. Nel contesto della medicina estetica, questa espressione indica una rappresentazione digitale del volto che riproduce determinate caratteristiche geometriche della sua superficie. Il modello può essere osservato da prospettive differenti e, quando il software dispone delle funzioni necessarie, utilizzato per elaborare simulazioni di possibili modificazioni.

Nel lavoro presentato ad Agorà ho utilizzato un'applicazione per dispositivi mobili, come iPad e iPhone, per ottenere modelli tridimensionali e rappresentazioni in realtà aumentata.

La possibilità di integrare questo processo nella visita costituisce un elemento interessante dal punto di vista operativo. Il paziente può osservare una simulazione del cambiamento ipotizzato, mentre il medico può discutere la proposta terapeutica facendo riferimento a una rappresentazione condivisa.

Nella mia pratica considero questo passaggio particolarmente utile perché permette di rendere più concreto un dialogo che, altrimenti, potrebbe rimanere affidato esclusivamente alle parole.

Rendere visibile un'ipotesi, senza trasformarla in una promessa


Il vantaggio comunicativo della simulazione comporta anche una responsabilità. Un'immagine digitale può apparire estremamente realistica, tanto da essere interpretata come anticipazione fedele del risultato futuro.

Ma il comportamento dei tessuti biologici non può essere completamente rappresentato attraverso una simulazione geometrica.

Le caratteristiche anatomiche, la qualità cutanea, la risposta individuale e i tempi di evoluzione del trattamento possono influenzare l'esito.

Per questa ragione, considero essenziale spiegare che il risultato simulato rappresenta un'ipotesi visiva, non una previsione clinica garantita.

Il software può contribuire a chiarire ciò che il medico intende proporre. Non può sostituire l'indicazione terapeutica, la valutazione dei rischi o la discussione dei limiti della procedura.

Paradossalmente, quanto più una simulazione appare convincente, tanto più è importante accompagnarla con una comunicazione rigorosa.

Tre funzioni differenti: comunicazione, pianificazione e documentazione


Nel progettare il lavoro clinico ho voluto distinguere tre possibili ambiti di applicazione delle tecnologie AR-3D.

Il primo riguarda la comunicazione medico-paziente. La rappresentazione tridimensionale può facilitare la spiegazione delle caratteristiche anatomiche e degli obiettivi della proposta terapeutica.

Il secondo riguarda la pianificazione. La simulazione può essere utilizzata come supporto visivo per discutere alcune modificazioni ipotizzate e confrontarle con le caratteristiche individuali del volto.

Il terzo riguarda la documentazione degli esiti. Acquisizioni tridimensionali effettuate in momenti differenti possono essere confrontate per descrivere variazioni geometriche osservate prima e dopo una procedura.

Queste funzioni sono collegate, ma non equivalenti.

Un software può risultare utile nella comunicazione senza aver dimostrato una specifica accuratezza predittiva.

Analogamente, una tecnologia capace di misurare una variazione non dimostra automaticamente che tale cambiamento sia esteticamente vantaggioso o clinicamente rilevante.

Ho quindi ritenuto importante considerare la dimensione quantitativa e quella percettiva come elementi complementari, senza sovrapporli.

La serie clinica prospettica su 120 pazienti


Tra febbraio e giugno 2026 ho condotto una serie clinica osservazionale prospettica su 120 pazienti consecutivi, valutati per trattamenti di medicina estetica iniettiva e armonizzazione del volto.

L'obiettivo era esplorare l'utilità della tecnologia AR-3D sia durante la prima visita sia nel successivo percorso di documentazione.

Attraverso un dispositivo mobile veniva generata una rappresentazione tridimensionale del volto e realizzata una simulazione delle modificazioni attese.

Sul modello erano inoltre valutabili differenti parametri morfometrici, tra cui distanze, angoli, proporzioni, simmetria e volumi.

Il protocollo di osservazione comprendeva due componenti principali.

La prima era dedicata alla percezione del paziente. Al termine della visita veniva somministrato un questionario strutturato per raccogliere informazioni sulla comprensione del trattamento, sul realismo percepito della simulazione, sull'allineamento delle aspettative e sulla sicurezza soggettiva nella decisione. Venivano inoltre registrate la soddisfazione comunicativa e la decisione di procedere o meno con il trattamento proposto.

La seconda componente riguardava la documentazione morfometrica nel follow-up. Quando disponibile, il confronto tra le acquisizioni precedenti e successive al trattamento permetteva di osservare e misurare modificazioni geometriche del volto.

Tempi di valutazione differenti per trattamenti differenti


Una delle questioni metodologiche da considerare riguarda il momento in cui viene effettuata la misurazione.

Le procedure volumetriche iniettive possono determinare modificazioni osservabili precocemente. Altre metodiche, comprese quelle associate a processi di rimodellamento tissutale, richiedono tempi di valutazione più lunghi.

Nel lavoro presentato ad Agorà il confronto tridimensionale veniva quindi effettuato secondo intervalli differenti.

Per i filler volumetrici era prevista anche una valutazione immediata.

Per metodiche come Ultherapy® ed Endolift® venivano considerate osservazioni precoci, mentre per i protocolli rigenerativi erano previste acquisizioni a tre-sei mesi.

Questa differenziazione è importante perché il significato clinico di una variazione dipende anche dalla sua evoluzione temporale.

Un cambiamento registrato immediatamente dopo una procedura, per esempio, potrebbe essere influenzato da fenomeni transitori come l' edema.

Non ogni variazione morfometrica precoce rappresenta quindi un risultato stabilizzato.

Che cosa hanno riferito i pazienti dopo la simulazione?


I risultati della componente dedicata alla comunicazione hanno restituito valori elevati nelle misure riferite dai pazienti.

La soddisfazione comunicativa media è stata pari a 9,0 su 10, mentre la comprensione percepita del trattamento ha raggiunto 9,1 su 10.

L'88% dei pazienti ha riferito che le proprie aspettative risultavano allineate alla rappresentazione simulata.

La sicurezza soggettiva nella decisione, indicata come decision confidence, ha raggiunto un valore medio di 8,7 su 10.

Infine, l'80% dei pazienti ha scelto di procedere con il trattamento proposto dopo la visita.

Sono risultati che considero interessanti soprattutto per ciò che suggeriscono sulla qualità percepita del dialogo.

Una simulazione tridimensionale può offrire un riferimento concreto attraverso il quale discutere obiettivi e possibilità terapeutiche.

Tuttavia, il significato di queste percentuali richiede alcune precisazioni.

L'allineamento delle aspettative non equivale alla precisione della simulazione


L'88% riportato nello studio rappresenta una misura riferita dai pazienti. Descrive la percezione di coerenza tra le proprie aspettative e quanto visualizzato durante la visita.

Non significa che nell'88% dei casi il risultato effettivo del trattamento abbia coinciso con quello simulato.

Per dimostrare una simile corrispondenza sarebbero necessari criteri specifici di accuratezza predittiva, misurazioni e analisi statistiche dedicate.

Nell'abstract congressuale non sono riportati valori numerici di concordanza tra simulazione ed esito clinico che permettano di formulare una conclusione di questo tipo.

È quindi necessario distinguere chiaramente l'efficacia comunicativa percepita dalla capacità predittiva del sistema.

Come interpretare l'80% di adesione al trattamento?


Anche il dato relativo all'adesione merita una riflessione. Nella serie clinica, quattro pazienti su cinque hanno scelto di procedere dopo la simulazione.

Non possiamo però affermare che la tecnologia abbia determinato questa decisione.

Lo studio non prevedeva un gruppo di confronto costituito da pazienti sottoposti a una visita tradizionale senza simulazione.

Di conseguenza, non è possibile quantificare quanto la scelta finale sia stata influenzata specificamente dall'impiego del software.

Dal punto di vista clinico, inoltre, non considero un maggior numero di trattamenti eseguiti come misura automatica di una visita migliore.

L'obiettivo della comunicazione medica deve essere permettere una scelta informata, compresa la possibilità di non procedere.

La tecnologia dovrebbe contribuire a questo processo, non orientarlo necessariamente verso l'esecuzione di una procedura.

La morfometria 3D nel follow-up: che cosa possiamo documentare?


Il secondo ambito del lavoro riguarda l'utilizzo dei modelli tridimensionali per il confronto prima e dopo il trattamento.

Mediante procedure di sovrapposizione digitale, comunemente definite overlay, è possibile analizzare le differenze tra acquisizioni effettuate in momenti successivi.

A seconda delle funzionalità del sistema, il confronto può comprendere variazioni di distanze, angoli e volumi.

Nel percorso osservazionale presentato ad Agorà abbiamo utilizzato questa metodologia per documentare le modificazioni geometriche associate ai trattamenti valutati.

La possibilità di affiancare una descrizione quantitativa alla documentazione fotografica costituisce un elemento di interesse.

Permette infatti di passare da una valutazione esclusivamente visiva alla registrazione di parametri confrontabili nel tempo.

Misurazione oggettiva e interpretazione clinica


Ritengo tuttavia necessario precisare il significato del termine oggettivo.

Una misurazione geometrica può essere espressa attraverso un valore numerico. Questo non significa che il risultato sia completamente indipendente dalle condizioni di acquisizione.

La posizione del capo, l'espressione facciale, le caratteristiche dell'illuminazione e la qualità della ricostruzione digitale possono influenzare il confronto.

Anche le procedure utilizzate per allineare i modelli prima e dopo richiedono coerenza metodologica. La misurazione deve quindi essere interpretata tenendo conto dell'incertezza associata allo strumento.

Inoltre, una variazione geometrica non equivale automaticamente a un miglioramento estetico.

È possibile documentare una differenza di volume o di proporzioni senza poter concludere, soltanto sulla base di quel dato, che il risultato sia migliore dal punto di vista clinico o soddisfacente per il paziente.

Per questo considero importante utilizzare la morfometria come complemento dell'osservazione medica, non come criterio autonomo di successo.

Accuratezza della simulazione: quali evidenze sono ancora necessarie?


Le tecnologie di imaging tridimensionale hanno raggiunto livelli di sviluppo significativi, ma ogni sistema deve essere valutato rispetto alle proprie caratteristiche.

La letteratura sui dispositivi offre esempi di studi dedicati alla validazione delle acquisizioni morfometriche. Analogamente, la ricerca sulla realtà aumentata ha esplorato applicazioni di supporto alla pianificazione in differenti ambiti della chirurgia plastica.

Questi contributi indicano l'interesse scientifico verso l'imaging tridimensionale e la visualizzazione digitale.

Non dimostrano, tuttavia, che piattaforme differenti possiedano la stessa accuratezza, né che una simulazione estetica sia in grado di prevedere fedelmente la risposta biologica di un paziente.

Nel mio lavoro la possibilità di confrontare i modelli digitali ha consentito di documentare modificazioni morfometriche.

La dimostrazione dell'accuratezza predittiva richiederebbe invece uno studio specifico, con criteri quantitativi di concordanza tra risultato simulato e risultato ottenuto.

Tra gli aspetti da approfondire considero particolarmente rilevanti la riproducibilità delle acquisizioni, i margini di errore nelle differenti regioni anatomiche e la stabilità delle misurazioni nel tempo.

Sono passaggi necessari per comprendere quale ruolo questi strumenti possano assumere non soltanto nella comunicazione, ma anche nella ricerca clinica.

La responsabilità del medico nell'utilizzo delle simulazioni


L'introduzione di strumenti sempre più sofisticati nella visita medica apre opportunità, ma richiede anche una riflessione professionale.

Una simulazione realistica può facilitare la comprensione. Può però influenzare in modo significativo le aspettative di chi la osserva. Il rischio è attribuire all'immagine digitale una certezza che la pratica clinica non può garantire. Per questo ritengo fondamentale mantenere un equilibrio tra rappresentazione visiva e spiegazione medica.

Durante la visita, il paziente deve comprendere che il risultato simulato costituisce una possibilità ipotetica, soggetta a variabili anatomiche e biologiche.

È altrettanto importante spiegare quando una procedura non sia appropriata o quando le aspettative non possano essere realisticamente soddisfatte.

La qualità della relazione medico-paziente non si misura dalla capacità di rendere desiderabile un trattamento, ma dalla chiarezza con cui vengono illustrate possibilità, alternative e limiti.

La tecnologia dovrebbe aiutare a raggiungere questo obiettivo.

La tutela delle informazioni digitali del paziente


L'acquisizione tridimensionale del volto introduce anche questioni legate alla gestione dei dati personali.

I modelli digitali possono contenere informazioni altamente identificative e, quando vengono utilizzati all'interno di un percorso sanitario, devono essere trattati con particolare attenzione alla riservatezza.

È quindi necessario considerare le modalità di acquisizione, conservazione, accesso e utilizzo dei dati, secondo le disposizioni applicabili.

L'innovazione digitale non riguarda soltanto l'interfaccia utilizzata durante la visita.

Coinvolge anche la responsabilità del professionista nella gestione delle informazioni cliniche.

Una metodica non invasiva, con limiti da distinguere da quelli dei trattamenti


Nella serie clinica presentata ad Agorà non sono stati riportati eventi avversi attribuiti alla procedura di acquisizione e simulazione digitale.

Il dato è coerente con la natura non invasiva dell'imaging utilizzato.

È comunque importante distinguere la sicurezza dello strumento digitale da quella delle procedure medico-estetiche eventualmente eseguite.

La simulazione non modifica direttamente i tessuti e non presenta gli stessi profili di rischio di un trattamento iniettivo o di una tecnologia a energia.

La sua non invasività non può quindi essere utilizzata per formulare dichiarazioni sulla sicurezza dei trattamenti successivi.

Anche questo aspetto contribuisce a una comunicazione scientificamente corretta.

Verso una medicina estetica più documentabile e consapevole


Ritengo che l'interesse maggiore della realtà aumentata e della morfometria tridimensionale non risieda in una singola funzione tecnologica.

La possibilità di visualizzare un cambiamento è utile. La capacità di misurare una variazione rappresenta un ulteriore progresso.

Ma il valore clinico emerge soprattutto quando queste informazioni contribuiscono a costruire un percorso più chiaro, documentato e coerente con le esigenze individuali.

Nella mia esperienza, l'utilizzo di modelli tridimensionali durante la visita medica ha offerto un riferimento visivo attraverso il quale discutere con i pazienti gli obiettivi del trattamento.

Il confronto morfometrico ha inoltre permesso di affiancare alle osservazioni cliniche dati geometrici rilevati in momenti differenti.

La serie prospettica su 120 pazienti presentata ad Agorà 2026 costituisce una prima esperienza strutturata in questa direzione.

I risultati sulla soddisfazione comunicativa, sulla comprensione percepita e sull'allineamento delle aspettative sono incoraggianti, ma richiedono conferme attraverso studi con gruppi di confronto e strumenti di valutazione ulteriormente validati.

Allo stesso modo, l'impiego della morfometria nel follow-up merita approfondimenti dedicati all'accuratezza delle misurazioni e alla loro rilevanza clinica.

Il mio obiettivo non è sostituire il giudizio medico con un modello digitale.

È utilizzare gli strumenti disponibili per rendere più precisa l'osservazione, più chiara la comunicazione e più rigorosa la valutazione degli esiti.

Una medicina estetica realmente innovativa non dovrebbe limitarsi a mostrare ciò che potrebbe cambiare. Dovrebbe aiutarci a comprendere meglio perché intervenire, che cosa osservare e come valutare responsabilmente il risultato.

È questa la prospettiva che desidero continuare ad approfondire attraverso la ricerca e il confronto scientifico.

 

Bibliografia scientifica
  1. Vles MD, Terng NCO, Zijlstra K, Mureau MAM, Corten EML. Virtual and augmented reality for preoperative planning in plastic surgical procedures: A systematic review. Journal of Plastic, Reconstructive & Aesthetic Surgery. 2020;73(11):1951–1959. https://doi.org/10.1016/j.bjps.2020.05.081
  2. Al-Dhubaibi MS, Mohammed GF, Atef LM, Bahaj SS, Al-Dhubaibi AM, Bukhari AM. Artificial Intelligence in Aesthetic Medicine: Applications, Challenges, and Future Directions. Journal of Cosmetic Dermatology. 2025;24(6). https://doi.org/10.1111/jocd.70241
  3. Braucci A. Realtà aumentata e morfometria 3D (Arbrea® Labs / Arbrea Suite) in medicina estetica: comunicazione, simulazione e valutazione morfometrica oggettiva. Abstract congressuale presentato ad Agorà 2026, Milano, 15–17 ottobre 2026.
 

 

 

 

 

 

 

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