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Medicina estetica rigenerativa, che vuol dire?

Medicina estetica rigenerativa, che vuol dire?


Mar 30/08/2022 | Dott. Roberto Dell'Avanzato

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La nuova medicina estetica fa rima con medicina rigenerativa, mira cioè a riparare il danno cutaneo dovuto all’invecchiamento, aiutando la pelle a rigenerarsi nel profondo. Cerchiamo di capire di cosa si tratta con il Dottor Roberto Dell’Avanzato, medico estetico.

Il futuro della medicina estetica rientra sempre più nell’ambito della medicina rigenerativa. Cosa vuol dire? Che oltre a migliorare l’aspetto del viso, quello immediatamente visibile, agisce anche sulla qualità della pelle, rallentandone i processi di invecchiamento. Nell’ottica rigenerativa l’obiettivo dei trattamenti non chirurgici è quello di ristrutturare i tessuti cutanei alterati, fornendo loro uno stimolo a “ricostruirsi” attraverso le proprie risorse. Da qui il concetto di rigenerazione. 

Contro i segni dell’età la risorsa principale insita nella pelle è costituita dal collagene, cioè la sostanza fisiologicamente responsabile dell’elasticità cutanea. Si tratta di una proteina che viene prodotta da specifiche cellule presenti nel derma (i fibroblasti) e che si organizza in fibre, per formare un vero e proprio sostegno ai tessuti. Con il passare del tempo, però, il collagene subisce una progressiva perdita sia quantitativa che qualitativa: le fibre risultano così diminuite di numero e danneggiate nella loro struttura. Ad accelerare l’inevitabile processo di degenerazione del collagene (invecchiamento cronobiologico) ci pensano poi altri fattori, come: fumo, eccesso di sole senza protezione, alimentazione priva di nutrienti e carenza di sonno. 

Il risultato è una pelle segnata, svuotata o che tende a cedere: è il ritratto di un aspetto invecchiato.

Cosa si può fare contro la perdita di collagene?


Una soluzione contro l’inesorabile degenerazione del collagene, e quindi dell’impoverimento qualitativo dei tessuti cutanei, è occuparsi della sua rigenerazione. Sembrano concetti astratti, ma la medicina estetica è riuscita a concretizzarli in trattamenti innovativi che danno un forte impulso alla neocollagenesi, stimolano cioè la produzione di nuovo collagene. Inoltre, rinnovano le fibre che risultano danneggiate. La pelle viene quindi ristrutturata in profondità, mostrandosi nel tempo sempre più tonica e compatta. I cedimenti appaiono contenuti, le rughe risultano più distese e il tono cutaneo diventa più compatto.

Tra i trattamenti rigenerativi di medicina estetica si segnalano speciali apparecchiature che emettono ultrasuoni microfocalizzati allo scopo di “coagulare” il vecchio collagene danneggiato e sostituirlo con fibre giovani e fresche. Si tratta di sofisticate tecniche mini-invasive che da un lato attuano un effetto meccanico di contrazione dei tessuti che tonifica la pelle (skin tightening), dall’altro lato stimolano la nascita di nuove fibre di collagene. I macchinari sono dotati, inoltre, di ecografia che permette di osservare la condizione dei tessuti cutanei su cui si sta agendo e di capire a quale profondità bisogna indirizzare gli ultrasuoni. 

Gli ultrasuoni microfocalizzati rappresentano una tecnica di lifting non chirurgico, ideale per pazienti dai 45 ai 65 anni. Sono sicuri e non presentano alcun rischio, tanto che hanno ottenuto l’approvazione dall’FDA, il severo ente americano che si occupa della regolamentazione dei farmaci.

E per prevenire la perdita di collagene?


I pazienti più giovani di 45 anni o di età superiore, ma che non presentano grandi lassità cutanee, dovrebbero ugualmente ripristinare le loro riserve di collagene ricorrendo, per esempio, a trattamenti iniettivi ristrutturanti. Esistono filler che nell’immediato correggono l’inestetismo dovuto a un iniziale impoverimento del collagene, e nel tempo “controbilanciano” tale perdita, stimolando la neocollagenesi in modo significativo. Uno di questi è il filler a base di idrossiapatite di calcio, una sostanza naturale presente nel nostro organismo, in particolare nel tessuto osseo e nei denti.

Ci sono poi nuovi peeling chimici che, oltre a levigare la cute in superficie, hanno un’azione ristrutturante nel profondo, stimolando i fibroblasti a produrre nuovo collagene. Il merito è del cocktail di acidi esfolianti e aminoacidi che aiutano a formare nuove molecole della preziosa proteina che dà sostegno alla pelle. Alcuni esempi? La glicina, l’amminoacido più abbondante nel collagene umano (presente per il 35%) e l’acido gamma-aminobutirico (noto con la sigla di GABA), che contrasta la degradazione delle fibre di collagene.

I risultati


Attraverso questi trattamenti si ottengono risultati naturali che in un certo senso ripristinano l’aspetto sano del viso, rispettando l’autenticità di ogni paziente. Certo, tornare al “tempo che fu” è scientificamente impossibile, soprattutto se il danno è molto evidente. Ma è senz’altro possibile vedersi ringiovaniti e con un viso che esprime benessere!

 
In collaborazione con Alessandra Montelli.

 

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Dell'Avanzato Roberto

Autore

Chirurgia plastica, Medicina estetica

Erbusco (BS)


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