Anche il naso invecchia, come fermarne la caduta

Anche il naso invecchia, come fermarne la caduta


Mer 08/07/2020 | Dott. Massimo Renzi

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di Francesca Frediani e Johanna Rossi Mason


 

Con la consulenza scientifica del Dottor Massimo Renzi, Medico Specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica. 

 

Non vi è dubbio che il naso abbia un fondamentale ruolo nell’estetica del volto oltre che la funzione di riscaldare l’aria che entra nell’organismo ed essere la centrale dell’olfatto. Se nelle forme e dimensione i nasi vantano una grande variabilità, nella struttura sono uguali: si tratta di una complessa e raffinata architettura di ossa, cartilagine, muscolo, tessuti molli e pelle.

 

Uno studio ha dimostrato che anche il naso cambia con gli anni


La ‘crescita’ delle dimensioni e del volume del naso è stata verificata con uno studio che ha esaminato in maniera tridimensionale le fotografie di circa 900 soggetti di età compresa tra i 4 e i 73 anni.

I ricercatori hanno fissato alcuni punti di riferimento del naso: altezza, lunghezza del ponte e delle narici, larghezza del naso, angoli della punta e hanno ordinato i dati per sesso ed età. I risultati hanno rivelato che con l’età volume e area del naso aumentavano, allungandosi e allargandosi con il passare degli anni. Insomma, il naso tornerebbe a crescere dopo un lungo periodo di stabilità che va dall’adolescenza alla terza età.

 

Come fermare la caduta verso il basso? Le soluzioni sono più di una


Ma come si può fermare la caduta delle parti prossimali come la punta? “La punta generalmente si tratta con un iniezione di filler biocompatibili a livello della spina nasale, alla base del setto. In questo modo il riempitivo spinge e sostiene la punta verso l’alto. Oggi l’armamentario del chirurgo estetico sì è arricchito grazie all’idrossiapatite di calcio, un filler riassorbibile molto performante preciso e di lunga durata che viene usato con successo nel rinofiller” spiega Renzi che a TuaMe racconta anche quali sono le indicazioni invece ad un vero e proprio intervento primario o secondario: “In primo luogo bisogna entrare in empatia con la paziente per capire le sue esigenze e se soprattutto le richieste siano fattibili. A questo scopo vengono fatte delle foto sulle quali vengono proposte delle modifiche realistiche. Se il progetto coincide con le richieste della paziente, l’intervento si può eseguire con buona soddisfazione reciproca” conclude lo specialista.

Rinoplastica quinto intervento più richiesto in Italia


La rinoplastica è al terzo posto degli interventi più richiesti negli Stati Uniti (dati ASPS) e al quinto in Italia (dati AICPE), ma non sempre i risultati sono quelli desiderati e in molti casi nel tempo si verificano cambiamenti e cedimenti, spesso della punta, che portano il paziente ad una comprensibile delusione e insoddisfazione.

Il naso è collocato al centro del viso, e proprio la sua posizione lo rende il dettaglio del viso sul quale lo sguardo si concentra istintivamente. Per valutare l'armonia complessiva del viso è impossibile prescindere dal naso. Non è un caso che dinanzi alla domanda su quale parte del corpo si sarebbe disposti a cambiare, l’80% delle risposte riguarda il naso.

 

Punta che cade? È l’effetto della forza di gravità sui tessuti


“Il tempo ha un’azione su tutti i nostri tessuti e il naso non fa eccezioni, le ossa si consumano e così le cartilagini che perdono la propria funzione di sostegno. Ciò è tanto più vero quanto un eventuale rinoplastica precedente sia stata demolitiva. Un naso dalle dimensioni ridotte eccessivamente è quello più a rischio di avere qualche cedimento negli anni anche a causa della forza di gravità che spinge il corpo verso il basso e a cui il naso non fa eccezione” illustra il Dottor Massimo Renzi specialista in Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica.

“Nei casi in cui la rinoplastica ha previsto un intervento importante sulla punta è fondamentale che il chirurgo abbia costruito delle ottime strutture di sostegno come innesti di cartilagine del paziente, prelevati da altre zone del corpo e modellati per costituire delle solide fondamenta. Un innesto è semplicemente un pezzo di osso, cartilagine o tessuto molle che viene utilizzato per qualche scopo nella rinoplastica. Ogni innesto, prelevato dallo stesso paziente dal retro dell’orecchio o la cartilagine costale con uno scopo specifico. Ci sono innesti di punta, innesti di stecche, innesti di montanti, innesti di aumento dorsale, innesti di bordo, innesti crurali laterali, innesti rimpolpanti, innesti di estensione caudale, innesti di radix, innesti di onlay, innesti di scudo, ecc. Abbastanza per confondere qualcuno e lasciarlo grattarsi la testa”.

La punta è la parte più prossimale e quella che subisce maggiormente gli effetti dell’attrazione verso il basso e non di rado viene alzata troppo verso l’alto durante un intervento primario. Non di rado quindi dopo alcuni anni il paziente chiede una revisione o un ‘ritocco’ in sala operatoria proprio per riportare il naso alla posizione e alla proiezione desiderata”.

Ma un cambiamento può interessare anche i nasi che non hanno mai incontrato il bisturi e che a causa di peso e invecchiamento si modificano nella struttura e nella forma. Il naso che piaceva quindi può diventare meno bello e armonico. Tra l’altro l’usura delle strutture di sostegno, l’assottigliarsi della pelle, lo spostamento delle cartilagini può influire anche sulla capacità di respirare correttamente, mentre le mucose perdono la loro elasticità.

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Renzi Massimo

Autore

Chirurgia plastica,Medicina estetica

Valenza (AL)


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