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Rughe o cedimenti: cosa fa apparire un viso invecchiato?

Rughe o cedimenti: cosa fa apparire un viso invecchiato?


Ultima modifica Mar 16/06/2026 | Dott. Grazia Bonanni

Quando si parla di viso invecchiato  significa per forza rughe e rugosità varie? Non sempre: in realtà, il vero colpevole di un aspetto invecchiato è il cedimento dei tessuti, che modifica i volumi del volto e ne altera l’ovale.

«Le rughe spesso si vedono soprattutto quando ci osserviamo da vicino allo specchio» spiega la dottoressa Grazia Bonanni, medico estetico. «Nella vita di relazione, invece, ciò che si nota maggiormente è lo scivolamento dei tessuti del viso e l’assottigliamento dei volumi, in particolare al livello delle guance».

Il collagene diminuisce già dopo i 25 anni


Alla base del processo di cedimento cutaneo c’è soprattutto la progressiva riduzione del collagene, una proteina fondamentale per il mantenimento di compattezza, sostegno ed elasticità nei tessuti.

«La produzione di collagene inizia a diminuire già intorno ai 25 anni e, dopo i 30, si riduce mediamente dell’1% all’anno» osserva la dottoressa.

Si tratta di un fenomeno naturale che accompagna l’invecchiamento, ma che può essere accelerato da diversi fattori. Tra quelli intrinseci rientrano l’età, la menopausa e alcune patologie caratterizzate da un aumento dello stress ossidativo, come il diabete. Tra i fattori esterni troviamo invece l’esposizione eccessiva ai raggi UV, il fumo, lo stress cronico, le carenze nutrizionali e l’insufficienza di sonno.

Quando il “triangolo della giovinezza” si capovolge


Uno degli effetti più evidenti della perdita di collagene è il cosiddetto “scivolamento verso il basso” dei tessuti del viso. «Per comprendere meglio questo fenomeno, in gergo si utilizza l’espressione “triangolo della giovinezza”. In un volto giovane, i volumi sono concentrati nella parte alta del viso, mentre la linea mandibolare appare ben definita con il mento a punta. Con il passare degli anni, invece, il sostegno fornito dal collagene diminuisce e i tessuti tendono a scendere verso il basso. Il risultato è un progressivo appesantimento del terzo inferiore del volto, con guance meno sostenute, contorni meno definiti e un ovale che appare meno armonioso.

Si comprende, quindi, come il collagene agisca come una sorta di “colla biologica” presente in tutto il nostro organismo», spiega la dottoressa Bonanni. «Quando diminuisce, i tessuti perdono sostegno e i volumi tendono a scendere».

Il cedimento dei tessuti non riguarda solo la pelle


«Le lassità interessa le strutture più profonde e non dipendono necessariamente dal fatto di avere una pelle sottile, spessa, secca o grassa. Una pelle più oleosa può, ad esempio, mostrare meno rughe superficiali, ma non è automaticamente protetta dalla perdita di sostegno dei tessuti.

Un ruolo importante è giocato invece dalla struttura ossea del volto, che rappresenta l’impalcatura su cui poggiano i tessuti molli. Alcune persone, per caratteristiche anatomiche, mantengono più a lungo una buona definizione dell’ovale, mentre altre possono manifestare più precocemente i segni del cedimento.

Perché oggi si parla sempre più di medicina estetica rigenerativa


Per molti anni la medicina estetica si è concentrata soprattutto sul riempimento delle rughe e sul ripristino dei volumi perduti. Oggi, invece, l’attenzione si sta progressivamente spostando verso la qualità dei tessuti e la stimolazione delle naturali capacità rigenerative della pelle.

«Non parliamo più soltanto di medicina riempitiva, ma di medicina rigenerativa» sottolinea la dottoressa Bonanni. «L’obiettivo è stimolare le cellule che producono collagene ed elastina, migliorando la qualità della pelle e il sostegno dei tessuti».

In quest’ottica trovano spazio trattamenti biostimolanti a base di idrossiapatite di calcio, una sostanza naturale utilizzata da anni in medicina estetica per favorire la produzione di nuovo collagene. Dopo una prima fase in cui si osserva un effetto tensore immediato, il trattamento continua a lavorare nelle settimane successive stimolando l’attività dei fibroblasti, le cellule responsabili della sintesi di collagene.

Come si interviene quando il viso perde sostegno


Ogni paziente presenta caratteristiche e necessità diverse. «Per questo motivo il trattamento viene personalizzato sulla base della qualità dei tessuti, della presenza di lassità e della distribuzione dei volumi.

Il primo obiettivo è generalmente quello di migliorare il sostegno della pelle e rassodare i tessuti. Successivamente, se necessario, è possibile intervenire sui volumi del volto o utilizzare altre tecniche complementari per migliorare ulteriormente il profilo e contrastare la discesa dei tessuti.

L’approccio moderno della medicina estetica tende, infatti, a costruire risultati progressivi e armoniosi, evitando eccessi e trasformazioni evidenti».

Un risultato naturale che non deve farsi notare


Anche le aspettative dei pazienti stanno cambiando. «Se in passato era più diffusa la richiesta di zigomi molto pronunciati o labbra particolarmente voluminose, oggi cresce il desiderio di ottenere un miglioramento discreto, che non alteri l’identità del volto.

Le parole chiave dei risultati agognati dalla medicina estetica sono “aspetto fresco, viso riposato e armonia dei lineamenti”, che non suggerisca il ricorso a trattamendi di medicina esteica. Quando gli altri notano che si è in forma, ma non riescono a capire esattamente il perché, probabilmente l'obiettivo è stato raggiunto. Del resto, la medicina estetica più moderna non punta a cambiare il volto, ma ad accompagnarlo nel tempo, aiutandolo a conservare tonicità» conclude la dottoressa Bonanni.


Fonti scientifiche
Fisher GJ, et al. Arch Dermatol. 2008 May;144(5):666-72.
Varani J, et al. Am J Pathol. 2006 Jun;168(6):1861-8.

 
In collaborazione con Alessandra Montelli.

 

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