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Palpebre cadenti


Mer 07/09/2022 | Redazione Tuame

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DEFINIZIONE

Le palpebre cadenti consistono nella discesa delle palpebre in genere causata dal deficit motorio del muscolo elevatore della palpebra o di altri muscoli che agiscono sul sollevamento della palpebra superiore; nella maggior parte dei casi la ptosi palpebrale è di grado lieve e modesto ma in altri casi essa può arrivare a occludere in parte la visione, forzando dunque il ricorso a un necessario trattamento chirurgico come la tarsectomia o la resezione in toto del muscolo elevatore palpebrale. Il trattamento delle palpebre cadenti è eseguito dal chirurgo plastico o dall’oculista specializzato e ottiene in genere eccellenti risultati, duraturi anche dopo alcuni mesi.

COS’È

Le palpebre cadenti, condizione nota come ptosi delle palpebre o ptosi palpebrale, sono una situazione medica nella quale si palesa una marcata discesa forzata della palpebra oculare superiore, la quale può anche obliterare in parte la pupilla.

I pazienti con ptosi della palpebra corrugano il muscolo frontale e i muscoli sopraccigliari nel tentativo di risollevare la palpebra interessata e spesso hanno difficoltà a mantenere entrambe le palpebre aperte.

CAUSE E SINTOMI

Tra le cause più di sovente chiamate in causa nell’induzione delle palpebre cadenti si citano:


  • Condizioni genetiche predisponenti;

  • Trauma diretto di natura fisica o chimica a livello palpebrale;

  • Deficit di uno o più nervi cranici;

  • Deficit neurologico funzionale del nervo oculomotore comune;

  • Deficit neurologico funzionale dei nervi della muscolatura estrinseca dell’occhio;

  • Ipodinamìa del muscolo elevatore della palpebra;

  • Pazienti portatori di protesi oculari;

  • Formazione di elongazioni patologiche del tendine di inserzione del muscolo elevatore della palpebra;

  • Pazienti portatori di lenti a contatto;

  • Pazienti che hanno subìto interventi di cataratta;

  • Pazienti sottoposti a procedura di chirurgia refrattiva del tipo PRK o LASIK.


I pazienti che giungono in osservazione dal medico oculista o dal chirurgo specializzato in medicina estetica in genere accusano calo del visus, offuscamento della visione, talvolta ambliopia quando la condizione è di natura genetica o, al contrario, nessun sintomo particolare in quanto la ptosi della palpebra può essere così minima da non interferire in nessun modo con la visione.

CLASSIFICAZIONE

La classificazione della ptosi palpebrale relativa dunque alle palpebre cadenti viene condotta dal medico oculista andando a valutare la cosiddetta Margin To Reflex Distance, o MRD, ossia la distanza che intercorre tra il centro del riflesso pupillare alla luce e il margine superiore della palpebra; effettuata questa misurazione, si può poi procedere alla somministrazione di colliri o alla determinazione dell’acuità visiva.

In base ai valori riscontrati di MRD si distinguono:

  • Blefaroptosi lieve, con MRD compreso tra i 2 e i 2,5 millimetri;

  • Blefaroptosi moderata, con MRD compreso tra 1 e 1,5 millimetri;

  • Blefaroptosi severa, con MRD inferiore a 1 millimetro.


DIAGNOSI

Il medico oculista può diagnosticare la ptosi palpebrale attraverso varie modalità, come ad esempio:

  • Misurando la fessura interpalpebrale;

  • Calcolando il Margin To Reflex Distance, o MRD, visto in precedenza;

  • Valutando la corretta funzionalità del muscolo elevatore della palpebra o un deficit motorio annesso;

  • Valutando l’obiettività neurologica del terzo paio di nervi enecefalici, ossia il nervo oculomotore comune;

  • Provando a retrarre la palpebra, per escludere un esoftalmo;

  • Notando segni anomali come lagoftalmo, produzione di lacrime incontrollata, visione doppia, strabismo o mal di testa.


Esami strumentali, come la Tomografia Computerizzata o la Risonanza Magnetica Nucleare, possono essere dirimenti in seconda battuta per la corretta diagnosi della condizione di blefaroptosi, escludendo patologie simili come la dermatocalasi o la blefarocalasi.

TRATTAMENTO

In caso di ptosi di grado lieve o comunque di minima entità, in genere non sono raccomandati trattamenti specifici ma di monitorare la condizione, segnalando al medico oculista eventuali variazioni occorse alla palpebra e alla sua discesa.

In caso di palpebre moderatamente o severamente cadenti, l’unica strada percorribile è l’intervento chirurgico attraverso trattamenti come:

  • Resezione completa del muscolo elevatore della palpebra;

  • Tarsectomia;

  • Sospensione al muscolo frontale o, più raramente, a un muscolo sopraccigliare;

  • Potenziamento del muscolo elevatore della palpebra.


Occorre poi aggiungere che, spesso, questi interventi vanno solo ad agire sulla funzionalità della palpebra interessata permettendo la minimizzazione della sua discesa, non preoccupandosi di eventuali imperfezioni o cicatrici estetiche; per questa ragione, è in alcuni casi preferibile effettuare un secondo trattamento meno invasivo di blefaroplastica, per conferire simmetria e naturalezza alle palpebre.

RISCHI E COMPLICAZIONI

Le complicazioni e gli effetti collaterali che potrebbero originarsi dai trattamenti di correzione delle palpebre cadenti sono, in buona sostanza, simili a quelli di un trattamento di blefaroplastica, come:

  • Edema e arrossamento delle palpebre;

  • Ecchimosi e piccole raccolte petecchiali nel sito di intervento;

  • Secchezza oculare;

  • Anomala chiusura della rima palpebrale.


FONTI:

  • Marco Peduzzi, Paolo Nucci. Milano: McGraw-Hill; 2012.

  • Valerio Cervelli, Benedetto Longo. Chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica. Pisa: Pacini; 2021.


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