Gli ultrasuoni microfocalizzati: ringiovanire viso, collo e décolleté con la medicina rigenerativa

Autore: Dott. Bovani Bruno

Del: 01/08/2015

Gli ultrasuoni microfocalizzati rappresentano, nel campo della Medicina estetica, una grande innovazione sotto moltissimi punti di vista.

Come chirurgo plastico, venivo già da un’esperienze pregresse per il trattamento delle lassità del volto mediante metodiche non invasive, che mi hanno permesso di tastarne la bontà, afferma il Dott. Bruno Bovani.

Gli ultrasuoni si pongono come il punto di arrivo e l’evoluzione massima delle metodiche non chirurgiche, poiché consentono di rimanere in ambito di trattamenti non invasivi, ripetibili e privi di tempi di convalescenza, tipici dell’atto chirurgico, ma con la certezza di risultati efficaci ed ottimali.

 Va anche sottolineato secondo il Dott. Bovani come in determinati casi gli ultrasuoni microfocalizzati rappresentino, oggi, l’unico trattamento praticabile. Pensiamo, ad esempio, a chi, in seguito ad un forte dimagrimento o semplicemente per un marcato invecchiamento dei suoi tessuti, è soggetto ad un forte rilassamento del profilo del viso e del collo. Non esistono al momento altre tecniche in grado di ottenere un valido riposizionamento dei tessuti, soprattutto senza fare ricorso a materiali d’impianto che non tutti accettano di buon grado.

 Nella scala dei diversi trattamenti per trattare le lassità del volto, gli ultrasuoni microfocalizzati si inseriscono infatti come connubio tra l’utilizzo degli ultrasuoni e l’impiego di una diagnostica ecografica, quindi effettuata anch’essa con ultrasuoni, di qualità molto elevata.

Ciò, come spiega il Dott. Bovani, ha determinato un grosso balzo in avanti: non più un trattamento standard e standardizzato per qualsiasi esigenza ma personalizzato, ossia cucito addosso al paziente mediante un’analisi approfondita dello stato reale dei suoi tessuti e, di conseguenza, un’ottimizzazione del trattamento.

Questo richiede necessariamente un’approfondita preparazione tecnica del medico che pratica il trattamento con ultrasuoni microfocalizzati, ed è per questo che si consiglia sempre di accertarsi  che il professionista a cui ci si sta affidando abbia ottenuto un’adeguata formazione specifica.

 Oltre a ciò, oggi si deve tenere conto che la tecnologia ha veramente raggiunto risultati un tempo neppure ipotizzabili, ma ciò richiede una particolare attenzione da parte dell’operatore perché le aree che si vanno a trattare mediante gli ultrasuoni microfocalizzati presentano strutture nervose e vascolari molto delicate. E’ per questo che - prosegue il Dott. Bovani - reputo indispensabile, oltre a conoscenze molto chiare dell’anatomia umana, utilizzare esclusivamente macchinari dotati di un ecografo che in tempo reale “vede” dove si sta praticando il trattamento.

 Quanto appena affermato costituisce un vantaggio oggettivo innanzitutto perché permette di agire al riparo da rischi poiché sappiamo dove stiamo erogando la nostra energia tramite gli ultrasuoni microfocalizzati e su quali tessuti stiamo lavorando. In secondo luogo, continua il Dott. Bovani, la guida ecografica consente di selezionare dettagliatamente le aree interessate, raggiungendo in tal modo il miglior risultato possibile con la tecnologia messa oggi a disposizione, sempre in totale assenza di convalescenza o di potenziali effetti collaterali inattesi.

Gli ultrasuoni microfocalizzati spiega il Dott. Bovani, consentono di trattare alcune   particolari aree del nostro viso e del décolleté che fino ad oggi rappresentavano un “punto dolente” nella medicina estetica. La lassità del contorno occhi e in particolare delle palpebre, ad esempio, è sempre stata una prerogativa dei chirurghi plastici. Oggi invece grazie alla metodica degli ultrasuoni microfocalizzati non si raggiungono risultati paragonabili a quelli di un intervento chirurgico, ma è possibile ottimizzare interamente lo sguardo del paziente e dare uno stop ai segni dell’avanzare del tempo.

 Per esempio, continua il Dott. Bovani, il trattamento delle palpebre con gli ultrasuoni microfocalizzati prevede una durata di 10-15 minuti per regione palpebrale.  Durante la seduta avviene una tonificazione della cute della palpebra inferiore, di quella superiore e del sopracciglio, con una riduzione della lassità e un miglioramento del tono della cute in modo indolore e rapido. Gli effetti saranno visibili dopo circa 1-2 mesi e si protrarranno ancora per i successivi 6-8.

Dopo circa un anno dal trattamento, continua il Dott. Bovani, i risultati si stabilizzano e da quel momento in poi sarà possibile ripetere il trattamento o scegliere soluzioni di altra natura.

 La tecnologia degli ultrasuoni microfocalizzati viene utilizzata anche per il trattamento del décolleté, un’area considerata finora piuttosto problematica per i chirurghi plastici, dal momento che i risultati non sempre erano ottimali e, allo stesso tempo, si presentavano effetti post-trattamento importanti. Anche in questo caso, prosegue il Dott. Bovani, l’arrivo degli ultrasuoni microfocalizzati ha segnato una svolta: il trattamento avviene con un fastidio ben sopportabile, senza alcun segno collaterale o disturbo successivo.

 Il risultato?

Un miglioramento complessivo delle qualità dei tessuti, grazie alla produzione di nuovo collagene, e, conseguentemente, la riduzione di quelle fastidiose linee che spesso segnano il decolleté delle donne.

 Possiamo affermare quindi che gli ultrasuoni microfocalizzati costituiscono senza alcun dubbio l’ultima frontiera nel campo della Medicina e Chirurgia plastica, all’interno di un’area disciplinare definita medicina rigenerativa.

Come illustra il Dott. Bovani, l’impiego degli ultrasuoni in medicina è in realtà conosciuto e praticato da diversi decenni; fino a qualche tempo fa, però, non si sapeva che si tratta di una tecnologia in grado di “liftare” i tessuti con un trattamento privo di effetti collaterali, ripetibili all’infinito (in quanto innescanti una neo-collagenesi), ed effettuabile tranquillamente durante tutto l’arco dell’anno.

Gli ultrasuoni microfocalizzati si identificano perciò come la soluzione ottimale per chi non ritiene ancora opportuno effettuare un lifting tradizionale mediante intervento chirurgico ma, al tempo stesso, sente l’esigenza di apportare un buon ringiovanimento ai propri tessuti. Ciò è possibile, oggi, proprio grazie agli ultrasuoni microfocalizzati che sfruttano le capacità rigenerative endogene del nostro organismo.

 Come lavora nello specifico la tecnologia degli ultrasuoni microfocalizzati?

 Gli ultrasuoni microfocalizzati, posti a contatto con i tessuti interessati, innescano una reazione che sprigiona calore. La seduta ha una durata di circa un’ora/un’ora e mezzo e non prevede tempi di riposo, permettendo così al paziente di tornare subito ai propri ritmi di vita.

 La filosofia offerta dalla metodica degli ultrasuoni microfocalizzati, spiega il Dott. Bovani, si muove quindi verso una nuova frontiera della medicina estetica, denominata medicina rigenerativa, che si focalizza sulla riattivazione di meccanismi “sopiti” del nostro organismo (in questo caso si fa riferimento alla produzione di fibre di collagene), stimolabili attraverso gli ultrasuoni con risultati molto più efficaci ed evidenti rispetto al passato.

E’ bene sottolineare che, proprio perché parliamo di un meccanismo di innesco e di rigenerazione dei tessuti cutanei, gli ultrasuoni microfocalizzati non aggiungono alcuna sostanza estranea al nostro derma, ma semplicemente “riaccendono un motore”, ovvero riattivano la rigenerazione del tessuto sottocutaneo. Non va però dimenticato, come ricorda il Dott. Bovani, che proprio perché si tratta di medicina rigenerativa l’entità dei risultati ottenibili dipende dai meccanismi biologici del nostro organismo e dalla loro condizione: più abbiamo maltrattato il nostro corpo, più i risultati saranno lunghi a comparire e difficoltosi.

 Pertanto, conclude il Dott. Bovani, il paziente che si sottopone ad un trattamento con ultrasuoni microfocalizzati deve essere consapevole del fatto che i risultati non si esplicano immediatamente ma a distanza di 1-2 mesi dalla seduta operata e che si protraggono per circa 6-8 mesi, con una durata massima di circa 12 mesi, al termine dei quali gli effetti del trattamento vanno progressivamente ad esaurirsi. 


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