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Trapianto capelli: l’autotrapianto non basta

Trapianto capelli: l’autotrapianto non basta


Lun 05/07/2021 | Dott. Mauro Conti

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La perdita di capelli, ed in generale tutte le manifestazioni cliniche della calvizie, è uno dei problemi più comuni e diffusi, sia tra gli uomini che tra le donne. Il diradamento, o la definitiva perdita del capello, sono causa di disagio psicologico con un forte impatto sulle relazioni sociali. Per tale ragione, curare la calvizie è diventato un aspetto cruciale per gli individui che ne soffrono. Tuttavia, la maggior parte dei pazienti è orientata al raggiungimento del risultato estetico immediato e nel minor tempo possibile, magari con un trapianto capelli. Si predilige, all’approccio sistemico, un approccio terapeutico o chirurgico standardizzato che, non tenendo conto delle singole situazioni, finisce per non produrre effetti soddisfacenti e duraturi.

Le cause della calvizie


Le cause della calvizie sono numerose e ascrivibili a diversi processi fisiologici innescati da fattori genetici, ormonali, nutrizionali, psicologici o chimico – farmacologico. Sulla base di queste considerazioni è possibile poi individuare se l’alopecia sia cicatriziale o non cicatriziale ovvero se c’è una miniaturizzazione del follicolo pilifero o meno e se il processo sia temporaneo o definitivo.

 

Perché l’autotrapianto non è la soluzione


L’autotrapianto capelli, deve essere considerato come estrema ratio, come tappa finale di un percorso diversificato e orientato a ridurne l’impatto sui tessuti o in assenza di altre soluzioni praticabili. L’autotrapianto fornisce un risultato estetico apparentemente funzionale senza tener conto che, con il tempo, i bulbi trapiantati nelle aree colpite da calvizie, se non oppostamente curati e stabilizzati, andranno incontro alla stessa sorte dei follicoli atrofizzati.

Il risultato offerto dall’autotrapianto fine a se stesso, il più delle volte è da considerarsi illusorio e precario.

Inoltre, è importante ricordare che il miglior trapianto di capelli non è esente da traumi. Sia nell’area donatrice che nelle aree riceventi, il trapianto lascia i segni del suo passaggio, grazie alle nuove tecnologie, come ad esempio il sistema aspirato atFUE, queste tracce sono praticamente invisibili anche a capello rasato. Ma se il trapianto non viene eseguito al momento corretto e il paziente lo ripete 2, 3 o più volte, queste tracce diventano più riconoscibili e creano delle fibrosi tissutali che causerebbero sia un danno meccanico di rilievo, sia una mancata vascolarizzazione indispensabile per la vita sana dei follicoli.

Si al trapianto di capelli ma solo al momento giusto e solo su una vera base di salute stabile, e pre crearla è necessario un percorso altamente personalizzato di Medicina Rigenerativa Inclusiva.

Protocollo di medicina inclusiva e autotrapianto


L’autotrapianto di capelli diventa una strada praticabile quando il cuoio capelluto, i follicoli malati, i follicoli miniaturizzati o sopiti sono stati curati con un protocollo di medicina inclusiva. È solo con un trapianto in tessuti sani e curati che si può ottenere un risultato estetico e medico di rilievo.

Non è da ignorare, inoltre, che, in molte situazioni, alla fine del protocollo inclusivo i follicoli sono in grado di ritornare a vivere in modo del tutto autonomo senza la necessità di trapianti permettendo di avere risultati naturali e senza alcun trauma. Questo non implica l’utilizzo di farmaci o prodotti necessariamente aggressivi o dannosi sui tessuti trattati o con effetti importanti in altri distretti del corpo. La medicina inclusiva prevede un’azione mirata a riportare le strutture del cuoio cappelluto in salute attraverso percorsi guidati e, da un punto di vista medico, non dannosi per il paziente.

I passaggi per curare la calvizie efficacemente


Il primo passaggio fondamentale è bloccare l’evoluzione della calvizie attraverso l’analisi del DNA del soggetto, in grado di fornire importanti informazioni sulla natura del disturbo che si è chiamati a trattare. Questa operazione fornisce gli strumenti iniziali per predisporre un piano terapeutico efficace e individuale; un percorso personalizzato che possa fornire risposte in relazione alla specifica situazione in essere. Ecco perché è importante parlare di approccio sistemico e protocolli di medicina inclusiva.

Conoscere la natura della calvizie, del diradamento e di tutte le manifestazioni cliniche legate alla salute del capello, aiuta il medico ad eliminare alla base quelle condizioni che decretano la perdita dei capelli. Attraverso questo step, in molti casi il problema può essere esaurito senza la necessità di ricorrere a tecniche invasive.

L’utilizzo di farmaci antidistrofici, ovvero con un’azione riparativa dei tessuti, trattamenti come la carbossiterapia o l’ossigeno-ozonoterapia, nonché il PRP (Platelet Rich Plasma), possono rappresentare percorsi terapeutici fondamentali per ridare salute ai follicoli piliferi delle aree colpite da calvizie. È chiaro che in questo percorso è da includere il contrasto al diidrotestosterone cioè il prodotto della trasformazione dell’ormone maschile, il testosterone, attuato dalla 5alfa-reduttasi.

Medicina rigenerativa e protocolli inclusivi


Il medico estetico non può affrontare il problema della calvizie limitandosi all’autotrapianto come soluzione pratica e sbrigativa. Sarebbe come tirare un dente con tartaro o una piccola carie. Il ruolo del medico estetico è sfruttare il potenziale dei follicoli in difficoltà per avere un risultato naturale, esteticamente valido e, soprattutto, duraturo nel tempo.

La normalizzazione della funzionalità eutrofica follicolare diventa, nella pratica clinica, una condizione senza la quale non è possibile ottenere alcun tipo di risultato. Agire fuori dai protocolli inclusivi significa esporre il paziente a risultati insoddisfacenti, danneggiando i tessuti irrimediabilmente e limitando qualsiasi azione futura.

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Mauro Conti

Autore

Medicina estetica

Roma (RM)

Milano (MI)


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