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Pelle meno tonica dopo i 30 anni? Stimola il collagene

Pelle meno tonica dopo i 30 anni? Stimola il collagene


Ultima modifica Mar 16/06/2026 | Dott. Alessandro Dalla Vedova

Con il passare degli anni la pelle tende a perdere compattezza, elasticità e luminosità. Non sempre, però, la soluzione è aggiungere volume tramite i filler. Sempre più spesso la medicina estetica punta a migliorare la qualità del tessuto, aiutando la pelle a rigenerarsi attraverso la stimolazione del collagene.

Molte persone iniziano a notare i primi cambiamenti della pelle dopo i 30 anni. Non si tratta di rughe profonde o di cedimenti evidenti, ma di una sensazione generale di minore freschezza: il viso appare meno tonico, la pelle perde luminosità e la grana cutanea sembra meno uniforme rispetto a qualche anno prima.

È un processo naturale. Con l’età, infatti, diminuisce progressivamente la produzione di collagene, una proteina fondamentale per mantenere la pelle elastica e compatta. Per questo motivo oggi la medicina estetica non si concentra più soltanto sulla correzione degli inestetismi visibili, ma sempre più spesso lavora sulla qualità della pelle, cercando di preservarne le caratteristiche nel tempo.

Tra i trattamenti che si inseriscono in questa filosofia rientra la biostimolazione, una procedura che punta a riattivare i naturali meccanismi di rigenerazione cutanea e a sostenere la produzione di nuovo collagene.

Idratare la pelle o stimolare il collagene? Due obiettivi diversi dei trattamenti


«Uno degli equivoci più frequenti riguarda la convinzione che tutti i trattamenti iniettabili abbiano la stessa funzione» dice il dottor Alessandro Dalla Vedova, medico estetico. «In realtà esistono metodiche che lavorano principalmente sull’idratazione e altre che agiscono sulla qualità strutturale della pelle.

Gli skin booster, ad esempio, sono generalmente formulati con acido ialuronico e hanno come obiettivo principale quello di migliorare l’idratazione profonda della cute. Il risultato è una pelle più luminosa, dall’aspetto più fresco e uniforme, con quello che spesso viene definito “effetto glow”.

Si tratta di un trattamento particolarmente apprezzato da chi presenta una pelle sottile, disidratata o spenta e desidera un miglioramento visibile in tempi relativamente rapidi.

La biostimolazione persegue, invece, un altro obiettivo: stimolare i fibroblasti, le cellule responsabili della produzione di collagene (oltre a migliorare l’aspetto superficiale della pelle). Il miglioramento dell'aspetto della pelle è una conseguenza di questo processo».

In altre parole, mentre lo skin booster lavora soprattutto sull’idratazione e sulla luminosità, la biostimolazione punta a migliorare la qualità del tessuto nel lungo periodo.

«Le due procedure non sono alternative tra loro. Anzi, in molti casi possono essere considerate complementari e inserite all’interno dello stesso percorso terapeutico: se lo skin booster viene spesso scelto per ottenere una pelle più luminosa e idratata, la biostimolazione può essere considerata una vera e propria strategia di mantenimento della qualità cutanea».

Come funziona la biostimolazione?


La biostimolazione consiste nell’utilizzo di sostanze in grado di attivare una risposta rigenerativa da parte dell’organismo, nel caso specifico della pelle.

«Tra queste vi è l’idrossiapatite di calcio, una molecola utilizzata da anni in medicina estetica che, opportunamente diluita, può essere impiegata per favorire la produzione di nuovo collagene» prosegue il dottor Dalla Vedova.

«Il trattamento viene eseguito attraverso iniezioni in punti specifici del viso: non modifica i lineamenti né mira ad aumentare i volumi del viso. L’obiettivo è piuttosto quello di migliorare progressivamente la qualità della pelle, rendendola più tonica, compatta ed elastica.

A differenza di altre procedure che offrono un risultato immediatamente percepibile, la biostimolazione richiede tempo. Il miglioramento avviene gradualmente, man mano che il collagene viene prodotto e distribuito nei tessuti.

Per questo motivo viene spesso considerata una forma di “allenamento” della pelle: un percorso che lavora in profondità e che punta a ottenere risultati naturali e progressive».

Quando è indicata la biostimolazione?


La biostimolazione può essere presa in considerazione già dopo i 30 anni, quando iniziano a comparire i primi segni legati al fisiologico rallentamento della produzione di collagene. Ma resta un trattamento molto valido anche nella fascia 50-60 e oltre: in realtà, non esiste un’età di “esordio” per tutti. La qualità della pelle varia, infatti, in base a numerosi fattori, tra cui: genetica, esposizione solare, stile di vita e abitudini personali.

Alcune persone possono manifestare perdita di tonicità già nella quarta decade di vita, mentre altre mantengono una buona qualità cutanea più a lungo.

Proprio per questo il trattamento viene sempre personalizzato sulla base delle caratteristiche individuali e degli obiettivi del paziente.

Quanto durano i risultati?


Gli effetti ottenuti dalla biostimolazione superano spesso i 12 mesi, anche se la durata dipende alla capacità della pelle di rispondere al trattamento e dalla continuità del percorso nel tempo.

Generalmente i protocolli prevedono più sedute distribuite nell’arco dell’anno, con una  frequenza personalizzata in base all’età e alle condizioni iniziali della pelle.

Non solo viso: la biostimolazione può essere utile anche sul corpo


Quando si parla di collagene si pensa quasi sempre al viso, ma il processo di invecchiamento interessa tutto il corpo.

Zone come l’interno delle braccia, l’addome, l’interno cosce e i glutei possono andare incontro a una progressiva perdita di tonicità, soprattutto dopo importanti variazioni di peso o dopo una gravidanza.

In questi casi la biostimolazione può rappresentare un supporto interessante per migliorare la qualità della pelle e contrastare la lassità cutanea.

 

Fonti scientifiche

Kim J et al., Clin. Cosmet. Investig. Dermatol. 2019; 12: 771–784. Nowag B et al., presented at AMWC 2019.
Ageing Chpt 7: 169-190.
Humphrey et al. Nature Rev Mol Cell Bio, 2014 ;15: 802–812. Birch HL. 2018 Biochem Cell Bio
Ageing Chpt 7: 169-190.
Courderot-Masuyer C et al., J. Cosmet. Dermatol. 2016 Sep;15(3):260-8.

 
In collaborazione con Alessandra Montelli.

 

 

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