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Autotrapianto capelli


Mar 03/05/2022 | Redazione Tuame

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DEFINIZIONE

L’autotrapianto di capelli è una procedura di medicina estetica che consente di prelevare piccole porzioni di cute e bulbi piliferi vitali e di innestarli in zone del cuoio capelluto diradate o, analogamente, in porzioni glabre del viso come le arcate sopraccigliari. Questa tecnica viene effettuata utilizzando bulbi piliferi propri (e non di donatori terzi) e rappresenta l’alternativa più efficiente all’utilizzo di preparati cosmetici e farmaci contro l’alopecia androgenetica come il minoxidil. Generalmente, sono necessari almeno quattro o cinque mesi e diversi cicli di trattamento per ottenere un valido e permanente risultato finale.

COS’È

L’autotrapianto di capelli è una tecnica chirurgica in virtù della quale si cerca di ripristinare una buona densità di capelli in zone del cuoio capelluto affette da atrofia dei bulbi piliferi, trasferendo bulbi piliferi ancora vitali da regioni in cui la caduta dei capelli non è ingente, come la regione occipitale del cranio.

Il vantaggio di questa tecnica risiede nel fatto che si va a praticare un trapianto autologo di capelli (o autotrapianto), scongiurando il rischio del verificarsi di importanti reazioni di ipersensibilità da parte del paziente, le quali avvenivano con maggiore frequenza quando ancora era in uso la possibilità di ricorrere a trapianti di capelli provenienti da persone diverse, anche estranee al nucleo famigliare.

INDICAZIONI

L’autotrapianto di capelli viene consigliato a:


  • Pazienti che soffrono cronicamente di alopecia androgenetica;


 

  • Pazienti con alopecia androgenetica, non rispondenti al trattamento con finasteride e minoxidil;


 

  • Pazienti giovani che hanno già sperimentato, senza successo, trattamenti rinforzanti per il capello e shampoo revitalizzante;


 

  • Pazienti che, in generale, sperimentano un forte senso di disagio sociale anche per piccole aree diradate del cuoio capelluto.


 

PREOPERATORIO

Occorre precisare che, sebbene l’autotrapianto di capelli possa apparire una procedura esente da rischi e di facile realizzazione, è in realtà un intervento abbastanza delicato e che richiede estrema e minuziosa attenzione da parte del medico operatore.

Dunque, prima dell’intervento, avendo esclusa ogni possibilità di trattamento alternativo, il medico informa il paziente circa le probabilità di riuscita dell’intervento e il risultato finale atteso; in genere, al paziente viene sconsigliato l’utilizzo di shampoo aggressivi, balsami e unguenti da applicare sui capelli nella settimana precedente l’intervento. Spesso, si dimostrano integrativi per l’inquadramento generale del paziente, anche degli esami di laboratorio che il medico può prescrivere qualora lo ritenga necessario, come la conta delle piastrine e la VES.

ESECUZIONE DELL’INTERVENTO

L’intervento viene di norma eseguito in regime ambulatoriale, praticando un’anestesia locale del cuoio capelluto e, se necessario, una blanda sedazione generale del paziente.

La disinfezione del cuoio capelluto deve avvenire in maniera scrupolosa, adoperando soluzioni ad attività sterilizzante come clorexidina al 2 %, in quanto la multipla e insistita iniezione tramite l’ago sulla cute produce delle micro-perforazioni che potrebbero favorire l’intrusione di batteri dall’esterno, qualora non si provvedesse a sterilizzare completamente e in via preliminare il cuoio capelluto.

Successivamente, il medico procederà al prelievo di microunità di bulbi piliferi con tecnica FUE (Follicular Unit Extraction), in base alla quale le unità di cuoio capelluto vengono sezionate al microscopio in porzioni piccole e successivamente innestate nelle zone diradate, rispettando il giusto orientamento spaziale del capello al di sopra del cuoio capelluto, in maniera da conferire una certa naturalità ai capelli.

POST OPERATORIO

Nel post operatorio, il paziente viene opportunamente bendato sul cuoio capelluto e deve astenersi dal contatto con i nuovi bulbi piliferi innestati per qualche giorno, evitando soprattutto detergenti particolarmente aggressivi; in seguito, a seconda della tecnica di estrazione del bulbo adottata, il paziente è tenuto a ripresentarsi presso la stessa struttura per ricevere ulteriori indicazioni a nuove sedute di trapianto, valutando la percentuale di riuscita del primo intervento.

A seconda della tecnologia su cui l’autotrapianto si impernia, della risposta individuale del paziente e della bravura dell’operatore che esegue l’operazione, la piena riuscita della procedura si manifesta con diverse tempistiche; come detto, in generale sono necessari diversi cicli di estrazione follicolare e reimpianto per valutare l’attecchimento dei capelli e il loro mantenimento permanente sul cuoio capelluto.

RISCHI E COMPLICAZIONI

Le principali complicazioni che possono sorgere da quest’intervento sono:

  • Permanenza di vistose cicatrici sul cuoio capelluto;


 

  • Sanguinamenti e microemorragie durante l’estrazione dei bulbi piliferi;


 

  • Mancato attecchimento delle nuove isole di cuoio capelluto nella zona designata;


 

  • Allergia e idiosincrasia alle sostanze utilizzate per l’anestesia e la sedazione.


FONTI:

  • Nicolò Scuderi. Manuale di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica. Padova: Piccin; 2014

  • Fabio Rinaldi. Trapianto di capelli. Gaggiano (Milano): Poletto; 2004.


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