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Skin longevity: come cambiano i trattamenti in base alla qualità della pelle

Skin longevity: come cambiano i trattamenti in base alla qualità della pelle


Ultima modifica Gio 16/07/2026 | Dott. Roberto Dell'Avanzato

Negli ultimi anni il concetto di skin longevity è diventato uno dei cardini della medicina estetica. Ridurlo alla semplice "prevenzione dell'invecchiamento" è però limitante. La longevità cutanea rappresenta infatti un approccio più ampio: aiutare la pelle a mantenere il più a lungo possibile le sue naturali capacità di rigenerazione, preservandone elasticità e compattezza (oltre che fisiologica funzionalità).

In quest'ottica cambiano anche i trattamenti indicati per ogni paziente. Non esiste, infatti, un “protocollo della longevità” valido per tutti, né un'età precisa in cui iniziare. Come spiega il dottor Roberto Dell'Avanzato, medico estetico e chirurgo generale, autore di oltre 400 articoli scientifici e relatore in congressi nazionali e internazionali: «è soprattutto la qualità della pelle a orientare il percorso terapeutico: una cute giovane, ma già stressata, potrà beneficiare di interventi preventivi, mentre una pelle più matura potrebbe richiedere strategie rigenerative più strutturate».

La skin longevity parte dalla qualità della pelle, non dall’età anagrafica


Oggi la medicina estetica sta assistendo a un cambio di prospettiva: preservare il cosiddetto "capitale biologico" della pelle, prima che il processo di invecchiamento diventi evidente.

«Questo non significa intervenire precocemente a tutti i costi, ma valutare attentamente lo stato della cute. Una pelle che appare disidratata, meno luminosa o che inizia a perdere elasticità può, infatti, richiedere un approccio diverso rispetto a una pelle già interessata da un invecchiamento più marcato» spiega il dottor Dell’Avanzato

Per questo motivo, nella skin longevity l'età rappresenta soltanto uno dei parametri da considerare. La decisione nasce soprattutto dall'osservazione clinica e dalla qualità dei tessuti.

Biorivitalizzazione, biostimolazione e biorigenerazione: tre approcci della skin longevity


Uno degli aspetti che, in medicina estetica, genera maggiore confusione riguarda i numerosi trattamenti accomunati dal prefisso "bio". In realtà, pur condividendo l'obiettivo di migliorare la qualità della pelle, agiscono in modo differente.

«La biorivitalizzazione è generalmente indicata per nutrire e idratare la pelle attraverso sostanze iniettabili come acido ialuronico, vitamine, aminoacidi e antiossidanti, contribuendo a migliorarne luminosità e aspetto generale.

La biostimolazione, invece, oltre a fornire elementi utili alla cute, mira a favorire l'attività dei fibroblasti, le cellule responsabili della sintesi di collagene ed elastina. Tra le sostanze impiegate in questo trattamento rientra l'idrossiapatite di calcio, che induce una progressiva stimolazione della neocollagenesi e un miglioramento di tono, elasticità e compattezza della pelle.

Quando, invece, l'invecchiamento cutaneo è più avanzato e coinvolge la struttura stessa dei tessuti, si può parlare di biorigenerazione. In questo caso l'obiettivo è sostenere i naturali processi rigenerativi della pelle attraverso strategie più articolate, ispirate ai principi della medicina rigenerativa» precisa il dottor Dell’Avanzato.

Quando la medicina rigenerativa incontra la medicina estetica


Nei trattamenti di biorigenerazione, si può ricorrere sia a sostanze esogene, cioè provenienti dall'esterno, sia a tecniche che sfruttano le capacità rigenerative dell'organismo. Quali sono le differenze? «Le sostanze esogene riguardano: esosomi, acido polilattico, idrossiapatite di calcio, e possono eventualmente essere integrate con tecnologie avanzate come i dispositivi a ultrasuoni ecoguidati o altre metodiche impiegate a scopi rigenerativi» spiega il medico.

«Accanto a queste strategie esogene esiste la biorigenerazione endogena, che utilizza cioè componenti biologiche del paziente per sostenere i processi riparativi dei tessuti. È il caso dei derivati piastrinici - come PRP (Plasma Ricco di Piastrine), PRF (Fibrina Ricca di Piastrine), APC (Concentrati Piastrinici Avanzati) e PPP (Plasma Povero di Piastrine) - oppure del grasso autologo, tutte sostanze impiegate in protocolli selezionati per affrontare forme di invecchiamento più avanzate e cedimenti tissutali più importanti».

Perché i risultati compaiono gradualmente


A differenza dei trattamenti che producono un effetto correttivo immediato, i percorsi orientati alla skin longevity richiedono tempo per manifestare appieno i loro benefici. «L'obiettivo non è soltanto migliorare l'aspetto della pelle, ma stimolare processi biologici che hanno bisogno di settimane o mesi per esprimersi pienamente.

I primi cambiamenti riguardano generalmente l'idratazione e la luminosità cutanea, percepibili già nelle settimane successive al trattamento.

Con il passare dei mesi, invece, entrano in gioco i processi di neocollagenesi e di ristrutturazione della matrice extracellulare, che si traducono in una pelle progressivamente più compatta, elastica e uniforme.

Per questo motivo il risultato pieno viene spesso valutato a circa tre mesi dal trattamento, pur continuando a evolvere nei mesi successivi. Nel caso dell'idrossiapatite di calcio, gli effetti possono mantenersi fino a 12-18 mesi, con una durata che varia in base alle caratteristiche individuali del paziente».

Sempre più pazienti chiedono trattamenti che migliorano la qualità della pelle


Un cambiamento osservato negli ultimi anni riguarda anche le aspettative dei pazienti.

Se in passato la richiesta era orientata soprattutto verso la correzione di singoli difetti o il ripristino dei volumi, oggi cresce l'interesse per trattamenti che migliorino la qualità complessiva della pelle senza modificarne i lineamenti.

Questo non significa che la medicina estetica correttiva abbia perso il proprio ruolo. In alcune aree del viso, come le labbra o gli zigomi, il ripristino dei volumi continua a rappresentare l'opzione più indicata. 

Gli integratori alimentari possono sostenere la skin longevity?


La giusta supplementazione per la pelle può supportare i trattamenti ambulatoriali, soprattutto in un regime di vita corretto.

«Tra gli integratori che consiglio maggiormente figurano il collagene idrolizzato, l'acido ialuronico per uso orale, la vitamina C, fondamentale per la sintesi del collagene, oltre carotenoidi e acidi grassi Omega-3, entrambi benefici per la pelle.

Naturalmente nessun integratore è in grado, da solo, di rallentare l'invecchiamento cutaneo, ma può fornire all'organismo alcuni dei componenti necessari per sostenere i fisiologici processi di mantenimento e rinnovamento della pelle» puntualizza il dottor Dell’Avanzato.

Aiutare la pelle a invecchiare meglio: l’obiettivo della skin longevity


La skin longevity non promette di cancellare gli anni né di inseguire un ideale di eterna giovinezza. L'obiettivo è piuttosto preservare nel tempo la salute e la funzionalità della pelle, intervenendo in modo personalizzato nelle diverse fasi dell'invecchiamento.

«In questo percorso, biorivitalizzazione, biostimolazione e biorigenerazione non rappresentano soluzioni in competizione tra loro, ma strumenti complementari che il medico può scegliere e combinare in base alle caratteristiche della cute» conclude il medico. 

 

Fonti scientifiche

Zerbinati N. Clin Cosmet Investig Dermatol. 2018;11:29-35.
Cogorno Wasylkowski V. Clin Cosmet Investig Dermatol. 2015;8:267-73
Lorenc P, et al. Aesthet Surg J. 2018;38 (1):18-23.


 
In collaborazione con Alessandra Montelli.

 

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Dell'Avanzato Roberto

Autore

Chirurgia plastica, Medicina estetica

Torino (TO)


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