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Tossina botulinica o acido ialuronico? Sinergia

Tossina botulinica o acido ialuronico? Sinergia


Ultima modifica Mar 16/06/2026 | Dott. Patrizia Piersini

Quando si parla di medicina estetica, una delle domande più frequenti è: meglio la tossina botulinica o l’acido ialuronico? La risposta dipende dal tipo di inestetismo e dal risultato che si desidera ottenere.

C’è chi presenta soprattutto rughe di espressione, chi invece nota un viso più stanco, svuotato. Ed è proprio per questo che oggi i medici estetici tendono sempre meno a utilizzare un solo trattamento, preferendo invece approcci combinati e personalizzati.

«Acido ialuronico e tossina botulinica lavorano molto bene in sinergia fra loro» spiega la dottoressa Patrizia Piersini, medico estetico a Torino con oltre 30 anni di esperienza. «Oggi cerchiamo sempre di più di ottenere un aspetto naturale del viso, rispettando le caratteristiche del paziente e aiutandolo a invecchiare con gentilezza».

Quando serve la tossina botulinica


La tossina botulinica viene utilizzata soprattutto per trattare le rughe mimiche, cioè quelle legate alla contrazione dei muscoli del viso. Le zone del viso indicate sono:
  • glabella (l’area tra le sopracciglia); 
  • fronte
  • zampe di gallina nella zona perioculare laterale.
Queste rughe possono dare al viso un aspetto stanco, preoccupato o addirittura arrabbiato, anche quando non lo si è realmente.

«La tossina botulinica è in grado di rendere lo sguardo più disteso e aperto» spiega la dottoressa. «Oggi però il suo utilizzo è profondamente cambiato rispetto al passato: non si cercano più visi congelati o sopracciglia troppo arcuate, rispettivamente l’effetto frozen e diabolik. L’obiettivo è mantenere la mimica, rendendola semplicemente più armoniosa e naturale.

Un trattamento ben eseguito si riconosce dal fatto che il viso appare naturale sia a riposo che in movimento: deve mantenere la sua naturalezza anche mentre si parla, si ride o ci si esprime con le emozioni.

«Basta bloccare la fronte, per esempio, per ottenere un risultato artificiale».

Quando invece è più utile l’acido ialuronico


L’acido ialuronico viene scelto soprattutto quando il problema principale dell’invecchiamento non è la mimica, ma la perdita di sostegno dei tessuti.

Con il passare degli anni, infatti, il viso tende progressivamente a:
  • svuotarsi; 
  • perdere compattezza; 
  • scendere verso il basso; 
  • perdere definizione nei contorni. 
È qui che entrano in gioco i filler a base di acido ialuronico, che permettono di sostenere alcune aree strategiche del volto senza necessariamente “gonfiare”.

«Spesso il primo approccio consiste nel lavorare sul terzo medio inferiore del viso quando sono presenti lassità, rughe nasogeniene marcate e perdita di definizione dell’ovale» spiega la dottoressa.

Tra le zone più trattate ci sono:
  • arco zigomatico
  • regione preauricolare
  • mandibola
  • contorno labbra

Perché oggi si evita l’effetto “gonfio”


Uno dei temi più ricorrenti nella medicina estetica contemporanea è il rifiuto dell’effetto artificiale.

«Gonfiore non significa giovinezza» sottolinea la dottoressa Piersini. «Riempire eccessivamente il viso può dare maggiore distensione, ma cambia completamente i connotati della persona».

È un punto importante perché sempre più persone arrivano dal medico con la paura di ottenere un viso troppo pieno o poco naturale. Per questo motivo oggi si adotta un approccio più conservativo, rispettando le proporzioni del volto, i tempi di assorbimento dell’acido ialuronico e la struttura naturale del viso. 

«A volte il paziente si ripresenta dopo mesi e non ha ancora bisogno di altre iniezioni di acido ialuronico» racconta la specialista. «In questi casi è meglio non iniettare nuovamente, perché il rischio è ottenere un viso gonfio e poco armonioso».

Tossina botulinica e acido ialuronico: perché funzionano bene insieme


Tra tossina botulinica e acido ialuronico c’è sinergia. La tossina botulinica lavora sulla componente muscolare e mimica, mentre l’acido ialuronico aiuta a sostenere i tessuti e ridefinire i volumi del volto.

Utilizzati insieme, permettono di ottenere un risultato più equilibrato:
  • il viso appare meno stanco; 
  • i contorni risultano più definiti; 
  • le rughe vengono ammorbidite; 
  • l’espressione resta naturale. 
«Il nostro obiettivo non è trasformare il paziente» spiega la dottoressa Piersini. «Vogliamo ottenere un aspetto più fresco e riposato, senza alterare le caratteristiche del suo volto».

Come si ottiene l’effetto lifting non chirurgico


Oggi molti pazienti cercano informazioni online su quello che viene definito “lifting medico” o “lifting non chirurgico”. In realtà, non è un lifting paragonabile alla chirurgia, ma tecniche che aiutano a sostenere e rimodellare il viso in modo soft.

Nel caso dell’acido ialuronico, il trattamento viene eseguito lavorando in profondità su alcune aree strategiche. «Si inietta il prodotto lungo l’arco zigomatico e nella zona preauricolare per ridare sostegno ai tessuti» spiega la dottoressa Piersini. «Questo permette di ottenere un effetto tensore e di ridefinire il triangolo del viso».

Il risultato ricercato non è un volto più voluminoso, ma un viso più tonico, con contorni definiti e meglio “sostenuti” nei tratti.

«È importante rispettare sempre la fisionomia del paziente. Una ruga può senz’altro restare, se il risultato finale appare più naturale e armonioso» conclude la dottoressa Piersini.

 

Fonti scientifiche
  1. Suitable for modelling and restoring volume, correcting imbalances and creating contours, Xie Y, Wu S, Wang L, et al. . Plast Reconstr Surg Glob Open. 2023;11(11):e5423.
  2. Kane MA et al. Dermatologic Surgery, 2015;41(11):1319. • Rzany B et al. Dermatologic Surgery, 2013;39:95–103. • Fischer T et al. Journal of Drugs in Dermatology, 2020;19(5):461–469.
 
In collaborazione con Alessandra Montelli.

 

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Piersini Patrizia

Autore

Chirurgia estetica,Medicina estetica

Torino (TO)


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