Ultima modifica Mar 03/02/2026 | Redazione Tuame
Insieme lavorano meglio. Neuromodulazione e biostimolazione rigenerativa sono due trattamenti che possono essere associati in una o più sedute per contrastare i vari livelli dell’invecchiamento.
Oggi in medicina estetica si parla sempre meno di singoli trattamenti e sempre più di percorsi personalizzati, cioè costruiti sul volto, sull’età biologica e sulle aspettative reali del paziente. È in questo contesto che si colloca l’interesse crescente per i protocolli combinati, capaci di agire contemporaneamente su più livelli dell’invecchiamento.
Secondo la dottoressa Susanna Marini, medico estetico a Trieste formatasi nel Regno Unito e a Tel Aviv, l’integrazione tra neuromodulazione con tossina botulinica e biostimolazione viso rappresenta uno degli approcci più completi e rispettosi della fisionomia individuale.
Neuromodulazione e biostimolazione sono due trattamenti che rispondono a bisogni diversi ma complementari.
«È un approccio a due livelli: uno dinamico e l’altro strutturale. Insieme permettono un risultato più armonico e completo rispetto ai trattamenti eseguiti separatamente. Inoltre, uno dei vantaggi della combinazione riguarda il fatto che non cambia i lineamenti, ma accompagna il volto verso una qualità della pelle migliore e un’espressione più riposata» specifica la dottoressa Marini.
«Sì, ed è uno degli aspetti più apprezzati dai pazienti.
La neuromodulazione è indicata soprattutto per le rughe dinamiche, quelle che compaiono in seguito ai movimenti continui dei muscoli facciali (di solito sulla fronte e nell’area attorno agli occhi); mentre la biostimolazione rigenerativa è particolarmente utile nei casi di lassità cutanea, soprattutto nel terzo inferiore del volto, dove contribuisce a un effetto di miglioramento del sostegno e della compattezza dei tessuti.
La sinergia tra i due trattamenti consente quindi di lavorare sia sulle rughe legate alla mimica sia sulla perdita di tono che accompagna l’invecchiamento cutaneo».
«Il punto di partenza è sempre una valutazione approfondita del volto.
Non si tratta solo di osservare la pelle, ma di analizzare l’anatomia, la mimica e i volumi del volto. Inoltre, cerco di comprendere quale area il paziente desidera migliorare nello specifico» puntualizza la dottoressa Marini.
«Nella maggior parte dei casi, preferisco eseguire entrambi i trattamenti nella stessa seduta, iniziando dalla tossina botulinica e proseguendo con la biostimolazione rigenerativa. Quest’ultima viene effettuata con idrossiapatite di calcio diluita, una sostanza che stimola la produzione di nuovo collagene da parte delle cellule preposte (i fibroblasti), senza creare volumi artificiali».
Molto importante è la comunicazione con il paziente. «Sì alla chiarezza, ma è meglio non scendere in dettagli tecnici che potrebbero generare inutili timori: è sufficiente spiegare cosa fa il trattamento e quali benefici aspettarsi, per stabilire un clima di fiducia».
Uno degli aspetti centrali del protocollo è la personalizzazione, che non dipende tanto dall’età anagrafica quanto dalle condizioni reali della pelle.
«Non tutti i pazienti invecchiano allo stesso modo. Genetica, esposizione solare, stile di vita e abitudini incidono moltissimo. Per questo ogni protocollo deve essere costruito su misura» precisa la dottoressa Marini.
I tempi di risposta dei due trattamenti sono diversi, ed è importante che il paziente lo sappia chiaramente.
Durante la seduta, il fastidio è generalmente lieve e ben tollerato. Nei giorni successivi, possono comparire piccoli lividi, gonfiore o un lieve edema, ma si tratta di effetti transitori che si risolvono spontaneamente in breve tempo.
In caso di pazienti che si avvicinano per la prima volta alla medicina estetica, si possono dilazionare i trattamenti, eseguendoli a distanza di qualche giorno o di una settimana, così da rendere l’esperienza più graduale.
L’invecchiamento del volto non riguarda solo la pelle, ma coinvolge anche i tessuti profondi e i volumi.
Per questo, secondo la dottoressa Marini, il vero valore della medicina estetica moderna sta nel dialogo con il paziente e nella costruzione di un percorso condiviso.
«Decidere insieme il trattamento più adatto è fondamentale. Solo così si ottengono risultati credibili, equilibrati e in sintonia con l’identità della persona».