Cicatrici da acne sul viso, come migliorare l’aspetto di questo inestetismo

Articolo realizzato con la consulenza della Prof.ssa Fabbrocini, Specialista in Dermatologia

Autore: Dott. Fabbrocini Gabriella

Del: 14/03/2018

Un viso con cicatrici acneiche è un viso sfiorito. Anche un volto di 20 anni segnato da cicatrici può dimostrare un’età superiore a quella reale. Gli esiti cicatriziali post-acne sono una problematica molto delicata in dermatologia, spiega la dott.ssa Gabriella Fabbrocini.

Gli esiti di un’acne adolescenziale di tipo infiammatorio - non trattata o trascurata - rappresenta una problematica non banale in dermatologia estetica. Per esempio, i pazienti con fototipi scuri di tipo mediterraneo tendono a sviluppare cicatrici più evidenti e visibili dei fototipi più chiari. Quindi va data più attenzione alle persone con la carnagione olivastra perché il collagene in questi pazienti non ha una tendenza alla rigenerazione, sviluppa più facilmente ipercheratosi ed ispessimento e quindi anche la cicatrice che si forma sarà più profonda.

È bene, ricorda la dott.ssa Gabriella Fabbrocini, impostare precocemente ad esempio un trattamento a base di antibiotici sistemici ed utilizzare tutte le opzioni per poter ridurre il rischio di cicatrici. Questo effetto è garantito in modo ottimale dai retinoidi, che vengono prescritti in una fase precoce della terapia per stimolare la rigenerazione del derma.

Esistono cicatrici molto profonde e molto piccole denominate “Ice-pick” (a punta di chiodo) che rappresentano la sfida più complessa per il dermatologo, perché, si tratta di cicatrici che lasciano un danno molto profondo dove è difficile avere una restituito ad integrum. Poi ci sono le cicatrici denominate Rolling e Boxcar, che si presentano con un aspetto mammellonato, e si vedono soprattutto in controluce. Questi segni sono molto difficili da mascherare e nemmeno cosmetici e maquillage risultano utili.

Questo aspetto per le pazienti può rappresentare un grande disagio. Il paziente spesso è più preoccupato delle cicatrici che dell’acne in sé, per questa ragione il dermatologo ha il compito di accompagnarlo per mano durante il percorso del trattamento di tale inestetismo. Tale progetto non risulta sempre facile, perché si tratta di saper alternare una serie di tecniche che ad oggi abbiamo la fortuna di avere in dermatologia.

Un dermatologo, prosegue la dott.ssa Gabriella Fabbrocini, sa riconoscere una patologia acneica che svilupperà cicatrici, ed un paziente che presenta una maggiore sensibilità a sviluppare cicatrici rispetto ad un altro.

Ad esempio, un uomo che presenta patologia acneica, avendo la pelle più spessa, svilupperà in caso di acne dermica (molto profonda) cicatrici più profonde e più difficili da trattare e occorre ricorrere a trattamenti più invasivi.

Trattamenti multi-step per le cicatrici

I trattamenti, spiega la dott.ssa Gabriella Fabbrocini, non sono mai unici o miracolosi in una sola applicazione. Il trattamento delle cicatrici è multi-step e sequenziale e fatto di combinazioni e diverse fasi.

Possiamo parlare di chemioesfoliazioni quindi di peeling, sostanze chimiche che si applicano sulla pelle (ce ne sono di differenti tipologie, che agiscono in base alla loro profondità di azione) che stimolano la produzione di collagene ed elastina, uniformano il colorito della cute e migliorando anche le discromie post infiammatorie che troviamo spesso in questi pazienti.

Peeling chimico per le cicatrici

Questo, afferma la dott.ssa Gabriella Fabbrocini, è un trattamento chiaramente preferibile in estate. Alcuni peeling sono a base di acido acetilsalicilico fino ad arrivare a trattamenti che agiscono più in profondità come ad esempio l’ Acido tricloroacetico, che creano una vera e propria necrosi tissutale che genera la neo-rigenerazione, perché vengono applicati sulla base della cicatrice.

Abbiamo poi la possibilità, quando le cicatrici sono poche ed isolate ma molto allargate e molto profonde, di scegliere anche tecniche chirurgiche: si può fare l'elevazione della cicatrice rimuovendo il tessuto mancante unendo i margini in maniera tale da garantire un'ottima cicatrizzazione.

Needling per le cicatrici

Un metodo rivoluzionario, continua la dott.ssa Gabriella Fabbrocini, nel quale personalmente ho molto creduto già da 15 anni, è il needling (la skin collagen induction) un rullo fatto di tanti aghi sottilissimi che arrivano fino a 2 mm e mezzo, pungono la papilla dermica inducendo una neocollagenesi.

In sintesi, è come se inducessimo sulle pareti di un'ulcera un sanguinamento, per stimolare la rigenerazione. Era infatti un metodo utilizzato soprattutto per la rigenerazione delle ulcere oggi è diventata una nuova frontiera in dermatologia estetica sia per il trattamento delle cicatrici, ma anche per il combattere le rughe attorno alla zona peri-oculare e peri- labiale. È una metodologia mini invasiva.

Si genera un forte sanguinamento solo inizialmente che si ferma dopo pochi secondi, a cui segue uno stato solo eritematoso, per qualche ora permettendo quindi al paziente al ritorno in breve tempo alle normali occupazioni. Inoltre si tratta di una metodologia i cui effetti hanno un’ottima durata nel tempo. Si induce infatti un collagene maturo, quindi già a 32 settimane possiamo avere realmente una nuova collagenesi documentata anche da studi recenti. Noi stessi come clinica dermatologica ci siamo dedicati a questo monitoraggio. La comparsa quindi di un collagene maturo è in grado di ridurre la grandezza e la profondità della cicatrice.

Microneedling per le cicatrici

Il microneedling è un’altra tecnica che prevede l’utilizzo di un device (o quello usa e getta o la pen che è un dispositivo elettronico su cui apporre la testina con aghi monouso) che permette la stimolazione delle fibre di collagene del derma provocando una riorganizzazione e una rigenerazione delle stesse.

Tale trattamento si può effettuare in qualsiasi periodo dell’anno, stando attenti ad evitare l’esposizione solare la settimana successiva al trattamento.

Laser per le cicatrici

Siamo giunti, spiega la Dott.ssa Gabriella Fabbrocini, il capitolo dei laser, primo tra tutti il CO2 frazionato, che sono una valida opzione nelle cicatrici più vecchie e di difficile gestione. Ci sono momenti in cui può essere applicato e anche tipologia di cute su cui può essere applicato con maggiore o minore efficacia: una cute scura risponde meno un bene ad un laser rispetto ad una cute di un paziente biondo con gli occhi chiari, che ha una fototipo chiaro.

Inoltre, bisogna stare attenti perché il laser non va praticato nei periodi estivi, nei periodi in cui il forte riscaldamento dell'ambiente può dare una persistenza degli effetti collaterali del laser mettendo in allarme il paziente. Quindi è bene che poi il paziente sia preparato all’ accudimento della propria pelle nei giorni a seguire con il fotoprotettore con l’idratante, il lenitivo per ridurre al minimo qualsiasi effetto collaterale. Abbiamo poi anche le combinazioni attraverso le molecole come ad esempio l’ acido ialuronico o i bio-peptidi che vengono iniettati all'interno dei volti con cicatrici, perché richiamano acqua. Essendo molecole igroscopiche, quando noi abbiamo un sistema di rigenerazione che si rimette in moto, il sistema ha bisogno di acqua. Quindi quando noi andiamo a mettere acido ialuronico che è la molecola igroscopica per eccellenza abbiamo il richiamo di acqua in quel tessuto e viene facilitato a rigenerarsi in maniera competente.

Prp per le cicatrici

Abbiamo poi attualmente anche il Prp (Platelet Rich Plasma) che viene utilizzato per trattare le cicatrici di acne. Il concetto, conclude la Dott.ssa Gabriella Fabbrocini, è quello appunto di avere all'interno delle piastrine trattate dello stesso paziente dei fattori di crescita che, iniettati in loco, riescono ad essere molto attivi sul nostro collagene su tutti i sistemi di neo rigenerazione cutanea, garantendo effetti fin da subito molto soddisfacenti.

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Napoli (NA)

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