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Capezzolo introflesso


Lun 09/05/2022 | Redazione Tuame

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DEFINIZIONE

Il capezzolo introflesso rappresenta una condizione medica nella quale uno o entrambi i capezzoli, ossia le sporgenze coniche che protrudono dalla mammella e nei quali sfociano i dotti galattofori (nelle donne), sono “incarcerati”, dunque non proiettati fisiologicamente all’esterno, ma ritenuti all’interno. Quando uno o entrambi i capezzoli sono introflessi è possibile intervenire chirurgicamente per riportarli alla posizione corretta, ricorrendo a un intervento di mastoplastica correttiva. Sia nell’uomo che nella donna, i capezzoli introflessi rappresentano una condizione benigna dovuta a ragioni genetico-conformazionali, tuttavia in alcuni casi possono denotare un importante processo patologico alla base, come il cancro alla mammella.

COS’È

Il capezzolo introflesso è la dislocazione del capezzolo dell’areola mammaria verso l’interno della cute, nella quale viene ritenuto, non sporgendo all’esterno come avviene invece di norma. Questa condizione si può presentare sia nell’uomo che nella donna ma poiché nella donna i dotti galattofori sboccano proprio a livello del capezzolo, l’introflessione può rappresentare un fattore avverso durante la lattazione, e dunque da curare.

Attraverso una procedura di chirurgia plastica, chiamata mastoplastica correttiva, generalmente eseguita in regime ambulatoriale, è possibile riportare in sede il capezzolo incarcerato, garantendo dunque un ottimale processo di allattamento, in un’eventuale fase post-gravidica.

SINTOMI E CLASSIFICAZIONE

Nell’uomo, l’introflessione del capezzolo generalmente non comporta la produzione di sintomi particolari mentre, nella donna, dove il tessuto mammario è sottoposto all’azione di vari ormoni, la retrazione di uno o di entrambi i capezzoli può indurre delle sensazioni dolorose, di fastidio e talvolta manifestare arrossamento generalizzato dell’areola; durante l’allattamento, i dotti galattofori non potendo sboccare in maniera ottimale all’esterno, possono ostruirsi e apportare dolore e infezione.

La classificazione dell’introflessione dei capezzoli si basa su tre gradi di intensità crescente:


  • Introflessione capezzolare di grado 1


Nel grado 1, l’introflessione dei capezzoli è minima: la retrazione è per lo più dovuta al fatto che i dotti galattofori sono corti e quindi tendono a incarcerarsi all’interno della cute periareolare; in genere non è necessario intervenire chirurgicamente in questi casi, se non per motivi puramente estetici.

  • Introflessione capezzolare di grado 2


L’inversione dei capezzoli nel grado 2 è più severa che nel grado 1 ma, in circa la metà dei casi, i dotti galattofori non sono intaccati e l’allattamento può essere garantito; per questa ragione, non è sempre necessario intervenire chirurgicamente ma si possono adottare strategie parallele come l’aspirazione.

  • Introflessione capezzolare di grado 3


Nel grado più alto di introflessione capezzolare, i capezzoli e i dotti galattofori sono ampiamente retratti tanto che, in 8 casi su 10, i dotti sono in via di fibrosi e non permettono l’allattamento; in quasi la totalità dei casi si rende necessaria la correzione chirurgica.

CAUSE E DIAGNOSI

Le cause che possono condurre all’introflessione del capezzolo sono imputabili, generalmente, a ragioni costitutive genetiche ed ereditarie, in cui lo sviluppo e la proiezione all’esterno del capezzolo appaiono deficitarie o incomplete; in altri casi tale condizione è dovuta a traumi meccanici oppure a interventi chirurgici ablativi e sessioni di radioterapia per il trattamento del carcinoma mammario.

La diagnosi di introflessione capezzolare viene eseguita dal chirurgo plastico o dal medico di medicina estetica, valutando e quantificando la retrazione del capezzolo rispetto allo standard, e testando, nelle donne, la funzionalità dei dotti galattofori.

TRATTAMENTI

A parte delle soluzioni temporanee, applicabili solo in caso di introflessione del capezzolo di grado 1, come i dispositivi di aspirazione, la soluzione risolutiva per questa condizione medica è rappresentata dalla mastoplastica correttiva per il capezzolo introflesso.

Tale procedura si svolge attraverso le seguenti fasi:

  • Anestesia loco-regionale a base di xilocaina o bupivacaina;

  • Disinfezione della cute mammaria con soluzione sterilizzante opportuna;

  • Effettuazione di un’incisione periareolare;

  • Dissoluzione delle briglie aderenziali che inducono la retrazione dei dotti galattofori;

  • Chiusura dell’incisione;

  • Applicazione del medicamento.


Il post-operatorio decorre in maniera non complicata, avendo accortezza di utilizzare reggiseni con coppe morbide e prestando attenzione a eventuali frizioni sul capezzolo trattato fino alla completa risoluzione del processo di cicatrizzazione della ferita chirurgica, che può durare anche diverse settimane.

RISCHI E COMPLICAZIONI

Le complicazioni maggiori per chi si sottopone a un intervento di mastoplastica correttiva per l’introflessione dei capezzoli sono:

  • Infezione intra-duttale;

  • Edema dell’areola;

  • Sanguinamento dell’areola e del capezzolo;

  • Mancato riassorbimento della cicatrice;

  • Reazione allergica alla sostanza anestetizzante.


FONTI:

  • Francesca Rovera et al. Milano: Edra; 2017.

  • Stefano Modena, a cura di. Trattato di senologia. Padova: Piccin; 2006.

  • Ruben Oddenino, a cura di. Chirurgia plastica estetica. Padova: Piccin; 2006.


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