Otoplastica laser, la nuova frontiera

Otoplastica laser, la nuova frontiera


Lun 29/09/2014 | Redazione Tuame

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L’angolo formato dall’incidenza della conca auricolare con il cranio non dovrebbe superare i 30°, secondo i correnti canoni estetici. Si parla di otoplastica in caso di intervento chirurgico volto riporta ad una situazione di armonia nel caso in cui ad esempio sia la struttura a dover essere corretta o eventuali asimmetrie, o la sporgenza dei padiglioni e alcune dismorfie, come la mancanza delle adeguate pliche. A seconda del problema estetico presentato dal paziente il chirurgo valuterà su quale distretto opererà e come.


Un intervento molto richiesto è quello di correzione delle orecchie prominenti (cosiddette a sventola). Questo è consigliabile anche in età pediatrica perché permette di evitare i disagi psicologici che l’inestetismo comporta. Spesso per gioco infatti diventano motivo di derisione e il fatto comporta un calo dell’autostima nel bambino. Essendo il padiglione auricolare dall’età di sette anni già definitivamente sviluppato può essere sottoposto a modifiche estetiche.


Nel caso specifico l’operazione chirurgica prevede di incidere nella parte posteriore dell'orecchio dove quest'ultimo è più vicino al capo, asportare la quantità in eccesso di cartilagine e di pelle della conca, causa della protrusione delle orecchie, e suturare i lembi.                                                                   
Quando invece la sporgenza delle orecchie sia dovuta ad insufficiente formazione dell’antelice si procede creando manualmente tale curvatura della cartilagine mantenendola tramite suture di trazione.                                                                                                                                                   
Terminata l’otoplastica si applica una medicazione, un bendaggio elastico come sostegno e il paziente dovrà assumere i medicinali prescritti, come la terapia antibiotica.                                                                                             
Fatto ciò l’orecchio riacquista le giuste proporzioni e il risultato è assolutamente permanente con il vantaggio che le cicatrici non sono visibili perché nascoste nella piega retroauricolare.  


Per l’intervento oggi il chirurgo estetico può ricorrere all’utilizzo del bisturi e, novità, anche del laser a CO2.                                                                   Per quest’ultimo i vantaggi riscontrati sono notevoli. Infatti:


- limita il gonfiore e gli eventuali ematomi post operatori perché vi è una diminuita fuoriuscita del sangue data la capacità del laser di coagulare immediatamente i tessuti recisi, evitando inutili perdite


- riduce i tempi di guarigione per quanto riguarda gli esiti cicatriziali perché il laser CO2 consente di praticare incisioni precisissime e talmente sottili da non lasciare esiti cicatriziali evidenti anche dopo sutura e quindi di qualità migliore.


La sede di incisione rimane la stessa perciò, a guarigione avvenuta, sarà davvero difficile individuare le cicatrici residuate.                                                                                                                                        
Ci sono studi condotti sui topi su analisi istologica “per valutare il rimodellamento della cartilagine in un’otoplastica laser assistita che dimostrano che la cartilagine parzialmente laser ablata è ricresciuta in forma di colonne e che il processo di rigenerazione, originato dai condroblasti e dalle cellule del pericondrio, è stato fortemente stimolato dall’energia rilasciata dal laser”.


E’ pur vero che comunque la cicatrizzazione risente delle caratteristiche individuali.


L' otoplastica laser viene praticata in anestesia locale accompagnata da una sedazione più o meno profonda, non richiede ricovero e si è piuttosto tranquilli in termini di rischi e complicanze. Queste sono infrequenti ma volendo essere precisi possiamo avere infezioni, dolore, intorpidimento o arrossamento eccessivo. A volte può succedere invece che si verifichi un'asimmetria tra le due orecchie causata da un errore nella rimozione della cute e della cartilagine e in questi casi si ricorre ad un ulteriore intervento chirurgico.


La procedura richiede una ventina di minuti per orecchio. Importante ricordiamo il bendaggio utilizzato per comprimere per i primi giorni i padiglioni auricolari. Questo influenza anche la posizione per dormire che nei giorni successivi all’intervento deve essere supina con il capo leggermente elevato.


Il primo controllo è eseguito il giorno successivo all’intervento e quindi dopo sei giorni per la rimozione dei punti e del bendaggio e comunque si può tornare velocemente alla vita di tutti i giorni.


I risultati descritti in letteratura finora sono positivi così come il feedback dei pazienti.



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