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Tossina botulinica e acido ialuronico: sollevare senza gonfiare

Tossina botulinica e acido ialuronico: sollevare senza gonfiare


Ultima modifica Gio 02/07/2026 | Dott. Milena Castorina

Fino a qualche anno fa la medicina estetica puntava principalmente a correggere ogni singolo segno del tempo, al contrario di oggi che guarda il volto nel suo insieme. «Più precisamente, il lavoro del medico estetico è quello di comprendere come i tessuti si modificano nel tempo, in modo da intervenire per ristabilire un equilibrio» dice la dottoressa Milena Castorina, medico estetico, autrice di oltre 30 pubblicazioni scientifiche e relatrice in congressi di medicina estetica nazionali e internazionali.

«In questo contesto, tossina botulinica e acido ialuronico non rappresentano due alternative, ma due strumenti complementari che, se utilizzati in modo corretto, possono contribuire a un risultato naturale e proporzionato».

Perché tossina botulinica e filler di acido ialuronico sono trattamenti complementari


Molti pazienti arrivano alla visita chiedendo quale trattamento sia migliore tra tossina botulinica o filler di acido ialuronico.

«In realtà, la domanda andrebbe posta in modo diverso. Le due sostanze agiscono infatti su aspetti differenti dell’invecchiamento del volto» spiega la dottoressa Castorina.

«La tossina botulinica modula l’attività di alcuni muscoli responsabili delle rughe d’espressione. L’acido ialuronico, invece, contribuisce a sostenere i tessuti e a compensare la perdita di volume che si verifica fisiologicamente con il passare degli anni.

Sono due prodotti diversi che “collaborano” tra loro: la loro azione sinergica permette di ottenere risultati naturali, cioè un volto con un aspetto più riposato e armonioso, senza alterarne i lineamenti».

L’invecchiamento del volto non riguarda solo le rughe


Con l’età non compaiono soltanto rughe e pieghe cutanee. I compartimenti adiposi del volto tendono progressivamente a ridursi, i tessuti perdono sostegno e la forza di gravità favorisce un lento scivolamento di tutte le strutture verso il basso.

Per questo motivo, limitarsi a riempire una singola area può non essere sufficiente. «Oggi interveniamo sul riposizionamento dei tessuti e sulla ricostruzione delle strutture che hanno perso sostegno» spiega la dottoressa Castorina.

In altre parole, il trattamento non si concentra esclusivamente sul segno visibile, ma cerca di comprenderne l’origine per adeguarsi in modo mirato.

L’importanza della valutazione della qualità dei tessuti


In medicina estetica, la visita rappresenta un momento fondamentale perché consente di valutare non solo i desideri del paziente, ma anche la “tenuta dei tessuti”: un insieme di caratteristiche che comprendono la qualità della pelle, il supporto offerto dalle strutture profonde e la presenza di eventuali aree di svuotamento o cedimento.

«In questa fase, l’esperienza, l’occhio clinico e la conoscenza dell’anatomia sono determinanti», sottolinea la dottoressa Castorina. «Ogni volto presenta, infatti, caratteristiche diverse e richiede una strategia specifica. Alcuni pazienti hanno tessuti ancora ben sostenuti, altri mostrano una maggiore lassità e necessitano di un percorso differente».

Quando la combinazione dei trattamenti può offrire un risultato più naturale


Proprio perché ogni volto è diverso, non esiste una regola valida per tutti.

In alcuni casi tossina botulinica e filler possono essere eseguiti nella stessa seduta. In altri, il medico può decidere di procedere per fasi successive.

«Nei pazienti che presentano una minore compattezza dei tessuti, utilizzo spesso il microbotulino, una tecnica con tossina botulinica iperdiluita che agisce superficialmente sui tessuti cutanei, e contribuisce a migliorare la qualità e la densità della pelle.

Successivamente, intervengo sui piani più profondi del volto con acido ialuronico cross-linkato, per sostenere i tessuti e favorire un effetto di trazione verso l’alto. Il risultato a cui ambisco? Il paziente deve apparire più fresco e riposato» afferma la dottoressa Castorina.

Il rischio di overtreatment? Quando si perde di vista l’armonia del volto


Quando il trattamento viene eseguito esclusivamente aggiungendo volume, senza considerare l’anatomia e le proporzioni individuali, il rischio è quello di ottenere un volto meno armonioso, con il temuto aspetto gonfio che molte pazienti desiderano evitare.

«Per questo motive, oggi in medicina estetica il concetto di “riempimento” lascia sempre più spazio a quello di “sostegno”. Il filler non deve gonfiare, ma deve contribuire a sollevare e a riposizionare i tessuti».

La quantità di prodotto necessaria varia da persona a persona e dipende dall’età, dalla qualità dei tessuti e dagli obiettivi terapeutici. Il compito del medico è costruire un piano equilibrato, rispettando le caratteristiche individuali del volto e senza inseguire correzioni eccessive.

 

Fonti scientifiche

Kühne U, Esmann J, von Heimburg D, Imhof M, Weissenberger P, Sattler G.  Clin Cosmet Investig Dermatol. 2016;9:373-81.
Kerscher M et al. Archives of Dermatological Research, 2012;304(2):155–161.

 
In collaborazione con Alessandra Montelli.

 

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