Turismo della bellezza in crescita, ma è sicuro?

Turismo della bellezza in crescita, ma è sicuro?


Gio 07/05/2020 | Dott. Giorgio Astolfi

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di Johann Rossi Mason e Francesca Frediani


 

Turchia per il volto, Brasile per il corpo, Croazia per le cure dentistiche e molti altri. Nel 2018, sono stati oltre 400.000 gli italiani che sono andati all’estero in cerca di cure mediche: principalmente in Croazia (16,7%), Ungheria (14,6%) e Romania (13%) (fonte: Intercare).

Turismo della bellezza in crescita


E’ un turismo che ha come business privilegiato proprio la bellezza, con una richiesta in crescita di interventi di chirurgia plastica e medicina estetica. I chirurghi stranieri mostrano interventi, risultati e testimonianze dei pazienti su pagine Instagram, e arruolano stuoli di promoter che attraverso i social si pongono come consulenti e offrono informazioni su interventi e tariffe.

Pazienti alle frontiere alla ricerca del risparmio


“Un fenomeno in crescita che ha diverse ragioni, prima tra tutte il risparmio economico, poi tempi di attesa più brevi e la possibilità di effettuare la convalescenza per una settimana di vacanza grazie a pacchetti ‘tutto compreso’ che offrono intervento, clinica, hotel per gli eventuali accompagnatori, la presenza di uno staff che parla italiano, e sette giorni in hotel a 4/5 stelle per il periodo post intervento.
Dopo il soggiorno si torna dallo specialista per una visita di controllo e per togliere eventuali punti e si rientra in patria, ma il turismo estetico può riservare sorprese sgradite” - avverte il Dott. Giorgio Astolfi, Specialista in Medicina Interna, Medicina Estetica e Laserterapia. “Se da un lato alcuni colleghi all’estero hanno grande esperienza e sono stimati a livello internazionale, c’è il rischio che i pazienti non siano in grado di valutare se la notorietà è data da un buon ufficio marketing o da una effettiva capacità tecnica. Un chirurgo straniero, se blasonato, non è low-cost in nessuna parte del mondo, quindi il consiglio è di diffidare di offerte eccessivamente a buon mercato”.

Anche nella chirurgia estetica, se costa poco vale poco


“Il detto suggerisce cautela: ‘se costa poco, vale poco’. E questo vale ancor di più in un settore che ha come oggetto la bellezza si, ma soprattutto la salute e la sicurezza delle persone che vi si affidano. Basti pensare alla mastoplastica additiva, nella quale un prezzo troppo basso potrebbe essere collegato all’uso di protesi mammarie di scarsa qualità o all’utilizzo di strutture sanitarie non a norma.
Va detto inoltre che i voli sono sconsigliati nei giorni successivi all’operazione perché sottopongono l’organismo già sottoposto ad uno stress operatorio ad un ulteriore affaticamento. Inoltre, anche nel caso di interventi cosiddetti ‘estetici’ possono insorgere complicazioni di vario genere come infezioni e altro, che richiedono l’osservazione diretta da parte di chi ha eseguito l’intervento e che sul medio periodo potrebbe rendere necessari altri interventi all’estero per rimediare a effetti avversi o complicazioni”.

Dieci milioni l’anno i pazienti con la valigia


Quello della ricerca di cure in luoghi diversi da quello di residenza è un fenomeno che ha un valore stimato globale di oltre 100 miliardi di dollari all’anno con una crescita media del 20% l’anno.
Gli ultimi dati stimano tra gli 11 e i 14 milioni i pazienti che ogni anno viaggiano per motivi di salute nel mondo. Il mercato del turismo sanitario, che comprende anche le operazioni di chirurgia estetica, vale 87,5 miliardi di dollari (dati «Patients beyond Borders») e la Mastoplastica Additiva, cioè l’aumento del seno, è l’intervento di chirurgia estetica più richiesto al mondo con il 15,8% di tutte le operazioni estetiche. A seguire Liposuzione (14%), Blefaroplastica (12,9%), Rinoplastica (7,6%) e Addominoplastica (7,4%). Il trattamento non chirurgico più popolare continua ad essere la Tossina Botulinica (dati ISAPS).

Italiani in fuga alla ricerca di trattamenti estetici


Numeri destinati a crescere sensibilmente, perché già nel 2012 l’Italia ha registrato un primo boom di crescita per il numero di pazienti che sceglievano destinazioni estere – principalmente Croazia, Ungheria e Romania – per le proprie cure: dai soli 20 mila italiani del 2009 si è arrivati a 184 mila, per una spesa complessiva di 537 milioni di euro, suddivisi in poco più di 95 milioni per il soggiorno, oltre 84 milioni per il viaggio e quasi 335 milioni per trattamenti ed interventi.
Gli ambiti più richiesti sono i trattamenti estetici, le cure dentistiche, la fecondazione artificiale e la chirurgia bariatrica per l’obesità. Cifre importantissime, che hanno spinto diverse nazioni ad approcciare questo mercato in modo strutturato, costruendo un vero e proprio marketing di destinazioni sanitarie legato spesso a specializzazioni specifiche. È il caso di Croazia, Spagna, Thailandia e Turchia, il cui esempio inizia a essere seguito da altre nazioni come Ungheria, Belgio, Repubblica Ceca.

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