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Neck lift o Lower Face lift? Quali sono le differenze?

Neck lift o Lower Face lift? Quali sono le differenze?


Mar 13/07/2021 | Dott. Giulia Astolfi

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Il Neck lift e il Lower Face lift sono degli interventi estetici eseguiti con l’obiettivo di trattare inestetismi nella parte inferiore del volto. Si possono realizzare con tecniche più o meno invasive, quello che cambia tra i due è l’area specifica trattata.

Il Neck Lift è, tradotto letteralmente dall’inglese, il lifting del collo. Il Lower Face lift invece, si potrebbe parafrasare come il lifting della parte inferiore del volto. E infatti è proprio così, i due interventi, sebbene possano essere eseguiti con tecniche medico estetiche similari, sono rivolti specificatamente e rispettivamente a queste due aree.

Gli inestetismi che si verificano in entrambe le zone sono legati inevitabilmente al processo di cronoaging, ossia l’invecchiamento cutaneo legato all’età. Il tempo che passa agisce su tutti gli strati della pelle: epidermide, derma e ipoderma. Anche la struttura ossea viene coinvolta, perché con l’avanzare dell’età si assiste ad un riassorbimento del tessuto, se pur di lieve entità, ma che contribuisce a modificare le linee del terzo inferiore del volto.

L’epidermide con il passare del tempo si assottiglia, a causa non solo del cronoaging ma anche dell’esposizione agli agenti atmosferici, che contribuiscono a danneggiarne la parte superficiale. Basse temperature e sbalzi termici causano la perdita di continuità del film idrolipidico superficiale, una sorta di “pellicola” che protegge l’epidermide ad aiuta a trattenere acqua all’interno, mantenendo un corretto stato di idratazione. 

Nel derma diminuiscono invece le concentrazioni di collagene, elastina ed acido ialuronico. Il collagene è una proteina fibrosa, la più abbondante nei tessuti connettivi del corpo umano. Nel derma forma insieme all’elastina una rete solida e stabile a sostegno dell’epidermide. All’interno di questa rete si insinua poi una matrice gelatinosa formata da acido ialuronico e acqua, che ha il compito di manutenere idratazione e volumi.

Intorno ai 25 anni di età, l’organismo inizia a rallentare la produzione di collagene, per cui con il passare del tempo le riserve diminuiscono, e il collagene di nuova sintesi non riesce più a compensare quello vecchio, che invece viene degradato. I segni ovviamente non si vedono subito, ma iniziano a comparire in media dopo i 35 anni, quando la pelle perde tono, compattezza ed elasticità. Il tessuto cutaneo non è più sodo come prima ma lasso, e tende a scivolare verso il basso. Questo influisce sia sulla definizione delle linee del terzo inferiore del volto, e sia su quella della zona del collo e sotto-mentoniera. 

Più internamente al derma si trova l’ipoderma, costituito da tessuto muscolare e pannicolo adiposo sottocutaneo. Con l’età il muscolo perde tono, ed il pannicolo adiposo si assottiglia. Se aggiungiamo il riassorbimento del tessuto osseo, quello a cui assistiamo è una perdita progressiva di spessore, forme e tonicità della pelle.

Da qui tutta la serie di inestetismi che caratterizzano il terzo inferiore del volto (la zona che va dalla punta del naso al mento), la regione sottomentoniera ed il collo, inestetismi che possono essere corretti con interventi di medicina o chirurgia estetica, come per l’appunto il Neck lift e il Lower Face lift.

 

Neck lift: quali inestetismi può correggere


Il Neck lift, come si può intuire dal termine stesso, è un intervento diretto verso gli inestetismi che si presentano sulla zona del collo. In particolare, il Neck lift può correggere:

  • Pelle in eccesso e afflosciata sul collo (il cosiddetto "bargiglio di tacchino")

  • Depositi di grasso in eccesso sotto il mento (il cosiddetto “doppio mento”)

  • Fasce del collo verticali particolarmente evidenti.


È importante correggere sugli inestetismi del collo, perché spesso si tende a curare più il viso per cui è potrebbe essere proprio il collo a “tradire” e rivelare la vera età di una persona.

 

Lower Face lift: quali inestetismi può correggere


Il Lower Face lift agisce sempre andando a eliminare il tessuto cutaneo in eccesso, ricompattando al contempo la pelle per eliminare le lassità. A differenza del Neck lift, che riguarda più specificatamente collo e zona sottomentoniera, il Lower Face lift viene eseguito sugli inestetismi che caratterizzano il terzo inferiore del volto, ossia la zona che va dalla punta del naso alla punta del mento.
L’inestetismo più comune di questa zona è la perdita della definizione dell’ovale, a causa di una perdita di compattezza ed elasticità del tessuto cutaneo che tende a scivolare verso il basso, “smussando” le linee.

 

Neck lift: tecniche di medicina e chirurgia estetica


Come per ogni problematica di natura estetica, è possibile intervenire con un approccio medico o un approccio chirurgico, a seconda della natura del problema, della sua entità e dei risultati auspicati.
Il neck lift chirurgico può essere eseguito con diverse tecniche, scelte in base alle necessità del paziente e ai risultati che si vogliono ottenere.
Nei casi più lievi, tipicamente nei pazienti più giovani, che mantengono un buon tono e trofismo cutaneo e non presentano lassità, ma presentano il cosiddetto “doppio mento”, è possibile intervenire con la tecnica di liposuzione del grasso sottomentoniero.
Nei casi intermedi, in cui si evidenzia una lassità cutanea di lieve o media entità e bande platismatiche rilevate, si rende necessario un approccio chirurgico ad accesso laterale, che permetta di liberare i tralci fibrosi del tessuto sottocutaneo, e di incidere e suturare del muscolo al fine di ottenere un effetto tensivo.

Altra metodica è rappresentata dall’impiego di fili sospensori permanenti, che vengono impiantati nel tessuto sottocutaneo esercitando una forza tensiva, in modo da distendere il tessuto sottocutaneo e quelli sovrastanti.
Per i casi di lassità e rugosità meno marcati, o nei casi in cui non sia possibile intervenire chirurgicamente, anche la medicina estetica offre numerosi trattamenti.
La tossina botulinica, può essere iniettata a diluizione classica intervenendo direttamente sulle bande platismatiche in evidenza, oppure iperdiluita e iniettata nel tessuto sottocutaneo, il cosiddetto micro-botulino, per determinare un miglioramento del tono cutaneo e distendere le micro-rugosità superficiali.

I filler a base di idrossiapatite di calcio e carbossi-metil-cellulosa, grazie alla loro particolare formulazione consentono di ottenere contemporaneamente un effetto riempitivo e biostimolante. Se utilizzati con una particolare diluizione, vengono iniettati superficialmente al fine di distendere la cute della regione interessata.

Gli ultrasuoni microfocalizzati, emessi da un particolare trasduttore, inducono un surriscaldamento del derma e dello SMAS. Grazie all’effetto termico che si genera, il collagene sottocutaneo viene stimolato a modificarsi e a generarsi nuovamente, con una conseguente distensione dei tessuti. A differenza di quanto avviene utilizzando la tossina botulinica e i filler, gli effetti non si rendono apprezzabili se non prima di qualche settimana dal trattamento.

 

Lower Face lift: tecniche di medicina e chirurgia estetica


Il trattamento del terzo inferiore del viso è spesso correlato al trattamento del collo, in quanto queste due regioni presentano aree anatomiche che si embricano tra loro.
Dal punto di vista chirurgico è possibile intervenire sullo SMAS aumentandone la tensione attraverso le sue plicature ed eliminando la cute in eccesso, andando poi ad ancorare la cute tensionata con punti di sutura.
Spesso, per necessità delle pazienti o nei casi meno compromessi, è possibile ottenere ottimi risultati con interventi meno invasivi.
Come per il lifting del collo possono essere impiegate diverse metodiche a questo scopo. In particolare, attraverso l’utilizzo di filler riempitivi (acido ialuronico o idrossiapatite di calcio) si agisce andando a ripristinare il sostegno che è andato via via mancando col passare del tempo, ridefinendo l’ovale e il contorno mandibolare. Iniettando queste sostanze in profondità, gli strati superficiali beneficiano di un nuovo sostegno e vanno incontro ad una distensione e miglioramento del tono cutaneo.
Gli ultrasuoni microfocalizzati permettono, così come avviene per il collo, di migliorare la lassità del terzo inferiore del viso, determinando, grazie al loro effetto termico, un rimodellamento del collagene sottocutaneo e un aumento di tensione dello SMAS.

 

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Giulia Astolfi

Autore

Medicina estetica

Milano (MI)

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