La conoscenza parla..ma la saggezza ascolta

Autore: Dott.ssa Stefanati Elisa

Del: 11/01/2019

“Sento che la musica deve toccare le emozioni prima, e l'intelletto poi”. A sostenerlo era il musicista Maurice Ravel. La musica è un linguaggio universale che potrebbe salvare il mondo perché viene compresa da tutte le culture, a qualsiasi latitudine.  Oggi vorrei partire da un quesito: perché si usa il verbo “sentire le emozioni”?  La frase “sentire le farfalle nello stomaco” insegna. Si… perché le emozioni si sentono. Nella pancia di solito.  Certamente la musica è un linguaggio universale che attraverso l’udito arriva dritta al cuore, generando emozioni, appunto. La musica è  magia. Non a caso i direttori d’orchestra hanno la bacchetta magica proprio come maghi ed illusionisti. A sostenerlo è lo straordinario artista Ezio Bosso, un compositore che,  combattendo una battaglia con la vita che va ben oltre il concetto di sfida, insegna  che si può andare “oltre”: oltre la malattia, la disabilità, la paura ed il concetto di limite. La musica insegna anche l’arte più importante che esista: ascoltare. Oggi tutti parlano e tengono lezioni, ma in pochissimi sanno ascoltare. Ed anche qualora si incontrino persone capaci di ascoltare, “sentire” è un’altra cosa.

La gente non ascolta, aspetta solo il proprio  turno per parlare.
(Chuck Palahniuk)

L’ascolto in psicologia è un costrutto fondamentale.  Se è vero che l’unica via di uscita è l’entrata in sé stessi,  l’ascolto di  noi stessi e dei nostri bisogni più profondi è fondamentale per la piena consapevolezza.  L’empatia è un concetto correlato,  che presuppone la capacità di “sentire” ciò che l’altro sente. Una sorta di comunicazione e scambio che non può stabilire alcun contatto se non si indossano i “panni” dell’altro nel tentativo di comprenderlo. Ascoltare è diventare chi si ascolta. La maggior parte delle persone invece aspetta  più o meno in silenzio, di dire la propria. L’ascolto è  fondamentale per creare una “connessione” con l’altro. Un aspetto che non va in alcun modo trascurato è quello legato anche alla  professione medica, dove  l’ascolto del paziente è fondamentale per comprenderne esigenze, obiettivi e stati d’animo. Il medico e chirurgo plastico che non si metta in “ascolto” -in modo autentico ed interessato- della richiesta di un paziente,  non saprà cogliere le istanze più profonde legate alla richiesta di un cambiamento che raramente è domanda  di cambiamento puramente “estetico”.

La comunicazione parte non dalla bocca che parla ma dall’orecchio che ascolta.

I muscoli più piccoli del corpo umano, sono nelle orecchie. Per questo dobbiamo allenarci molto per imparare ad ascoltare. E chi non può ascoltare per via di un deterioramento? Un secondo aspetto che ritengo fondamentale evidenziare  è che anche  un deficit acustico può condurre ad un drastico peggioramento della qualità della vita. Ed il primo passo è proprio l’accettazione psicologica del problema. E’ fondamentale che una persona prenda coscienza di una condizione che spesso costringe gli interlocutori a ripetere più e più volte parole o concetti. Impossibile andare ad un concerto, a teatro, o guardare un film immaginando di non poter ascoltare ciò che va in scena. Oltre all’ipoacusia legata all’età i fattori di rischio sono: fumo, abuso di alcuni farmaci, ipertensione, aterosclerosi e l’esposizione protratta negli anni a rumori intensi. I dati sul problema in Italia sono allarmanti.  Al 19° FIA, il Congresso triennale degli Audioprotesisti che si è tenuto recentemente a Rimini, sono stati presentati i dati dell’indagine EuroTrak Italia, sondaggio che ha messo in luce le criticità legate ai disturbi uditivi, e soprattutto alla loro percezione psicologica. Oltre quindicimila italiani hanno partecipato alla ricerca. Il dato che emerge è che il 12,1% della popolazione italiana presenta disturbi all’udito, ma che l’adozione di dispositivi per il recupero della capacità sensoriale, pur essendo in aumento, è ancora sotto il 30% (29.5%). Significa che il 70% delle persone con disturbi uditivi ad oggi non è trattata e il motivo è insito in vecchi stereotipi mai superati.

A differenza della vista, il calo dell’udito è vissuto molto spesso come uno stigma, qualcosa di cui vergognarsi. È un mondo in genere sconosciuto o ritenuto deprimente e simbolo di vecchiaia.  La verità è che se non adeguatamente corretti i deficit uditivi portano all’isolamento sociale fino ad arrivare alla degenerazione cognitiva”. A sostenerlo è  Barbara Zancan, Ceo di Sivantos Italia, azienda multinazionale leader nella produzione e distribuzione di apparecchi acustici che con il suo brand Signia ha appena presentato Styletto, un prodotto destinato a rivoluzionare l’immagine degli apparecchi acustici nel mondo coniugando design, high tech ed eleganza. Perché oggi la bellezza viene ricercata e apprezzata anche nei dispositivi acustici, che vengono realizzati con design che li fanno assomigliare molto di più a monili  come orecchini, che non ad un apparecchio acustico.

La parola si soddisfa nell’ascolto dell’Altro. La mia parola è riconosciuta solo quando viene ascoltata.
(Massimo Recalcati)

Aiutare le persone portatrici di deficit uditivi dal punto di vista psicologico evita il rischio di  rinunciare ad aspetti molto rilevanti legati sia alla vita professionale,  che alla qualità della propria vita interiore ed anche di relazione. In caso contrario le ricadute psicologiche possono essere rilevanti.: stress, stanchezza, ansia, tristezza, e isolamento sociale sono i sintomi che si evidenziano frequentemente in caso di perdita dell’udito. Più in generale vale la regola che permettere ad ogni persona di sentirsi  ascoltata e compresa, permette di recuperare  capacità di comunicare, stare in relazione, riconoscersi ed appartenere ad un sistema oltre che  autostima e  gioia di vivere”.

Parlare è un bisogno. Ascoltare è un’arte
(Goethe)

Dott.ssa Stefanati Elisa

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Dott.ssa Stefanati Elisa

Psicologa, psicoterapeuta e giornalista

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