Medicina estetica e stress solare

Medicina estetica e stress solare


Lun 28/09/2020 | Dott. Lucio Tunesi

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La stagione estiva è sempre quella più “viva”: il sole, i colori, le vacanze, le belle giornate e le lunghe serate passate all’aperto che a volte vorremmo prolungare all’infinito. Quando finisce però, oltre a tanti bei ricordi e ad una bella abbronzatura, ci accorgiamo che la pelle ha bisogno di cure, perché appare più secca, e il colorito dorato pian piano si spegne: deve essere rivitalizzata.

Il sole ha notevoli influssi positivi sul nostro organismo: migliora l’umore, regola il ritmo sonno veglia e stimola l’attivazione della vitamina D, indispensabile per fissare il calcio nelle ossa e prevenire problematiche come l’osteoporosi. L’esposizione al sole aiuta anche in alcune manifestazioni cutanee come la dermatite seborroica, che in estate spesso va incontro ad una fase di miglioramento.

D’altra parte però, i raggi ultravioletti (UV) sia naturali che artificiali (ad esempio le lampade abbronzanti) sono in grado di penetrare nella cute anche in profondità, e indurre nell’organismo la produzione di sostanze note come ROS, che sta per radicali liberi dell’ossigeno. I ROS sono molecole altamente reattive, che interagiscono con il DNA delle cellule dell’epidermide e del derma (rispettivamente cheratinociti e fibroblasti) causando quello che viene chiamato “stress solare”.

Lo “stress solare” si manifesta con diversi sintomi, quali, ad esempio, la comparsa di eritemi e zone di iperpigmentazione (macchie solari), la perdita progressiva di elasticità della cute, che si traducono in un precoce invecchiamento della pelle; essi caratterizzano il fenomeno conosciuto come fotoaging, ossia il processo di invecchiamento cutaneo causato dall’esposizione cronica al sole.

Per evitare che i raggi UV creino dei danni irreversibili alla pelle, la soluzione non può essere quella di evitare l’esposizione al sole, tranne nei rari casi in cui sono presenti particolari malattie della pelle, ma bensì quella di esporsi al sole in maniera intelligente. Questo vuol dire controllare tempi e orari di esposizione, utilizzare creme con filtro protettivo adatto al proprio fototipo di pelle, e curare l’epidermide il più possibile con una sana alimentazione e creme idratanti, nutrienti e protettive.

 

Radiazioni ultraviolette: le differenze tra UVA e UVB


I termini “raggi UVA o UVB” sono spesso utilizzati anche nel gergo comune, ma spesso non si conosce a fondo quali di queste radiazioni siano le più “pericolose” e quale sia la differenza tra le due. I raggi solari le contengono entrambe, ma sulla superficie terrestre arrivano in modo diverso a seconda del loro potere di penetrazione. Analogamente, sull’epidermide producono effetti diversi dipendenti dalla loro differente energia.

I raggi UVA sono a più bassa energia ma più alto potere penetrante. Riescono ad attraversare le nuvole e il vetro, e a penetrare nella pelle in profondità, superando l’epidermide e arrivando al derma, la parte di tessuto connettivo. Nel derma inducono la produzione di radicali liberi e interagiscono con i fibroblasti rallentando la produzione di collagene, una proteina che ha un ruolo fondamentale nel mantenimento della compattezza e dell’elasticità della pelle. I radicali liberi favoriscono l’invecchiamento cellulare e cutaneo in generale.

A differenza delle radiazioni UVB, che hanno invece più energia ma più basso potere penetrante, le UVA non creano effetti immediatamente visibili sulla cute. Responsabili di abbronzatura, così come di scottature ed eritemi sono invece gli UVB, che hanno però un potere penetrante più basso. Riescono ad attraversare l’epidermide, ma non arrivano al derma. Le UVB sono anche più schermate, perché non riescono ad attraversare le nuvole e di conseguenza riescono a raggiungere la superficie terrestre in percentuale minima.

La radiazione solare in grado di raggiungere la nostra pelle è quindi composta per la maggior parte da UVA (circa il 95%) e per una minima parte da UVB (circa il 5%). Le creme solari protettive hanno un filtro maggiore verso gli UVB per evitare scottature, ma un buon prodotto deve avere comunque anche una protezione anti-UVA, che in genere dovrebbe essere almeno un terzo di quella anti-UVB.

Non dimentichiamo inoltre che anche la crema idratante giorno che si applica quotidianamente in tutte le stagioni dovrebbe prevedere un filtro protettivo anti-UVA e UVB, perché la radiazione solare, anche se meno intensa, è comunque in grado di danneggiare la pelle.

 

Lo “stress solare” e il fotoaging: il ruolo dei radicali liberi dell’ossigeno (ROS)


Lo “stress solare” è causa e sinonimo di fotoaging, termine con il quale ci si riferisce all’invecchiamento cutaneo causato dalla cronica esposizione al sole. Gli effetti del fotoaging sono principalmente un aumento della secchezza e della ruvidità della pelle al tatto, insieme alla comparsa di tipiche rughe chiamate attiniche o “da tramatura cutanea”: la pelle assume un aspetto che sembra sgualcito, come una pergamena. Un ruolo significativo nell’invecchiamento cutaneo causato dallo stress solare lo hanno i cosiddetti ROS, ossia i radicali liberi dell’ossigeno. 

I radicali liberi sono molecole instabili e altamente reattive, che vengono prodotte dall’organismo anche in condizioni fisiologiche, come prodotto della respirazione aerobica cellulare. Ci sono però alcune situazioni che inducono la produzione degli stessi, quali possono essere un’attività fisica molto intensa, o fattori come il fumo di sigaretta e per l’appunto le radiazioni ultraviolette.

Lo “stress solare” è causa quindi di “stress ossidativo”: i raggi UVA e UVB inducono la produzione di radicali liberi, aumentando i livelli di quello che viene definito “stress ossidativo” nell’organismo, il quale è espressione diretta di un accumulo di radicali liberi. Quando si accumulano, i radicali liberi possono produrre danni alle cellule, interagendo con il loro DNA. Le conseguenze possono culminare nel fotoaging, con comparsa dei tipici segni dell’invecchiamento cutaneo, partendo da eritemi e dermatiti, per arrivare, in alcuni casi, all’insorgenza di tipici tumori della pelle. Il nostro organismo possiede un sistema enzimatico efficiente in grado di neutralizzare i radicali liberi, così come gli antiossidanti naturali contenuti in alcuni cibi possono aiutare, ma quando essi si accumulano favoriscono l’invecchiamento cellulare e cutaneo.

 

Medicina estetica per migliorare gli effetti dello “stress solare”


Attualmente la medicina estetica mette a disposizione tecniche sempre meno invasive per contrastare i danni derivanti dallo stress solare e per attenuare le rughe e gli altri segni dell’invecchiamento. Fermo restando che la prevenzione è la cosa più importante, esistono trattamenti non invasivi o mini invasivi quali ultrasuoni microfocalizzati, laser o filler a base di acido ialuronico, che migliorano l’aspetto della pelle con risultati estremamente naturali.

Per incrementare l’idratazione cutanea e stimolare la produzione di nuovo collagene la tecnica più usata in medicina estetica è quella dei filler iniettivi. Come biorivitalizzanti, sono particolarmente usati acido ialuronico, vitamine ed antiossidanti. I filler a base di acido ialuronico sono anche fondamentali per riempire le rughe e ripristinare i normali volumi del volto.

Per attenuare o eliminare le macchie solari si ricorre spesso a trattamenti che si valgono delle moderne tecnologie laser, o in alternativa di peeling chimici. In questo caso prima di procedere con qualsiasi correzione è importante valutare clinicamente la macchia per stabilire natura e origine della stessa, perché alcuni tipi di tumori della pelle potrebbero essere inizialmente simili a macchie. La consulenza del medico specialista è quindi fondamentale per stabilire la possibilità di effettuare o meno il trattamento. 

Gli ultrasuoni microfocalizzati sono invece utilizzati in un protocollo non invasivo. Essi riescono a raggiungere il derma e a stimolare la produzione di nuove fibre collagene, migliorando tono, compattezza ed elasticità della pelle.

 

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