Ultima modifica Mer 11/02/2026 | Redazione Tuame
Tra mode, social e nuovi canoni estetici, come sta cambiando il concetto di armonizzazione del viso.
Negli ultimi anni la parola armonizzazione è entrata con forza nel vocabolario della medicina estetica. «È una parola che piace, rassicura e promette naturalezza. Ma proprio per questo è anche una delle più abusate» spiega il dottor Massimo Renzi, chirurgo plastico a Genova.
Cosa significa davvero armonizzare un volto oggi? È solo un termine di moda o esprime un reale cambio di paradigma nel modo di intendere la medicina estetica?
Per capirlo, occorre uscire dalla logica del singolo trattamento per entrare in quella del progetto globale, costruito sulla persona (non sull’inestetismo).
«Oggi molti trattamenti estetici vengono reclamizzati come “armonizzanti”, ma solo per risultare più appetibili» osserva il Dottor Renzi. Tuttavia, il problema non è solo linguistico: è culturale.
Per anni una parte della medicina estetica ha promosso modelli esasperati: volumi eccessivi, zigomi ipertrofici, volti bloccati dall’eccesso di tossina botulinica. Un’estetica che, nei primi anni Duemila, rappresentava quasi uno status symbol: il segno visibile di “poterselo permettere”.
Il risultato è che alcuni pazienti, dopo anni di trattamenti estetici spinti, hanno sviluppato una percezione alterata della propria immagine: senza arrivare alla dismorfofobia clinica, ma con un’idea di “naturale” lontana dai canoni attuali.
«Io credo che la medicina estetica sia davanti a un bivio: da una parte c’è una clientela, cresciuta in un’epoca di eccessi, che fatica ad accettare risultati più morbidi. Per questi pazienti, un volto che torna a muoversi dopo la tossina botulinica può sembrare “ritocco non riuscito”.
Dall’altra parte c’è una nuova generazione di pazienti, che arriva con esempi da evitare, ben impressi nella mente: non vuole essere additata come “rifatta”, ma apparire semplicemente più riposata, fresca e coerente con la propria età».
È in questo passaggio che l’armonizzazione torna ad avere senso: quando il medico aiuta il paziente a riconoscersi nel proprio volto, prima ancora di intervenire con qualsivoglia trattamento.
In questa trasformazione i social network hanno avuto un ruolo centrale, spesso spingendo mode effimere senza rispetto dell’anatomia e delle proporzioni (si pensi al trend delle Russian Lips, oggi già in disuso).
«Il volto non è un vestito né un prodotto make up che cambi come vuoi» sottolinea il dottor Renzi. «Alterare le strutture anatomiche per seguire una tendenza significa stravolgere l’identità di una persona.
A complicare tutto c’è anche la mancanza di linee guida condivise. «A differenza di altre specialità, la medicina estetica ha vissuto una deregolarizzazione che rende difficile distinguere tra pratica medica, marketing aggressivo e improvvisazione». Da qui la necessità di riportare al centro l’etica e la formazione, oltre che il senso del limite.
Dal punto di vista clinico, l’armonizzazione non coincide con la semplice combinazione di filler, tossina botulinica e biostimolazione.
Ogni trattamento ha un obiettivo diverso:
Questi strumenti non vanno applicati in modo automatico, ma orchestrati con criterio, in base al volto e alla storia del paziente.
«È nello sguardo che si concentra l’80% del risultato». La perdita di volume nella zona malare, l’abbassamento del sopracciglio e le rughe di espressione contribuiscono in modo decisivo all’aspetto stanco del volto. Ripristinare equilibrio in quest’area significa restituire freschezza senza stravolgere.
Solo dopo si lavora su mandibola, contorni del viso e qualità della pelle. «È un approccio che richiede visione d’insieme, esperienza e la capacità di dire no quando serve».
Molti pazienti arrivano dal medico con una paura precisa: sembrare artificiali.
Una paura spesso alimentata da esempi negativi visti nella vita quotidiana o sui social.
«La risposta è la gradualità. Lavorare per step, fermarsi quando il paziente lo desidera, costruire fiducia nel tempo. E quando la richiesta va in direzione opposta, cioè verso l’eccesso, è importante saper riconoscere che non è il paziente adatto a chi ha fatto dell’armonizzazione il baluardo della propria professionalità.
Oggi armonizzare in medicina estetica significa soprattutto scegliere la misura: osservare il volto nel suo insieme, rispettarne proporzioni e identità, per poi intervenire con criterio. Non è una promessa di trasformazione, ma un modo di lavorare che richiede esperienza e senso del limite.