Mastoplastica additiva interventi e protesi

Autore: Dott. Santanchè Paolo

Del: 08/10/2018

Un numero sempre crescente di donne s’interessa e si documenta sul tema degli interventi di mastoplastica additiva per migliorare l’aspetto del proprio seno. Vero è che la chirurgia estetica ha compiuto passi da gigante nell’elaborare e mettere a punto tecniche d’intervento sempre più raffinate e protesi tecnologicamente sempre più evolute, offrendo soluzioni sempre più sicure e meno invasive per il seno. L’evoluzione, sia delle tecniche chirurgiche, sia delle protesi, per la mastoplastica additiva sono oggi in grado di creare un seno sempre all’altezza delle aspettative delle pazienti, perfettamente armonizzato con il proprio corpo. Naturalmente non si può prescindere dall’abilità del chirurgo: ci vogliono buoni ingredienti, ma senza un bravo cuoco… anche i migliori prodotti saranno sprecati.

 

Le varie tecniche di intervento per la mastoplastica additiva al seno

Come spiega il dottor Paolo Santanchè, specialista in chirurgia plastica estetica, capita sempre più spesso che le pazienti si interroghino su quale sia la tecnica migliore attraverso cui svolgere un intervento di mastoplastica additiva, e quindi per ottenere un seno migliore mediante uso di protesi. Si chiedono dunque se sia preferibile una tecnica retro ghiandolare, oppure sottomuscolare o dual plane, e quindi ancora se sia preferibile l'accesso periareolare, quello sottomammario o dall'ascella. Secondo il dottor Santanchè, è di estrema importanza precisare che la valutazione di quale tecnica utilizzare in un intervento di mastoplastica additiva spetta in maniera assoluta al chirurgo plastico, che a sua volta individuerà la tipologia di protesi più adatta, la posizione della protesi nel seno più indicata, retroghiandolare o retromuscolare o dual plane, a seconda di quello che si vuole ottenere considerando l’imprescindibile punto di partenza.

Certi dettagli di tecnica della mastoplastica additiva non possono essere applicati su di tutti, dal momento un certo modello di protesi e una certa posizione della protesi, possono essere indicati per una persona, ma per un’altra non sono necessariamente validi e si richiede dunque un’altra tipologia di protesi e un'altra posizione d’impianto della protesi stessa nel seno” chiarisce il dottor Santanchè.

La via d'accesso al seno negli interventi di mastoplastica additiva estetica, non condiziona la tecnica della mastoplastica additiva con cui inserire le protesi: e dunque la stessa tecnica d’impianto e lo stesso tipo di protesi che si possono utilizzare per via sottomammaria, si possono fare dalla via periareolare o da quella ascellare.

 

Interventi di mastoplastica additiva attraverso la via ascellare

Come spiega il dottor Santanchè dunque, per la mastoplastica additiva la scelta della via d’accesso per le protesi dipende principalmente da una scelta del chirurgo, e soprattutto dalla sua abilità. La via ascellare, o transascellare, consente di ottenere un seno talmente privo di cicatrici e di occultare le stesse in una zona poco visibile e dalla cicatrizzazione ottimale. Questa tecnica va eseguita attraverso l'utilizzo dell’endoscopia, perché per vedere all'interno della tasca per la protesi che si va ad allestire per via ascellare è necessario utilizzare una telecamera a fibre ottiche che consente la visione totale di ogni particolare della tasca che si deve allestire nel seno per ospitare la protesi. Un intervento di mastoplastica additiva ver via ascellare in endoscopia dunque, secondo il dottor Santanchè, non solo è l’intervento tecnologicamente più avanzato, ma prospetta effettivamente numerosi vantaggi, in quanto consente una visione di precisione ingrandita e di utilizzare l'ascesso ascellare che è quello più nascosto e lontano dalla mammella: si otterrà quindi un seno che è estremamente difficile da distinguere da uno naturale. Anche per un esperto.

Un ulteriore plus di questa via d’accesso per la mastoplastica, secondo il dottor Santanchè, è quello di poter avere una visuale completa e ingrandita del campo operatorio consentendo una precisione maggiore e creando dunque una tasca perfetta nel seno, adatta ad ospitare quella protesi, donando, dunque, un effettivo miglioramento nell’aspetto del seno della paziente, senza dover necessariamente tradire la presenza della mano del chirurgo. A chiarimento di alcune “disinformazioni” date da taluni chirurghi alle pazienti, non esistono controindicazioni alla via ascellare, ad eccezione dell’incapacità del chirurgo! Qualunque protesi anatomica o ergonomica di qualsiasi dimensione può essere impiantata per via ascellare in una mastoplastica additiva estetica.

Interventi di mastoplastica additiva attraverso la via ascellare

È la via più invasiva e quella che posizione la cicatrice nel punto più delicato e più visibile “in certi momenti”.

Interventi di mastoplastica additiva attraverso la via sottomammaria

È la via d’acceso per la mastoplastica additiva più semplice. Dovrebbe essere riservata solo agli interventi secondari e riparativi e ai casi in cui sia richiesta la totale asportazione della vecchia capsula periprotesica di una precedente mastoplastica. È la via scelta dai chirurghi meno esperti.

Un altro elemento al centro di numerose preoccupazioni per quelle pazienti che scelgono di sottoporsi ad un intervento di mastoplastica additiva –osserva il dottor Santanchè - è quello che riguarda la tipologia di protesi da impiantare nel seno, e dunque protesi rotonde, protesi anatomiche, protesi in poliuretano o protesi ergonomiche. In base all’esperienza clinica del dottor Santanchè, la scelta si riduce tra protesi anatomiche e protesi ergonomiche.

Le protesi anatomiche sono prodotte da diverse aziende e vantano un utilizzo più che ventennale, fin dal 1995. Devono essere impiantate nella quasi totalità dei casi in posizione sottomuscolare dual plane. Restano la scelta d’elezione nelle mammelle molto svuotate e leggermente scese (pseudo-ptosi) ai limiti della mastopessi.

Le protesi ergonomiche sono il prodotto tecnologicamente più avanzato. Data la loro eccezionale morbidezza e l’innovativo gel dinamico, consentono un impianto quasi sempre retroghiandolare, più anatomico, meno invasivo, meno doloroso e con un tempo di recupero dimezzato. La nano-testurizzazione della superficie delle protesi contrasta in modo molto efficace il rischi di retrazione capsulare. Sono le protesi che oggi consentono i risultati più naturali e di ottenere un seno difficilmente distinguibile da uno vero anche dall’occhio di un esperto.

Le protesi rotonde oggi sono assolutamente superate. Restano ancora utilizzate negli interventi più economici, dato il minor costo, e dai chirurghi meno esperti, data la maggior facilità d’impianto. Non consentono grande naturalezza a causa della forma troppo rotonda sulla parte superiore della mammella.

Le protesi al poliuretano sono le più rigide, non possono quasi mai essere impiantate per via ascellare, necessitano di un incisione più lunga e se a tutta prima sembrano in grado di risolvere i casi più difficili di retrazione capsulare recidivante, hanno un tasso di incapsulamento tardivo abbastanza elevato. Sono utilizzate da una piccola percentuale di chirurghi “affezionati” a questo tipo di protesi.

Fondamentale in ogni intervento di mastoplastica additiva per migliorare l’aspetto del seno è che in ogni caso il paziente deve richiedere al chirurgo un certo tipo di risultato, non un certo tipo di tecnica.

Ovviamente alla base di tutto deve esserci la scelta di un chirurgo esperto: un chirurgo che non è capace di impiantare una protesi anatomica o che non è in grado di effettuare una mastoplastica additiva per via ascellare, non le consiglierà di certo e troverà mille scuse per consigliare una protesi rotonda per via sottomammaria!

Un seno più in armonia con l’anatomia e il corpo della paziente, senza trascurare l’aspetto psicologico, senza stravolgimenti né segni che possano indicare il ricorso alla mastoplastica additiva, è il risultato ideale.

 

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