La blefaroptosi

La blefaroptosi


Mer 19/02/2020 | Redazione Tuame

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Che cos’è la Blefaroptosi?


La blefaroptosi, meglio conosciuta come ptosi palpebrale, è un disturbo a carico della palpebra superiore che può produrre un abbassamento parziale o totale della stessa con conseguenze sul campo visivo e da un punto di vista estetico. La ptosi spesso si manifesta in forma lieve e del tutto impercettibile accompagnando la vita dell’individuo senza arrecare problemi di alcun tipo. Nelle forme più gravi il problema determina difficolta di visione e problemi psicologici che necessitano di interventi professionali per la loro risoluzione. Il fenomeno è determinato da un indebolimento, dalla lesione o dalla paralisi dei muscoli e dei nervi deputati all’azione delle palpebre. Il processo d’invecchiamento influisce sul fenomeno in modo naturale mentre i casi più gravi sono spesso correlati a disturbi di varia natura o come risultato di traumi o malattie neurologiche e muscolari.

Blefaroptosi cause


La blefaroptosi è un disturbo comune e normalmente legato all’indebolimento dei muscoli con l’avanzamento degli anni. In questi casi il fenomeno ha un decorso graduale che generalmente non occlude il campo visivo benché ne limiti fortemente il campo. In età avanzata, in diverse forme, colpisce la maggior parte degli individui senza alcuna eccezione per aree geografiche ed etnia. La blefaroptosi può avere origine da forme congenite determinate da una disfunzione del muscolo elevatore della palpebra o la paralisi del III nervo cranico. Questo tipo di manifestazione non è inusuale ma l’incidenza è da considerarsi bassa. Il dato sull’incidenza è condizionato dalla difficoltà di diagnosi in alcuni paesi in via di sviluppo dove spesso è difficile diagnosticare malattie sistemiche come la Sindrome di Bernard-Hornes che si manifesta su 1,42 persone ogni 100 mila abitanti, o il fenomeno di Marcuss-Gunn.

Oltre alla forma congenita la ptosi può essere acquisita e determinata da disturbi neuromuscolari di grave entità. La miastenia gravis, la distrofia miotonica, la distrofia oculofaringea e altre patologie analoghe possono portare ad una graduale ptosi palpebrale. In questi casi il disturbo può presentarsi sotto diverse forme e spesso localizzate ad una sola parte del viso. La blefaroptosi, tuttavia, può manifestarsi anche come conseguenza di diabete, ictus e neoplasie cerebrali; quest’ultime spesso responsabili della paralisi dei nervi interessati nell’azione della palpebra superiore. Nei soggetti che comunemente abusano di farmaci oppioidi o di droghe la condizione può manifestarsi come un effetto collaterale delle stesse, a volte a carattere transitorio.

Blefaroptosi sintomi


I sintomi più comuni della ptosi palpebrale sono prima di tutto visivi e possono essere evidenziati con una normale anamnesi. Il problema può manifestarsi in forma intermittente o in forma progressiva: nel primo caso i sintomi possono presentarsi occasionalmente per poi scomparire nel secondo caso invece il fenomeno tende ad aggravarsi nel corso del tempo. La ptosi può presentarsi, altresì, come conseguenza di una forte emicrania ed in questi casi il fenomeno tende a scomparire con lo svanire dell’evento traumatico. Fino a quando non ci sono evidenti conseguenze estetiche o limitazione del campo visivo il problema è generalmente ignorato dai pazienti e non comporta problemi di altra natura. Dal punto di vista estetico il problema sorge poiché la ptosi si manifesta tendenzialmente su un solo lato del viso provocando una evidente asimmetria che può avere conseguenze sui rapporti sociali e lavorativi del soggetto.

Tra i sintomi che possono manifestarsi sono comuni blefarospasmi che nella maggior parte dei casi sono attribuibili ad una scarsa lubrificazione dell’occhio, a stress visivo, stanchezza o abuso di alcool, caffeina e nicotina. In questi casi lo spasmo tende a manifestarsi solo periodicamente e non comporta conseguenze, nei casi in cui lo spasmo sia costante ed associato a ptosi potrebbe essere il sintomo di disturbi neurologici di varia natura sebbene, quest’ultima ipotesi, sia poco accertata nella casistica ufficiale. È maggiormente frequente, invece, l’insorgere dell’astigmatismo nei soggetti affetti da ptosi come conseguenza del disturbo del campo visivo e delle abitudini che il soggetto tende a cronicizzare per ovviare a tali limitazioni.

Blefaroptosi cura


La risoluzione dei problemi legati a blefaroptosi è determinata dalla tipologia di disturbo e dalla patologia scatenante. Il primo intervento difatti consiste nell’individuare la causa del problema ed agire direttamente sulla patologia primaria. Molti trattamenti farmaceutici indicati per il contenimento e la cura della miastenia gravis o di altre malattie neuromuscolari possono limitare il problema ed in alcuni casi lievi eliminarlo del tutto migliorando la funzionalità del muscolo elevatore della palpebra. Nei casi di paralisi del III nervo invece non esistono cure ed è necessario procedere attraverso la chirurgia per alleviare i sintomi o riportare la palpebra in una condizione di simmetria con l’altro occhio. L’intervento chirurgico è l’unica opzione certa per la risoluzione della ptosi congenita o acquisita di tipo grave. Attraverso la blefaroplastica, dunque, si procede alla rimozione del tessuto in eccesso attraverso un’incisione lungo la piega palpebrale. L’intervento può durare fino a due ore ed è necessario applicare una fasciatura alle palpebre per assicurare una corretta guarigione. Dopo circa una settimana è possibile rimuovere le garze mentre colliri e antidolorifici sono necessari per ulteriori 2 settimane o comunque fino alla completa guarigione della zona palpebrale.

 

Fonti:

  • The National Institutes of Health (NIH) Consensus Development Program: Clinical Use of Botulinum Toxin, su consensus.nih.gov.

  • G. Defazio, M. Matarin; EL. Peckham; D. Martino; EM. Valente; A. Singleton; A. Crawley; MS. Aniello; F. Brancati; G. Abbruzzese; P. Girlanda, The TOR1A polymorphism rs1182 and the risk of spread in primary blepharospasm, in Mov Disord, vol. 24.


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