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Full face: come funziona il trattamento multilayer con acido ialuronico

Full face: come funziona il trattamento multilayer con acido ialuronico


Ultima modifica Mar 07/07/2026 | Dott. Marco Gratteri

Ripristinare l’equilibrio dell’intero volto è l’obiettivo del filler di “nuova generazione”. Non si tratta più di riempire una singola ruga o aumentare il volume di un’area specifica, ma di restituire al viso le proporzioni perdute con il tempo.

È il principio del full face, un approccio sempre più diffuso che, come spiega il dottor Marco Gratteri, medico estetico e chirurgo plastico, considera il volto nella sua tridimensionalità. Per eseguirlo, il medico utilizza la tecnica multilayer, cioè un trattamento “a strati” che impiega acidi ialuronici con caratteristiche diverse a seconda della profondità di iniezione. 

Il full face non corregge una sola ruga, ma ristabilisce l’armonia del volto


Letteralmente “viso completo”, il full face è un trattamento di medicina estetica che va oltre la semplice somma dei trattamenti in più aree del volto. «L’obiettivo è ristabilire l’armonia tra le diverse unità anatomiche, quali: zigomi, linea mandibolare, mento, naso e labbra» precisa il dottor Gratteri.

Prima del trattamento, il medico non valuta ogni zona separatamente, ma osserva come le diverse strutture dialogano tra loro. «Con il passare del tempo o dopo un importante dimagrimento, il volto può perdere le sue proporzioni. Intervenire esclusivamente sulla ruga visibile rischia quindi di produrre un risultato poco naturale, mentre riequilibrare l’insieme permette di ottenere un miglioramento più armonioso».

Perché oggi si lavora “a strati”: il significato della tecnica multilayer


Uno degli aspetti più innovativi del full face è l’approccio multilayer. «Per spiegare il concetto, utilizzerei la metafora della costruzione di una casa» dice il dottor Gratteri. «Prima si realizzano le fondamenta, poi si costruiscono i pilastri e solo alla fine si rifiniscono le pareti. Allo stesso modo, anche il volto viene trattato partendo dai piani anatomici più profondi per arrivare gradualmente a quelli superficiali.

Il primo livello è il piano periostale, cioè quello a diretto contatto con l’osso sottostante. È qui che viene creato il sostegno strutturale del volto, iniettando acidi ialuronici “densi” ad alto peso molecolare. Oltre a essere un piano particolarmente sicuro dal punto di vista anatomico, consente di guidare il sollevamento dei tessuti seguendo vettori ben precisi, senza creare accumuli di volume nelle zone superficiali.

Successivamente si interviene sullo SMAS (Sistema Muscolo-Aponeurotico Superficiale), cioè lo strato di tessuto fibro-muscolare, che rappresenta una sorta di “pilastro” dell’intera costruzione rappresentata dal full face. Solo nell’ultima fase del trattamento si lavora negli strati più superficiali per perfezionare il risultato e trattare eventuali rughe sottili. In questo caso, si utilizza un filler di acido ialuoronico più fluido».

Per ogni profondità anatomica del viso esiste un acido ialuronico diverso


L’approccio multilayer del full face si caratterizza per un uso differenziato del filler con acido ialuronico. «Nel piano più profondo del viso si utilizzano prodotti più strutturati, capaci di fornire sostegno. Negli strati intermedi la scelta si orienta verso acidi ialuronici con caratteristiche reologiche diverse, adatti a convivere con il movimento delle strutture muscolari del volto. Nelle zone più superficiali, invece, vengono impiegati acidi ialuronici a basso peso molecolare, quindi più morbidi, indicati per migliorare le piccole irregolarità della pelle o le rughe.

In alcuni casi, gli acidi ialuronici possono essere iniettati anche nella stessa regione anatomica, come ad esempio lo zigomo, ma a profondità differenti, in modo che ciascun prodotto svolga la funzione per cui è stato progettato (ovvero: sostenere i tessuti, ripristinare I volume, correggere le rughe). 

Perché lavorare in profondità aiuta a evitare “l’effetto gonfio”


«L’effetto gonfio, spesso temuto dalla maggior parte dei pazienti, non dipende tanto dalla quantità di acido ialuronico utilizzata, quanto da come e dove viene posizionata.

Quando l’acido ialuronico viene iniettato nei piani profondi del viso, è possibile accompagnare i tessuti nella direzione desiderata, cioè sollevarli, senza dover aumentare eccessivamente il volume in superficie. È proprio questa valutazione dei piani anatomici che permette di ottenere un risultato più armonioso, rispettando le proporzioni del volto» spiega il dottor Gratteri.

Naturalmente, un approccio di questo tipo richiede una conoscenza approfondita dell’anatomia del viso e una scelta accurata del prodotto più adatto per ogni livello piano.

Non solo invecchiamento: il full face può essere utile anche dopo una grande perdita di peso


Ci si può ritrovare con le proporzioni del viso alterate anche dopo un forte dimagrimento. «Esempi sempre più frequenti riguardano le persone che hanno perso molto peso in tempi rapidi, anche grazie ai farmaci agonisti del recettore del GLP-1. In questi casi, può comparire quella che viene definita “Ozempic face”, caratterizzata da uno svuotamento importante del volto. Attraverso un trattamento di tipo full face è possibile ricostruire gradualmente i volumi degli zigomi, ridefinire il profilo mandibolare e ristabilire un equilibrio tra mento, labbra e naso.

Un trattamento personalizzato che guarda all’intero volto


Il full face rappresenta bene l’evoluzione della medicina estetica degli ultimi anni: non più interventi isolati su singole rughe, ma una valutazione globale del volto e delle sue proporzioni.

La possibilità di utilizzare acidi ialuronici con caratteristiche differenti nei diversi piani anatomici consente di costruire trattamenti altamente personalizzati, in cui ogni prodotto ha una funzione precisa all’interno dell’architettura del viso.

 

Fonti scientifiche
Xie Y, Wu S, Wang L, et al. . Plast Reconstr Surg Glob Open. 2023;11(11):e5423.
Fischer TC, et al. Facial Plast Surg. 2016 Jun;32(3):283-8.
Kerscher M et al. Clin Cosm Inv Dermatol. 2017;10:239-247.

 
In collaborazione con Alessandra Montelli.

 

 

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