La bellezza ai tempi delle App

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Mer 21/11/2018 | Redazione Tuame

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La bellezza attrae. L’arte e la natura sono custodi di un patrimonio di inestimabile bellezza. Un volto armonico cattura l’attenzione, un corpo ben proporzionato scatena ammirazione, un sorriso seduttivo è il miglior biglietto da visita per uno scambio relazionale .
L’impatto che la bellezza fisica ha sulla nostra vita è un assioma spesso correlato con il successo scolastico e professionale. L’abito fa il monaco? Secondo la scienza parrebbe di si. Basta pensare a quanto è rilevante la prima impressione.

Il primo impatto è sempre visivo ed influisce sulla valutazione preliminare di una persona. Nel 55% dei casi determinante è il linguaggio del corpo e l’abbigliamento, nel 35% dei casi incide la voce, solo nel 10% si presta attenzione al contenuto verbale.
Insomma prima si è visti poi si è ascoltati. Sempre. La ricerca della bellezza oggi viene perseguita come opportunità di essere riconosciuti dagli altri in modo positivo. La Bellezza contempla un forte bisogno di riconoscimento, approvazione e di appartenenza. In psicologia spesso si assiste anche ad alcune distorsioni e percezioni cognitive per cui alla bellezza vengono associate altre doti positive per cui ciò che è “bello” spesso è anche “buono”.

In psicologia si chiama “effetto alone della bellezza”.

Ma quale spazio può trovare il tema dell’eterno dostoevskijano sul potere salvifico della bellezza, nella società liquida descritta dal filosofo e sociologo Zygmunt Bauman dove tutto si consuma troppo velocemente? E dove si spinge il confine del bello in medicina estetica? La celebre frase “la bellezza salverà il mondo” attribuisce un ruolo alla bellezza non estetico, ma morale. Attenzione dunque a focalizzarsi sul singolo dettaglio. Perché bellezza è espressione di uno sguardo d’insieme: l’impressione di bellezza che si coglie all’ingresso della Cappella Sistina è un’esperienza di bellezza universale, ultraterrena e immortale.
È opinione comune che la bellezza sia un fattore oltre che culturale anche legato all’evoluzione e che in epoche diverse e a latitudini diverse, non si possa prescindere da un’analisi socio-antropologica e di costume in tema di bellezza.

Da psicoterapeuta vorrei porre l’attenzione sul lato oscuro dell’estetica e spesso mi sono chiesta se ci si possa ammalare di bellezza. Mi riferisco a tutti i casi in cui bellezza non fa rima con benessere, quando sulla spinta di una frenesia insana che porta all’adesione acritica ad un modello precostituito, si finisce per non rispettare sé stessi e ci si impone diete troppo drastiche, o interventi estetici che non rispettino le proporzioni del corpo e l’armonia di un volto. Costringersi a pratiche o ad interventi che stravolgano i lineamenti, che gonfino volumi caricaturali, non solo può arrecare un danno alla nostra immagine, ma anche alla nostra identità.

Personalmente ritengo che la vera bellezza sia accettazione delle parti di sé che vanno a comporre il puzzle della persona, come un dipinto. Credo che una medicina estetica evoluta debba essere al servizio delle persone e non trasformare le persone in caricature di sé stesse. Se la bellezza è armonia e naturalezza forse vale la pena soffermarsi sul concetto di accettazione di sé, del cambiamento e del tempo che passa come un processo inevitabile che va accompagnato con eleganza, naturalezza etica e buon gusto. La resistenza ad un tale processo, a mio avviso, conduce solo a sofferenza. Quindi la bellezza è anche consapevolezza? Si. È soprattutto consapevolezza.

E’ la consapevolezza la strada verso il cambiamento, mentre un approccio basato sulla resistenza delinea un cammino immutabile che non conduce ad alcun nuovo panorama. Personalmente ritengo che la bellezza sia il riflesso della conoscenza di sé stessi e che la bellezza abbia a che fare anche con l’atteggiamento. La bellezza è carisma. E personalità. La bellezza priva di atteggiamento può risultare vuota e frivola. Ritengo che una medicina estetica al passo con i tempi deve saper cogliere il patrimonio di unicità racchiuso in ogni persona e con tecnologie evolute e medici preparati debba saper valorizzare le particolarità di ogni persona.

La bellezza è negli occhi di chi guarda? Forse a volte si …. Ma certamente esistono diverse modalità di pensiero nel giudizio estetico. Ritengo che la vera bellezza sia inoltre data dall’ autenticità.
Troppo drogati dalla divinità del Fotoritocco si perde di vista che la bellezza è anche unicità e distintività, e questo comporta uno scollamento dai soliti cliché per ricordarci che esiste un concetto di bellezza al di sopra delle copertina patinate, e che non deve rincorrere la perfezione.
Questa riflessione intende essere una reazione a un'estetica spersonalizzante e omologante. Per questo ritengo che in medicina la collaborazione tra medico e chirurgo estetico e psicologo sia da incoraggiare sia in ambito ricostruttivo, ripartivo che estetico per rafforzare la connessione tra medicina estetica e stati emotivi e psicologici di ogni persona, perché oggi più che mai l’estetica della bellezza ha bisogno di essere sostenuta e riempita anche dai significati e dai vissuti psicologici racchiusi in ogni persona.


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