La lipolisi: biochimica, trattamento, estetica

La lipolisi: biochimica, trattamento, estetica


Mar 14/01/2020 | Dott. Giorgio Astolfi

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La Lipolisi cos’è?


Lipolisi è il processo chimico di degradazione dei lipidi nel quale intervengono enzimi, detti lipasi, che hanno il compito di scindere i trigliceridi in acidi grassi e glicerolo. Questo processo metabolico, detto anche catabolismo lipidico, è attivato da numerosi ormoni come glucagone, somatotropina, cortisolo, adrenalina, testosterone, ecc. Il meccanismo di lipolisi è attivato in modo naturale dall’organismo che ricorre ai depositi lipidici per estrarne energia; i depositi sono formati attraverso il processo di lipogenesi, un processo che interviene quando la produzione di ATP è sufficiente per il funzionamento cellulare e si destina l’acetil-Coa per la creazione di macromolecole di riserva; un processo frutto dell’adattamento evolutivo e che ha permesso alle specie viventi di immagazzinare risorse energetiche.

A contenere il processo di lipolisi interviene una proteina, detta perilipina, che depositata nella membrana degli adipociti funge da deterrente per gli enzimi deputati alla lipolisi. Per favorire la lipolisi, e dunque ridurre gli accumuli di grasso, si sono sviluppate diverse terapie basate sulla stimolazione della perilipina attraverso i recettori bera-adrenergici. La lipolisi è il principale processo che viene comunemente chiamato in causa nelle terapie e negli interventi atti alla perdita di peso nei soggetti dove l’accumulo di lipidi è eccessivo.

La lipolisi è uno dei fenomeni più importanti nel processo catabolico di idrolisi delle macromolecole adipose, permette la scomposizione dei trigliceridi che altrimenti non sarebbero in grado di entrare o di uscire dalle cellule, un processo noto agli scienziati già dai primi anni del ‘900. Le macromolecole adipose stoccate sono trigliceridi, esteri neutri del glicerolo a cui sono legate tre catene di acidi grassi. Questo processo è ormone sensibile, cioè è innescato dalla produzione di ormoni come le catecolamine, i glicocorticoidi, la tiroxina o il glucagone. Alcuni di questi ormoni come le catecolamine e il glucagone, hanno un’azione diretta mentre altri come il cortisolo e la tiroxina svolgono un’azione indiretta. L’adrenalina viene chiamata in causa quando nel sangue i livelli di glucosio sono bassi; un segnale che indica all’organismo di dare fondo alle riserve adipose stoccate. È la somatotropina ad attivare la lipasi ormono-sensibile (HSL) l’enzima deputato al catabolismo dei trigliceridi delle riserve. La somatotropina agisce anche indirettamente in questo fenomeno regolando l’attivazione dell’enzima lipasi lipoproteica (LPL) responsabile dello stoccaggio dei grassi nel tessuto adiposo.

Nei meccanismi di attivazione recettoriale sono coinvolti i recettori alfa e beta adrenergici, seppur con tempi e modalità differenti sono fondamentali nei processi di lipogenesi e lipolisi. In particolare i recettori beta-adrenergici, tramite l’estrema reattività alle catecolamine, attiva una serie di reazioni chimiche che avranno come risultato la possibilità di rimettere in circolo 3 molecole di acidi grassi ed 1 di glicerolo. Gli acidi grassi, essendo insolubili in un mezzo acquoso, grazie al legame con l’albumina sono captati dal fegato che utilizzerà tali molecole per la produzione di lipoproteine e rimessi in circolo verso cuore e muscoli per produrre energia o contribuire allo sviluppo strutturale dei tessuti.

La lipolisi trattamento in medicina estetica


Oltre a meccanismi di attivazione endogena la lipolisi può essere attivata attraverso trattamenti lipolitici particolarmente utilizzati in medicina estetica o attraverso l’assunzione di farmaci o particolari regimi alimentari. Uno dei metodi più utilizzati si rifà alla mesoterapia, nata in Francia nel 1952 nello studio del medico Michel Pistor, destinata in origine all’azione locale in particolari patologie muscolo-scheletriche e vascolari soprattutto a carico degli arti inferiori. Tecnicamente è una terapia iniettiva intradermica e prevede la somministrazione di particolari farmaci con piccoli aghi nel mesoderma, uno strato profondo della cute. Nelle terapie “sciogli grasso” i farmaci iniettati sono lipolitici come la fosfatidilcolina, ad esempio, che è un fosfolipide molto comune in natura e nell’industria alimentare e che ha raggiunto la fama anche per le proprietà anfipatiche che gli permettono di contribuire alla riduzione dei depositi adiposi.

Parte dall’utilizzo di iniezioni di soluzioni lipolitiche anche la terapia ad ultrasuoni che sfrutta le proprietà di idratazione locale contribuendo all’indebolimento delle macromolecole adipociti che con il trattamento ad ultrasuono collassano. Il trattamento drenante infine permette l’eliminazione del tessuto adiposo e la riduzione della cellulite.

Laser lipolisi una nuova tecnica


Negli ultimi anni ha preso piede il laser lipolisi; una tecnica che mira a produrre un effetto termico tale da indurre la trasformazione del grasso in una sostanza oleosa aspirata attraverso la sonda laser inserita nell’aerea. Questa soluzione permette inoltre di poter intervenire in modo più accurato sugli accumuli adiposi stimolando anche la produzione di collagene ed elastina importanti nel processo di recupero della tonicità della cute.

 

Attivare la lipolisi con esercizio fisico e alimentazione


L’attivazione della lipolisi può essere ottenuta anche mediante l’esercizio fisico prolungato o con particolari diete alimentari come la chetogenica. Il nostro organismo predilige ricavare energia dall’utilizzo di glucosio che però è presente solo in piccole quantità nell’organismo. L’esercizio fisico prolungato, dunque, consuma le risorse a disposizione nell’organismo e l’abbassamento dell’indice glicemico induce il corpo a richiedere l’accesso alle riserve di acidi grassi preservati nello strato adiposo che rappresenteranno un’importante fonte di energia per le cellule. Questo fenomeno di lipolisi può altresì essere provocato dal digiuno prolungato e dal regime alimentare delle diete chetogeniche che riducono drasticamente l’apporto di carboidrati aumentando invece quello dei grassi con l’intenzione di “educare” l’organismo a ricorrere alle riserve adipose per ricavare l’energia necessaria al proprio funzionamento.

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