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Biostimolazione: il trattamento che aiuta la pelle a rigenerarsi

Biostimolazione: il trattamento che aiuta la pelle a rigenerarsi


Ultima modifica Mar 24/02/2026 | Redazione Tuame

Un trattamento di medicina estetica che lavora in profondità migliorando la qualità della pelle, come compattezza, luminosità e tonicità. La biostimolazione stimola i processi biologici di rigenerazione in modo graduale e naturale.

Negli ultimi anni la medicina estetica ha cambiato profondamente direzione. Sempre più pazienti cercano trattamenti che migliorino la qualità della pelle senza modificarne i tratti, privilegiando risultati naturali, progressivi e difficili da “riconoscere” dalle altre persone. In questo scenario si inserisce la biostimolazione, conosciuta in ambito medico come bioristrutturazione tissutale, oggi considerata uno dei pilastri della medicina estetica orientata alla skin quality.

Secondo la dottoressa Emanuela Santoro, la crescente attenzione verso questo tipo di trattamenti è il riflesso di un paziente più informato e consapevole, che non desidera più “correzioni evidenti”, ma una pelle visibilmente più sana, luminosa e compatta.

Cos’è la bioristrutturazione tissutale e perché migliora la qualità della pelle


La bioristrutturazione tissutale è un trattamento medico-estetico che agisce sui meccanismi biologici dell’invecchiamento cutaneo, piuttosto che sui singoli inestetismi. Il suo obiettivo non è riempire o volumizzare, ma stimolare la pelle a rigenerarsi dall’interno.

Con il passare del tempo, la produzione di collagene ed elastina rallenta, compromettendo elasticità, compattezza e luminosità della pelle. La biostimolazione interviene proprio su questo processo, favorendo la riattivazione dei fibroblasti, cioè le cellule preposte alla produzione di collagene ed elastina, migliorando la struttura del derma in modo graduale e naturale.

I protocolli di biostimolazione prevedono l’infiltrazione di sostanze biocompatibili e riassorbibili, in cui spicca l’idrossiapatite di calcio diluito, una sostanza biocompatibile, analoga a componenti minerali presenti nell’organismo. in particolare nei denti e nelle ossa.

Il ruolo dell’idrossiapatite di calcio nella biostimolazione


In protocolli selezionati, la biostimolazione può prevedere l’utilizzo di idrossiapatite di calcio opportunamente diluita, non come filler volumizzante ma come stimolatore biologico profondo.

La dottoressa Emanuela Santoro utilizza questo approccio in modo personalizzato, modulando concentrazione e tecnica in base alle caratteristiche della pelle, all’età e allo stile di vita del paziente. Il trattamento viene eseguito nel derma medio-profondo, con cannula, per ottenere una distribuzione uniforme e un elevato comfort.

Il protocollo non è standardizzato: in genere prevede due sedute a distanza di 6-8 settimane, ma viene sempre adattato alle esigenze individuali. L’effetto non è immediato come quello di un riempimento, bensì progressivo: la pelle appare nel tempo più compatta, luminosa e visibilmente migliorata nella sua qualità globale.

Le aree più indicate e i risultati attesi


La biostimolazione trova particolare indicazione in alcune zone chiave, dove il miglioramento della qualità cutanea è più evidente: viso, in particolare area delle guance, collo, mani.

In queste aree la pelle tende a diventare più “rimpolpata” in senso biologico, grazie alla nuova produzione di collagene, senza alterazioni dei volumi naturali. Alcune zone, come fronte e labbra, seguono invece strategie differenti, più adatte alla loro specifica anatomia.

Biostimolazione e pelli sensibili o con esiti di acne


Uno degli aspetti più rilevanti di questo trattamento è la sua elevata tollerabilità. La biostimolazione può essere eseguita anche su pelli sensibili o soggette a rossori, così come su pelli che presentano esiti di acne non attiva.

In questi casi, il beneficio principale riguarda il miglioramento della texture cutanea e della luminosità: la pelle, spesso spenta e asfittica, appare più vitale e compatta. Le cicatrici più profonde possono successivamente essere trattate con procedure mirate, come il laser, ottenendo risultati migliori grazie alla qualità cutanea precedentemente migliorata

Quando effettuare la biostimolazione: stagionalità, tempi di recupero ed eventi importanti


La biostimolazione non è un trattamento fotosensibilizzante e può essere eseguita in qualsiasi periodo dell’anno, compresa l’estate. I tempi di recupero sono minimi, permettendo un rapido ritorno alle attività quotidiane.

Quando il trattamento viene pianificato in vista di un evento importante, è consigliabile programmare la seduta con almeno un mese di anticipo, poiché i processi di stimolazione biologica iniziano nelle settimane successive al trattamento e raggiungono progressivamente il loro effetto.

A chi è indicata e quando associarla a trattamenti di sostegno


La biostimolazione è indicata soprattutto a partire dai 30-35 anni, ma modulabile anche in età diverse, quando iniziano i primi segni di perdita di qualità cutanea. Nelle età più mature, soprattutto in presenza di lassità più marcata, può essere associata a trattamenti di sostegno strutturale, sempre in un’ottica di naturalezza e proporzione.

Questo approccio integrato consente di lavorare contemporaneamente su qualità, struttura e resistenza del tessuto, senza eccessi e senza trasformazioni artificiali.

Una nuova idea di medicina estetica: migliorare senza farsi notare


Dall’esperienza clinica emerge una visione chiara e condivisa: la medicina estetica contemporanea non punta più a cambiare i volti, ma a migliorarne lo stato di salute nel tempo. La biostimolazione rappresenta una risposta concreta per chi desidera una pelle più bella, vitale e luminosa, senza rinunciare alla propria identità.

Un trattamento che non si vede, ma che si riconosce nella qualità della pelle. Ed è proprio questo, oggi, il risultato più ricercato.

 
In collaborazione con Alessandra Montelli.

 


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