Blefarocalasi: cos’è e quali sono i possibili trattamenti

Blefarocalasi: cos’è e quali sono i possibili trattamenti


Mer 23/09/2020 | Dott. Giuseppe Fera

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Si dice che “a volte uno sguardo, vale più di mille parole” e non a caso. Lo sguardo è la prima cosa che colpisce di una persona, l’espressività può trasmettere antipatia o simpatia, fiducia o diffidenza. Difetti estetici a carico della zona oculare possono quasi “falsare” l’espressione, per cui la richiesta di correggerli viene spesso dal desiderio della persona di ritrovarsi più in armonia con il proprio sguardo. L’occhio è inoltre l’organo deputato alla vista, per cui un difetto estetico a carico della palpebra può determinare una chiusura dello sguardo e limitarlo anche a livello funzionale, e da qui la necessità di correggere il difetto.

Con il termine blefarocalasi si intende un inestetismo della palpebra superiore, caratterizzato da un eccesso di cute e un aumento della sua lassità. L’eccesso di tessuto può essere associato anche a un accumulo di grasso o ad un eccesso di tessuto muscolare, ma quello che è sempre presente è la lassità cutanea. Quello che si nota è la “palpebra calante”, che può arrivare a coprire parzialmente l’area della pupilla, rischiando di compromettere il campo visivo.

Il difetto può essere di natura congenita oppure correlato all’invecchiamento cutaneo.

L’epidermide è sostenuta normalmente da una rete stabile ed elastica presente nel tessuto connettivo sottostante, formata da collagene ed elastina, due proteine fibrose prodotte fisiologicamente dall’organismo. Con l’avanzare dell’età, questo processo metabolico rallenta, e di conseguenza diminuiscono le concentrazioni di queste due proteine. La funzione di sostegno che queste normalmente esplicano sull’epidermide è meno efficace, così il tessuto tende a svuotarsi e scivolare verso il basso per forza di gravità. Con l’invecchiamento inoltre, si può assistere ad un aumento del tessuto adiposo e ad una perdita di tono muscolare.

Se focalizziamo questi cambiamenti sulla palpebra superiore, quello che ne deriva è proprio l’inestetismo descritto come blefarocalasi.

Per correggere una blefarocalasi si agisce quasi sempre con la blefaroplastica, intervento di chirurgia plastica attraverso il quale si va a rimuovere l’eccesso di tessuto a livello delle palpebre ed a risollevare la cute, restituendo allo sguardo freschezza e tonicità.

In presenza però di un difetto di lassità cutanea più semplice, dove non vi sia un accumulo di tessuto adiposo né una compromissione del campo visivo, si potrebbe optare anche, sempre a discrezione del chirurgo plastico, per una tecnologia moderna e meno invasiva quali possono essere gli ultrasuoni microfocalizzati ecoguidati.


Blefarocalasi: come correggerla con la blefaroplastica


Nel corso della prima visita viene eseguita una accurata anamnesi; quindi si passa all'esame obiettivo, che consiste nell'analisi delle palpebre, per valutarne la consistenza e la qualità della cute e per verificare la presenza di grasso periorbitale erniato. Si prescrivono, quindi, gli esami di routine. I risultati delle analisi vengono valutati nel corso della seconda visita, immediatamente prima dell'intervento, quando vengono eseguite le fotografie, viene concordato il programma operatorio definitivo e viene firmato il consenso all'intervento e all'anestesia.

 

La tecnica operativa


Generalmente l’intervento viene eseguito in anestesia locale.
Prima di eseguire le incisioni viene valutato e marcato l'eccesso cutaneo. A livello della palpebra superiore il disegno viene progettato in modo che la cicatrice residua possa cadere in corrispondenza di un piega cutanea, così da risultare invisibile.

La cute viene delicatamente scollata dai tessuti sottostanti. Vengono asportati, a questo punto, la cute in eccesso e il grasso peribulbare erniato. La sutura viene generalmente rimossa dopo 7 giorni.

 

Blefaroplastica: risultati, tempi di recupero e controindicazioni


I risultati dell’intervento sono generalmente buoni e prevedibili. Le cicatrici nel giro di poche settimane risultano poco visibili in quanto localizzate nel solco palpebrale. Nei primi giorni post-operatori sono frequenti ecchimosi ed edema palpebrale che si risolvono nel giro di una settimana. La guida dell'automobile potrà essere ripresa dopo una settimana; le attività sportive dopo 2 settimane come anche la applicazione del make-up e delle lenti a contatto.
È opportuno evitare l'esposizione al sole per almeno tre mesi, avendo cura, trascorso questo periodo, di applicare una crema a protezione totale in corrispondenza delle zone trattate, prima di esporsi .
Si raccomanda di: non assumere aspirina o FANS (antinfiammatori non steroidei) che la contengono per una settimana prima dell'intervento e due settimane dopo. Eliminare il fumo per almeno due settimane prima e dopo l'intervento.

 

Blefarocalasi: ultrasuoni microfocalizzati sotto guida ecografica


Per difetti più lievi e prettamente estetici, dovuti essenzialmente ad una lassità cutanea, si potrebbe decidere di risollevare il sopracciglio, e di conseguenza la palpebra, attraverso il trattamento con ultrasuoni microfocalizzati sotto guida ecografica.

Con questa tecnica si agisce a livello del sopracciglio, perché quando a causa dell’invecchiamento il tessuto cutaneo tende a cedere, può venire a determinarsi una ptosi del sopracciglio, ossia uno scivolamento dello stesso verso il basso al di sotto del bordo dell’orbita, il che può determinare proprio un peggioramento della blefarocalasi dando al volto un aspetto stanco.

Gli ultrasuoni microfocalizzati agiscono rigenerando la pelle in profondità perché stimolano la produzione di nuovo collagene, la proteina che insieme all’elastina forma nel tessuto connettivo dell’epidermide una rete solida ed elastica che sostiene la pelle, donandole compattezza e tonicità. Rigenerando le fibre collagene si va a determinare un sollevamento del sopracciglio e di conseguenza della zona della palpebra. Il risultato è una riapertura dello sguardo, che appare più fresco e luminoso. Chiaramente bisognerà valutare bene sia l’entità della cute in “eccesso” sia l’età della paziente. Infatti se la cute in eccesso è abbastanza allora bisognerà ricorrere alla procedura chirurgica. Infine un’età troppo avanzata rappresenta una controindicazione a questo tipo di trattamento in quanto la scarsa presenza di fibroblasti non assicura la sufficiente produzione di collagene condizionando pertanto il risultato finale.

 

 

 

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Fera Giuseppe

Autore

Chirurgia plastica,Medicina estetica

Santa Maria Capua Vetere (CE)


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